Covid. Nessuna misurazione della temperatura a Palazzo Zanca: la denuncia dei consiglieri

Foto frontale del Municipio di MessinaPalazzo Zanca «porto di mare», i cittadini entrano senza che gli venga misurata la temperatura e senza che gli venga chiesto di registrarsi, il tutto da un unico portone di ingresso: è quanto evidenziato durante l’ultima Seduta dell’VIII Commissione Consiliare dedicata, appunto, all’attuazione dei protocolli di sicurezza anti coronavirus previsti al Comune di Messina.

La questione era già stata segnalata qualche giorno fa dal consigliere comunale Salvatore Sorbello, che chiedeva di disporre la misurazione della temperatura per chi debba entrare al Municipio, oltre agli accessi limitati. Alla discussione in Aula – ha riportato il presidente dell’VIII Commissione e consigliere comunale Giandomenico La Fauci – era stata invitata la dirigente alla Sicurezza Stabili Comunali Antonella Cutroneo, che però non ha partecipato alla Seduta.

«Un porto di mare – ha commentato La Fauci una volta conclusi i lavori. Sento il dovere, da consigliere e da cittadino,  di utilizzare un’affermazione forte per stimolare l’Amministrazione. Palazzo Zanca deve, assolutamente, iniziare a rispettare i protocolli di sicurezza per dipendenti e cittadini».

Questo, infatti, quanto evidenziato in Commissione e riportato consigliere  Giandomenico La Fauci circa le misure di sicurezza anti-covid a Palazzo Zanca: «I cittadini che si recano, per usufruire dei vari servizi comunali, a Palazzo Zanca non vengono registrati e non è presente un termoscanner per la misurazione della temperatura. Il personale presente non è in numero adeguato a controllare la massa presente. Il pubblico viene dirottato verso un unico ingresso, quello principale, mentre quelli secondari sono chiusi. Questo, probabilmente, nasce dalla carenza del personale addetto al controllo ma cozza con il rispetto dei protocolli e delle linee guida».

«L’invito che mi sento di fare al sindaco Cateno De Luca – conclude il consigliere di Ora Messina –, allora, è quello di polemizzare meno e comprendere meglio le difficoltà del palazzo comunale. La battaglia contro lo smart working non serve a nulla, dovrebbe anzi essere agevolato in modo da non costringere i dipendenti (quelli che chiaramente possono lavorare da remoto) a presentarsi in un luogo che, al momento, non garantisce le minime misure di sicurezza».

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