Nuova protesta in città. Stavolta a farla sono i lavoratori Triscele, cui il 31 dicembre scade la cassa integrazione. Da domani presidio a oltranza in Via Bonino

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triscele 2Giovanni Mastroeni, Calogero Cipriano e Salvatore Orlando, rispettivamente segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Messina, insieme ai lavoratori, allo scadere di due messi dalla Cassa integrazione che fino ad oggi ha garantito un reddito seppur minimo alle 41 unità di personale che aspettano la ripresa dell’attività, tornano a chiedere all’amministratore unico della Triscele, Francesco Faranda, il Piano industriale dell’azienda che dimostri la reale volontà di riavviare la produzione.  Dopo la lunga e travagliata vertenza con la Heineken, proprietaria della Birra Messina, che alla fine del 2006 aveva annunciato la volontà di chiudere lo stabilimento di Via Bonino, trasferire a Massafra la produzione e quindi licenziare tutte le maestranze locali (circa 75 unità di personale), la famiglia Faranda, originariamente proprietaria sia degli stabilimenti che del marchio, si era proposta per riacquistare l’attività. La vertenza si complica quando, nel marzo 2012, le OO.SS. chiedono all’azienda l’avvio del confronto sul nuovo Piano industriale. La richiesta viene respinta e l’azienda intima che il Piano verrà presentato solo dopo il cambio di destinazione d’uso dei terreni dove sorgono gli stabilimenti. Le OO.SS. rispondono con l’avvio di una iniziativa di lotta davanti ai cancelli di Via Bonino, mentre l’azienda risponde inviando le lettere di licenziamento ai 41 dipendenti. “Il silenzio dell’azienda ha determinato una forte preoccupazione nei lavoratori e nel sindacati che hanno deciso di avviare un quadro di iniziative di lotta sino ad una svolta positiva della vertenza”, spiegano i tre dirigenti sindacali che annunciano che, a partire da domani, partiranno manifestazioni di protesta davanti ai cancelli dello Stabilimento Triscele di via Bonino e si chiederà alla Prefettura la convocazione di un incontro alla presenza dell’azienda per avviare l’esame del nuovo Piano industriale. Sindacati e lavoratori ritengono, vista l’ormai prossima conclusione dell’iter del cambio di destinazione d’uso, non più rinviabile il confronto sul nuovo Piano industriale anche in considerazione della scadenza del 31 dicembre della Cassa integrazione e del concreto rischio di licenziamento per i lavoratori. “Solo alla conclusione positiva della trattativa sul nuovo piano industriale necessario per presentare dal 1° gennaio 2013 la richiesta di Cigs per ristrutturazione, si concluderà la lotta che i lavoratori oggi stanno annunciando − spiegano Mastroeni, Orlando e Cipriano −. In caso contrario, se l’azienda dovesse ancora una volta rifiutare di discutere il nuovo Piano industriale, sarà evidente a tutti, lavoratori e città di Messina, come sin dal principio l’unico obiettivo di Faranda fosse lo sfruttamento immobiliare delle aree di via Bonino e non la ripresa della produzione, la salvaguardia dei posti di lavoro e di un pezzo storico del nostro patrimonio economico e produttivo”.

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