Gisbert Lippelt, l’eremita di Filicudi che da 52 anni vive in una grotta

La storia di Gisbert Lippelt (qui in una foto di Carlo Bevilacqua), tedesco di anni 73, sta facendo il giro dei quotidiani e anche noi dovevamo raccontarla. Perché? Perché in questo periodo di (in ordine sparso) mascherina-coprifuoco-attenzione-virus sentivamo l’esigenza di una boccata d’aria fresca. Come quella che dal 1968 respira Gisbert.

L’eremita di Filicudi –  come è stato definito da molti – infatti, dopo aver girato il mondo da secondo ufficiale sulle navi da crociera ha deciso di mollare tutto e cambiare la sua vita. Quindi si trasferisce alle Isole Eolie, nello specifico in una grotta di contrada Serro a Filicudi, a 400 metri sul livello del Mare. «Lui assicura – come riporta l’Ansa – che non gli manca nulla e che non rinuncerebbe mai alla sua libertà».

La storia di Gisbert Lippelt, l’eremita di Filicudi

Un’intervista di Gisbert Lippelt di Gabriella Federico (strettoindispensabile.it)

Quante volte – magari dopo una faticosa giornata di lavoro – abbiamo pensato di lasciare tutto e trasferirci su un’isola? Ebbene, Gisbert Lippelt, l’uomo che da 52 anni vive in una grotta di Filicudi avrà avuto lo stesso pensiero.

«La prima volta che Gisbert scoprì le Eolie – riporta sempre l’Ansa – fu nel 1968, navigando a bordo di uno yacht di amici. Fu così che si innamorò delle sette isole dell’arcipelago cominciando a conoscerle una dopo l’altra.

Stromboli è bella – dice Gisbert – ma “Iddu” non scherza, Panarea è troppo piccola, Salina ha le auto, Lipari ancora di più, Vulcano ha quell’odore di zolfo che non sopporto, Alicudi è solo un cono, Filicudi invece è a misura d’uomo. Per questo l’ho scelta».

Dentro la grotta di Gisbert

Gisbert Lippelt – foto di Carlo Bevilacqua

Gisbert racconta la prima volta che è arrivato a Serro, accompagnato da una signora dell’Isola, racconta di come ha iniziato a scavare la montagna e di come – sei mesi dopo – ha realizzato il suo Eden in terra.

«La vecchietta mi ha insegnato come vivere lontano da tutti e da tutto – spiega – imparando a bere l’acqua piovana. Per lavarmi uso solo l’acqua del cielo, per mangiare i frutti della terra. Con tante spremute di fico d’india passate al setaccio. Mangio anche la cosiddetta “scocca” del frutto: tolgo la buccia e l’interno di quella più giovane si fa fritta. Buonissima e piena di sostanze.

Ho un telefonino che ricarico con il pannello solare per chiamare ogni tanto gli amici, ascolto le notizie grazie a una radio alimentata sempre con pannello solare, seguo quello che sta succedendo nel mondo a causa del Covid, ma io in questi anni non ho mai avuto problemi di salute e poi qui sono al sicuro».

Quello che abbiamo scoperto su Gisbert Lippelt

Nel 2008 il fotografo milanese Carlo Bevilacqua dedica una sezione del suo “Into The Silence”, progetto sugli eremiti, proprio a Gisbert (in foto). Da qui nasce un reportage fotografico dal titolo Gisbert Lippelt Low Cost Life. La sua storia è citata anche all’interno di “Mollo tutto e cambio vita”, libro di Antonio Benforte.

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