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Vicina la conclusione della campagna elettorale: le dichiarazioni di Calabrò

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calabròfeliceA poche ore dalla chiusura definitiva della sua campagna elettorale, in vista del ballottaggio che potrebbe confermare la sua vittoria, così come al primo turno, o ribaltare completamente la situazione a favore dell’altro candidato, Renato Accorinti, Felice Calabrò tira le somme: «Siamo arrivati alla fine di una corsa entusiasmante iniziata più di due mesi fa. Se mi volto indietro — scrive in una nota — mi sembra trascorso un attimo e anche la stanchezza accumulata in questi giorni frenetici svanisce al pensiero di quanta gente ho incontrato, ho ascoltato, di quante ore passate con i messinesi mi hanno reso più forte e determinato. So che ci sono ancora tante storie da ascoltare, tante persone che hanno tantissimo da dire e da proporre e che amano questa città e vorrei averle incontrate tutte e se ho un’amarezza è proprio questa. Queste settimane di campagna elettorale però mi hanno dato la certezza che, se dovessi essere Sindaco, non sarei mai solo nell’affrontare i problemi e nel trovare le soluzioni. Le più grandi risorse di questa città le ho scoperte per strada, nei villaggi, nei rioni, nelle parrocchie, nelle piazze, nelle scuole».

E nel ricordare le esperienze vissute durante i mesi di campagna elettorale, Calabrò non dimentica di fare un sunto di quello che è il suo programma e di quelle che sono le problematiche che affronterà se riuscirà a guadagnare la poltrona di Primo Cittadino. Il primo tema affrontato è quello del dissesto: «Sin dall’inizio un fatto è stato chiaro per me ed ha costituito la direttiva di ogni mio intervento e progetto per il futuro di Messina: questa città non merita il dissesto. Certo, sarebbe facile scegliere la scorciatoia più comoda per un amministratore, lavarsi le mani scaricando ogni responsabilità su altri e lasciare che siano tre commissari a occuparsi delle cose negative. Ma da messinese e da politico responsabile — scrive — non consentirò che si perda un solo posto di lavoro, che vengano tagliati i servizi essenziali, l’assistenza anche ad un solo cittadino, che i fornitori si vedano ridotti i loro crediti, che siano le classi più deboli,  a pagare per incapacità di altri. Non lascerò che Messina scivoli verso il dissesto, non me lo perdonerei mai. Il dissesto equivale alla perdita di centinaia di posti di lavoro, quelli dei precari che da anni aspettano certezze e che si troveranno la porta chiusa ad ogni tipo di risposta. Voglio ricordare che con il dissesto non si può neanche ipotizzare un Piano di stabilizzazione. E ancora non saranno garantiti i servizi essenziali, e questo significherà un aumento delle povertà in una città già attraversata da una crisi devastante. Le piccole imprese che aspettano da anni il pagamento per i servizi resi si vedranno dimezzare i crediti, con conseguenze inimmaginabili per chi ha bisogno di ossigeno per stare sul mercato. Il Comune non potrà partecipare ai bandi di gara nei quali è previsto il cofinanziamento dell’Ente locale. A catena tutto il sistema economico ed il terzo settore entreranno in una spirale senza uscita. Noi messinesi oggi abbiamo un compito: ricostruire. Il nostro impegno è per il presente e per il futuro. Da amministratori faremo quell’operazione verità sui conti che era stata annunciata dal commissario Croce all’atto del suo insediamento e che, per svariati motivi, non è stata portata a termine. Accerteremo l’effettiva entità delle somme, perché nessuno, in nessuna sede competente, può giocare con la pelle dei messinesi. Qui c’è qualcuno che le carte le sa guardare bene, ve lo assicuro, i conti li sa fare, e non si fa spaventare da allarmismi o dichiarazioni ambigue. Qui c’è qualcuno che si rimboccherà la maniche e con l’aiuto di tutti porterà Messina in salvo».

