Messina, assolto l’ispettore Parialò. De Luca: «Le identità degli sciatori sono ancora coperte»

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La Corte d’Appello di Messina ha assolto Giuseppe Parialò, ispettore della Polizia Municipale, che nel 2021 era stato condannato,  in primo grado, a 8 mesi per accusa di falso nell’ambito dell’inchiesta del cosiddetto “caso sciatori”; comitiva di messinesi che durante la prima fase dell’emergenza pandemica, a marzo 2020, aveva trascorso una settimana bianca a Madonna di Campiglio, al ritorno in città il gruppo venne ritenuto responsabile di aver trasmesso il Covid a Messina.

Giuseppe Parialò venne quindi incaricato da Cateno De Luca (che all’epoca dei fatti era ancora Sindaco di Messina) di identificare il gruppo di sciatori. Verifiche che per la Procura di Messina non dovevano essere disposte dall’Amministrazione. Nello specifico, il reato contestato all’ispettore era di aver chiesto all’Asp una lista senza una precisa delega; Parialò non ottenne i nomi, dichiarando – tramite la difesa – di aver firmato il modulo a proprio nome, escludendo così l’ipotesi di falso e arrivando all’assoluzione dell’imputato.

Assolto Giuseppe Parialò

A commentare la risoluzione del caso Cateno De Luca e Dafne Musolino. «Esprimiamo grande e sincera soddisfazione per la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Messina, Prima sezione penale, ha assolto con formula piena l’Ispettore della Polizia Municipale Giuseppe Parialò dalla ignominiosa accusa di falso, per la quale lo stesso era stato condannato l’anno scorso alla pena di 8 mesi reclusione, pena sospesa.

Siamo sempre stati certi della correttezza dell’operato della Polizia Municipale di Messina e – si legge nella nota congiunta – della sezione di PG coordinata all’epoca dei fatti dall’Ispettore Parialò e non abbiamo esitato a ribadirlo in ogni sede. La sentenza della Corte d’Appello non ci stupisce, ma conferma la nostra fiducia nella Giustizia, mentre continuiamo a ritenere paradossale che l’Ispettore Parialò sia stato accusato di avere commesso un falso, accusa dalla quale è stato finalmente prosciolto dalla Corte d’Appello, mentre le identità degli sciatori e le relative responsabilità sembrano essere state coperte da una coltre di neve che non conosce il disgelo dell’accertamento della verità».

 

 

 

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