Referendum, parola agli sconfitti. I commenti di Eller, Russo, Quero e D’Alia

Il risultato del referendum non cambierà la Costituzione, ma sconvolgerà senz’altro i futuri equilibri politici. Dopo la vittoria del No,  Matteo Renzi ha preferito fare un passo indietro lasciando la carica di presidente del Consiglio. Al momento però il presidente della Repubblica Mattarella ha congelato le dimissioni del premier che potrebbero avere validità dopo l’approvazione della legge di bilancio.

La scelta di Renzi  avrà senz’altro ripercussioni anche a livello regionale e locale. La Sicilia è stata tra le regioni italiane con il maggior numero di elettori contrari alla riforma costituzionale. A Messina il fronte del No ha addirittura toccato quota 70%. Una presa di posizione netta della città che potrebbe mettere in crisi il Pd, chiamato adesso a ricomporsi dopo la delusione referendaria e ridisegnare il proprio futuro politico.

Eller VainicherA 48 ore dal referendum abbiamo raccolto le impressioni di chi ha sostenuto la campagna a favore del Si durante la propria attività politica. L’assessore al Bilancio Luca Eller ha sostenuto la riforma costituzionale trovandosi in totale disaccordo con il sindaco Accorinti e parte della Giunta. Eller, da sempre vicino a Renzi, ha però preferito mantenere il silenzio esternando il suo pensiero solo con un breve post su Facebook. Le critiche sono tutte accettabili se hanno un senso compiuto e considerano la equità sociale e la sostenibilità finanziaria (oltre ad altro)… ma sono i fatti che danno il senso e qualificano un’azione di governo… mi sembrano performance e risultati importanti che altri, buoni solo a dire no, neanche #SIsognerebbero.

Antonella RussoAccetta il risultato anche il capogruppo Pd al Consiglio comunale Antonella Russo, pronta però a contribuire al rilancio del partito. “Al momento è impossibile prevedere il futuro – spiega Russo – a Messina con il Congresso di febbraio si potrà delineare il nuovo corso. L’esito del referendum è stato chiarissimo, il popolo ha optato per il No perché non ha accettato la riforma o forse non l’ha capita fino in fondo. Renzi ha comunque raccolto il 40% dovendo fronteggiare la corazzata formata dai gruppi politici contrari alla riforma. Credo abbia fatto bene a dimettersi, si è trattato di un atto doveroso preceduto da un discorso da vero leader con cui ha dimostrato di non essere attaccato alla poltrona e di essere democratico nell’anima. Una mossa apprezzata anche dall’opposizione”.

Tuttavia, per Antonella Russo il Pd non esce con le ossa rotte. “Continueremo le nostre lotte riformistiche, bisogna dare alternative al No. Tutti siamo d’accordo che è necessario cambiare, adesso vedremo i partiti vincitori cosa faranno. Salvini, Berlusconi, i 5 Stelle avranno onori ma anche oneri e dovranno dare delle risposte. Lo spirito riformatore dev’essere accelerato anche se forse passeranno altri trent’anni prima di trovare l’accordo per modificare la Costituzione.  Eravamo conviti che questa riforma migliorasse il Paese e abbiamo tentato di spiegarlo alla gente. La riforma avrebbe potuto modernizzare il sistema. Il Pd c’è, abbiamo voglia di continuare a dare il nostro contributo. Viva la democrazia”.

palanoqueroTra i più attivi a favore del Sì il presidente della IV Circoscrizione Francesco Palano Quero che invita a fare una seria autocritica davanti agli errori commessi. “Si è trattato chiaramente di un referendum politico, averlo personalizzato troppo ha senz’altro influito nelle votazioni. E’ una riforma promossa dal governo dopo un ampio confronto con le varie forze politiche, compresa Forza Italia che si è poi tirata fuori. Durante la prima fase della campagna elettorale Renzi ha ritenuto opportuno ascrivere a sé il risultato del referendum, penso che sia stato un errore. La gente non si è soffermata troppo sull’aspetto tecnico della riforma, ma ha preferito valutare l’operato del governo e pronunciarsi sulla possibilità di mandare a casa il premier, questa ha chiaramente influenzato le votazioni. La classe dirigente del Pd, alla luce delle scelte dei siciliani, deve senz’altro fare autocritica. Se in Sicilia si raccoglie il 10% in meno rispetto alle altre regioni c’è evidentemente un problema. La futura linea politica del partito dev’essere oggetto di una profonda riflessione”.

gianpiero d'aliaTra i gruppi che hanno sponsorizzato la riforma c’è anche Centristi per la Sicilia, in prima linea nella campagna per il Si al referendum. L’ex ministro Gianpiero D’Alia accetta il verdetto, ma sottolinea i disagi a cui la nazione andrà incontro dopo le dimissioni di Renzi. “Bisogna prendere atto del voto degli italiani – ha spiegato D’Alia in un post su Facebook -. Il presidente Renzi ha mostrato coerenza e lealtà. Resto convinto che la riforma avrebbe aiutato il paese a uscire dalla crisi economica. Gli italiani non la pensano così. Non c’è più il governo e questo sarà un problema perché bisogna approvare la legge di stabilità, adottare altri provvedimenti economici in favore delle famiglie italiane, approvare una nuova legge elettorale e quindi andare al voto. In una situazione di caos politico. In cui i partiti e i movimenti che si sono schierati per il no non sono in condizione di allearsi per fare un nuovo governo. Hanno, infatti, opinioni radicalmente diverse tra di loro. Non è la situazione migliore per l’Italia. Questa è la conseguenza politica del referendum con la quale da oggi bisognerà fare i conti”.

Andrea Castorina

 

 

 

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1 Commento

  • Carmelo Russo ha detto:

    Si commette lo stesso errore non sapendo andare a fondo nell’analisi del risultato referendario, probabilmente per autoconvincersi che le cose stanno meglio di come sono effettivamente.
    Infatti, sentir dire, anche da commentatori di grido, che Renzi ha il 40% dell’elettorato è dire una sonora stupidaggine perché in quel 40% ci stanno i voti di Formigoni, Lupi e lupetti, Verdini e verdinoidi, Alfano ed alfanoidi, Monti e montanari vari, senza voler considerare pure un discreto numero di ingenui che si son lasciati atterrire dalle paventate catastrofi con contorno di locuste, se avesse vinto il No. Per me oggi Renzi non vale più del 15-20%, ed è una stima generosa.

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