L’ex vicesegretario del Pd Hyerace: “Rinviamo il congresso, siamo tutti colpevoli se lo sono Quero e Russo”

renziani civatiani tessereDopo la direzione provinciale di ieri del Pd l’ex vicesegretario cittadino del partito, Armando Hyerace, in un comunicato, dà la sua riflessione del momento politico dei democratici messinesi sostenendo che il gruppo politico è ancora “prigioniero” di vecchie logiche. Un passaggio è dedicato anche alla richiesta di espulsione dei Renziani Francesco Palano Quero e Alessandro Russo ricordando i tanti transfughi del Pdl passati al Pd alle ultime elezioni comunali. Questo quanto affermato da Hyerace:

“La riunione della direzione di ieri ha dato un immagine del partito, ancora una volta, totalmente estraneo nei modi e nei fatti alle istanze di rinnovamento venute fuori in questi ultimi mesi.

Quanto ai modi, il ritardo, di oltre due ore, con cui è iniziata la direzione, convocata tra l’altro d’urgenza, nella quale si sarebbe dovuto discutere di temi importantissimi in vista delle scadenze congressuali e la scarsa partecipazione lasciano alquanto perplessi ed amareggiati. Posto che in queste circostanze, la puntualità e la partecipazione sono una forma di rispetto personale ancorché istituzionale, il numero esiguo di partecipanti certifica ancora una volta che questo è un partito fatto, per la maggior parte, non di passione ma di iscritti e tesserati che si guardano bene dal presenziare alle assemblee se non quando si tratta di far valere i numeri e la forza.

Quanto ai fatti, la richiesta di verifica del numero legale formalizzata dall’On. Rinaldi, proprio nel momento in cui si stava discutendo circa la riduzione dei circoli, non solo è stato uno schiaffo alle istanze di trasparenza e cambiamento, ma si è tramutata in una clamorosa e grottesca sconfitta politica, posto che chi detiene la maggioranza numerica in tutti gli organismi di partito ha dovuto paradossalmente chiedere la verifica del numero legale per l’assenza dei propri fedelissimi!

Un nulla di fatto, quindi, per un Partito che, dopo una cocente sconfitta alle amministrative e dopo le pesanti e gravi inchieste sulla formazione, sembra incapace di trovare una strada unitaria nel solco del cambiamento e del rinnovamento.

Merita inoltre un breve commento la richiesta di espulsione di Francesco Palano Quero e Alessandro Russo, “rei”, secondo gli iscritti e i consiglieri comunali proponenti, di aver presentato una lista “non autorizzata”.
In primo luogo, dovrebbero ricordare gli stessi sottoscrittori, NESSUNA lista come nessuna singola candidatura, sono state autorizzate dagli organismi di partito: eppure, c’erano tanti transfughi che provenivano dal PDL che forse qualche riflessione in più la meritavano.  Su tale aspetto, quindi, siamo tutti (compreso il sottoscritto che è stato candidato nella lista PD) “colpevoli” e, per gli stessi motivi, meritiamo di essere espulsi!      
In secondo luogo, si tratta dell’ennesima conferma di come non si siano comprese le reali cause della sconfitta e si stia cercando di far passare ingenuità personali, come responsabilità collettive. Del resto, certe scelte – criticabili o meno, ingenue o responsabili – diventano comprensibili quando la democraticità di un partito resta solo nel suo nome.         
Sarebbe interessante sapere cosa pensano i consiglieri firmatari sulle recenti inchieste giudiziarie sulla formazione e cosa ritengono sia stato più determinante per la sconfitta elettorale: le inchieste giornalistiche, i continui sputtanamenti sulla stampa nazionale e locale, la scelta di ospitare nelle nostre liste recenti e passati esponenti del centro destra, oppure “la causa di tutti i mali” sono due liste presentate in due quartieri della città?

Questo Partito continua a restare prigioniero di vecchie logiche – che sin ora sono state non soltanto agli antipodi di qualsivoglia senso di lungimiranza ma, soprattutto, dannose e gravemente fallimentari per l’intero Partito Democratico – alla ricerca sempre e soltanto dell’imposizione della forza e della restaurazione, piuttosto che del confronto costruttivo e del rinnovamento democratico.

Allo stato, pertanto, credo che si debba seriamente riflettere se ci siano le condizioni per celebrare i Congressi locali con serietà e serenità, e non sia il caso, piuttosto, di rinviare gli stessi per tentare di “normalizzare” una situazione che ormai è diventata assolutamente insostenibile. Per tutti”. 

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