E Calabrò insiste anche sul riottenimento dei poteri speciali: «Per tutta la campagna elettorale ho utilizzato il termine “noi” e non l’ho fatto per slogan, ma perché è l’unica strada da percorrere. Serve il contributo di tutti, dal singolo cittadino che deve cambiare mentalità agli amministratori che devono dare l’esempio. Il sindaco non è il primo cittadino, è l’ultimo cittadino ed io voglio essere questo per Messina. Batterò i pugni per ottenere i poteri speciali, perché il nostro è diventato uno strano Paese, dove per realizzare le cose normali devi avere poteri speciali. Senza i poteri speciali non potremo iniziare quel che abbiamo in mente per la mobilità, per liberare la rada San Francesco dalle navi, completare l’approdo di Tremestieri, ma neanche per poter intervenire sul fronte della messa in sicurezza del territorio e del dissesto idrogeologico. Per cambiare Messina avremo bisogno dell’apporto di tutti, dalla Regione Sicilia ai nostri parlamentari, di qualsiasi colore politico essi siano. Stiamo raccogliendo le firme dei messinesi ma questo non basta, non può bastare se poi al nostro coro non si aggiungono i consiglieri comunali, i deputati regionali e nazionali, le altre forze politiche. Questa non è la battaglia di Felice Calabrò, è la battaglia di tutti i messinesi per trasformare Messina non in una città normale ma in una città speciale».

Non dimentica neanche gli “ultimi”, anzi fa un elenco di quelle che sono le categorie che vanno aiutate e supportate in questo particolare momento di crisi: «Il primo dovere di un sindaco è difendere gli interessi della città accanto agli ultimi che sono gli assistiti dei servizi sociali, ma anche i precari che operano in quel settore. Gli ultimi sono gli abitanti dei villaggi che non hanno garantiti i servizi essenziali, dal trasporto pubblico ad un’efficiente raccolta rifiuti, gli ultimi sono i disoccupati, i cassintegrati, le famiglie che non hanno più alcuna rete di sostegno se non quella del mondo del volontariato, gli ultimi sono i bambini che non hanno spazi per crescere e scuole dignitose, i giovani delle zone a rischio e quelli che finiti gli studi dovranno andar via. Gli ultimi sono i commercianti costretti a chiudere le saracinesche e licenziare i dipendenti, gli imprenditori soffocati da un sistema che non aiuta la loro voglia di scommettersi, gli artigiani che non hanno più nessuno cui tramandare la loro arte, gli anziani senza e i diversamente abili senza assistenza,  quanti hanno perso il posto a 50 anni e non hanno più speranze di rientrare nel mercato del lavoro. Gli ultimi sono i lavoratori delle mille vertenze cittadine, dalla Triscele alla Sicilia Limoni, all’Ente Fiera, fino ai dipendenti, alle maestranze ed agli orchestrali del Teatro Vittorio Emanuele. A tutti questi ultimi dobbiamo guardare per dare risposte. Il Comune non crea lavoro, ma ha il dovere di creare opportunità ma per farlo c’è una sola strada ed è quella di evitare il dissesto. Riaccendendo il motore della macchina comunale riprenderemo a camminare e poi anche a correre».

«A conclusione di questa campagna elettorale voglio ringraziare quanti hanno corso insieme a me, dallo staff agli amici della coalizione, agli assessori designati, a chi ci ha sostenuto anche solo inviando una mail con una proposta o un suggerimento, a chi ho incontrato e a chi avuto la pazienza di aspettarmi quando in questi incontri arrivavo in ritardo. Grazie a chi ha creduto in questo progetto e continuerà a farlo. Ma un grazie particolare lo voglio fare alla mia famiglia — conclude Calabrò —, a mia moglie Mariella, ai miei figli, a quegli affetti che ho dovuto mettere in secondo piano ma che so che avrò sempre accanto. Senza di loro non sarei né quello che sono oggi né l’amministratore che voglio essere».

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