Foto dell'ospedale Policlinico di Messina

Chiude il progetto “Autismo 0-90”, Azione Sicilia: «Ennesimo fallimento»

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Chiude il progetto “Autismo 0-90” ospitato dal Policlinico di Messina. Il progetto si occupava della riabilitazione dei minori, mirando all’integrazione e alla crescita delle attività clinicoriabilitative, didattiche e di ricerca scientifica riguardanti il Disturbo di Spettro Autistico.

I dirigenti regionali di Azione Sicilia, Mario Galluppi di Cirella ed Eleonora Urzí Mondo,  parlano di «ennesimo fallimento di un sistema che non valorizza servizi eccellenti ed essenziali».

Chiude “Autismo 0-90” ospitato al Policlinico di Messina

Già a maggio si parlava di una possibile chiusura perché il Policlinico non aveva rinnovato il contratto dei terapisti. In quella occasione, Bernardo Alagna direttore generale dell’Asp di Messina, aveva assicurato il prosieguo del progetto Autismo 0-90. L’Asp, infatti si sarebbe fatta carico dei costi della terapia per i piccoli pazienti.

Adesso però il progetto è stato chiuso definitivamente. «Ancora una volta – continua la nota di Azione Sicilia – assistiamo inermi alla fine di un percorso virtuoso che, invece di trovare un prosieguo naturale, dati i risultati conseguiti negli anni, giunge al capolinea. Con la fine della riabilitazione per i minori con diagnosi dello spettro autistico e dello sviluppo che, sino ad ora era stata ospitata dal Policlinico Universitario, si gettano alle ortiche 9 anni di lavoro e professionalità, facendo sí che terapisti competenti, eccellenze di cui la nostra città dovrebbe farsi vanto, non potranno più seguire i propri piccoli pazienti. Parliamo di minori che in questi anni hanno trovato, dapprima in PRIMA PIETRA e poi in Autismo 0-90, il supporto necessario per un percorso riabilitativo qualificato e competente.

Operatori altamente specializzati tra pedagogisti, psicomotricisti, logopedisti, psicologi di altissimo profilo e che in questi anni hanno affinato le proprie skills per seguire precise tipicità.  Come si può pensare di togliere ai bimbi e alle famiglie questa chance? Semmai andrebbe implementata per rendere il servizio più ampio e allargarlo ad un numero maggiore di pazienti.

Non è concepibile che ancora si  continuino a collezionare debacle i cui danni vengono vissuti da lavoratori e cittadini. Non è tempo e modo di palleggiare in modo disfunzionale, rimbalzando responsabilità e appellandosi alla carenza di fondi e di competenze: si sarebbe dovuto fare prima e non si è fatto. Punto. E qualcuno deve trovare una soluzione per evitare che questa situazione diventi definitiva. I minori che avevano avuto accesso al percorso, grazie ad una proroga, hanno potuto portare a termine i 9 mesi previsti dal ciclo, ma con la fine di questo progetto, la stessa opportunità non viene data anche ad altri. Ed è un assurdo visti gli ottimi risultati raggiunti dall’equipe in questi anni

È giusto che la clinica si occupi dell’aspetto che la riguarda direttamente e che gli attori impegnati nella riabilitazione facciano lo stesso in un rapporto sinergico tra le parti che conduca il caregiver familiare a non rimanere spaesato e disperso dopo la diagnosi.

Bisogna distribuire equamente la competenza tra diagnostica e riabilitazione fra clinica e Asp? Si proceda. Va rivista la pianta organica del Policlinico? Si faccia. La Regione deve intervenire in qualche modo per consentire l’erogazione di un servizio che è assolutamente fondamentale? Non perda tempo. L’immobilismo rassegnato del “così è se vi pare” non è concepibile a fronte di un bisogno così fortemente pressante per un territorio la cui richiesta è notevole.

Se esiste – concludono – la possibilità di garantire a dei bambini con fragilità un supporto qualificato, seguendo un percorso che si è già dimostrato virtuoso, quel che indubbiamente va fatto è migliorare e implementare un servizio (certamente perfettibile) distribuendo in modo adeguato le responsabilità e le competenze tra chi ne ha e non sovraccaricando un player piuttosto che un altro attribuendogli mansioni non proprie, a suon di proroghe a tempo. La soluzione non può essere, però, ovviamente, cassarlo facendo perdere risorse e possibilità alle famiglie del territorio».

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