Protesta al PalaNebiolo. I richiedenti asilo: «Vogliamo andare via da qui»

palanebioloAncora una volta, ieri, intorno alle 9.00, , i richiedenti asilo del PalaNebiolo muniti di fischietti e cartelli hanno  manifestato all’interno della tendopoli al grido: «Non abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno di andare via da qui  (On n’a pas besoin de vous, on n’a besoin de partir)».    

La loro protesta ─ si legge in una nota del Circolo Arci Thomas Sankara ─ ha avuto lo scopo di denunciare le «condizioni di invivibilità della tendopoli (servizi igienici inadeguati e acqua calda insufficiente per tutti, alte temperature nelle tende), mancanza di denaro (sostituito da pacchetti di sigarette e carte telefoniche, in assenza peraltro di cellulari o telefoni con cui chiamare l’esterno); cibo inadeguato per quantità e qualità, abbigliamento inadeguato, somministrazione di un unico farmaco generico, mancanza di orientamento giuridico, permanenza indeterminata nel centro».

«Tutto ciò ─ prosegue la nota ─ conferma la mancanza di controlli sul rispetto della convenzione  siglata tra l’ente gestore e la Prefettura, malgrado l’esposto presentato alla Procura della Repubblica e le numerose testimonianze dei richiedenti asilo sulle violazioni degli standard minimi di accoglienza. A oltre sette mesi dall’avvio di questa esperienza, nata all’insegna dello “stato di eccezione” e “dell’emergenza”, non è più possibile credere che sia la contingenza a determinare le condizioni di vita all’interno del Pala Nebiolo. Queste condizioni si sono, infatti, cronicizzate e descrivono la “normalità”».  

Il Circolo Arci Thomas Sankara ribadisce la necessità di porre fine all’esperienza di «in-accoglienza»  del Pala Nebiolo sostenendo la protesta dei richiedenti asilo e invita la città a solidarizzare con loro  e chiedere il rispetto dei diritti umani. «Prova ne è il fatto ─ conclude la nota ─ che i “centri di smistamento” non sono previsti da nessuna legge e regolamento nazionale o internazionale e i tempi di permanenza sospendono colpevolmente la procedura per l’accesso alla protezione internazionale. Riteniamo infine che l’accoglienza “diffusa” costituisca l’unica alternativa possibile; la creazione di un sistema nazionale di prima e seconda accoglienza rispettoso degli standard europei non può essere più rinviato».        

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