Via le Province, arrivano i Consorzi. Rimane il mistero sulle sorti di Messina, Palermo, Catania e dei 6500 dipendenti

regione-sicilianaCon l’addio alle 9 Province siciliane e l’arrivo dei consorzi di Comuni, cosa cambia?
Intanto la mancata gestione della spesa. I consorzi saranno enti di programmazione su aree territoriali da almeno 150mila abitanti. Chi li presiederà non sarà eletto dal popolo ma da assemblee di amministratori. Nei nuovi enti confluiranno gli Ato, i distretti turistici, le Srr,i nuovi enti che gestiscono il ciclo integrato dei rifiuti, peraltro mai istituiti.
Rimarranno fuori dai consorzi le città “metropolitane” di Palermo, Catania e Messina.
Ogni consorzio avrà un comune capofila (quello col maggior numero di abitanti). Queste le certezze della nuova normativa che li introduce.
Intanto, prima della data fissata al 31 dicembre 2013 per vararla, i Consigli provinciali che a maggio avrebbero dovuto andare a elezioni saranno commissariati. Rimane da chiedersi cosa ne sarà dei 6.500 dipendenti in forza alle Province. Se le loro competenze saranno riconfermate nei nuovi organismi.
Per loro si parla di assorbimento nei Comuni, alla Regione o nei liberi consorzi. Difficili da comprendere come siano ipotizzabili i primi due casi, visto che i Comuni violerebbero il patto di stabilità, e che la Regione siciliana, tra quelle italiane, è già di gran lunga quella con più alto numero di dipendenti. Rimarrebbero, dunque,solo i liberi consorzi ad accogliere la carica dei 6500.
Infine, sempre per logica, rimane da porsi un ultimo interrogativo:
Ma se Palermo, Catania e Messina non sono state istituite ancora città metropolitane, il che è competenza del Parlamento (che non ha messo la questione nell’agenda dei lavori) e non della Regione, per quanto tempo le “tre siciliane” rimarranno commissariate?

Patrizia Vita

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