Quando le parole di un libro arrivano al cuore di una lady chef, il cibo cessa di essere semplice nutrimento e diventa narrazione pura. È quanto accaduto a Messina durante la presentazione dell’ultimo romanzo di Roberta Schira, “Dove tornano le api”, ospitata nella cornice intima e suggestiva del ristorante Onde Lente di Carlotta Andreacchio.
A dialogare con l’autrice e la padrona di casa è stata la giornalista Valeria Zingale, che ha guidato il pubblico attraverso i temi cardine di un libro che esplora la vulnerabilità, la ricerca dell’autenticità e, soprattutto, il valore terapeutico dell’accoglienza.
Il cuore del romanzo risiede nella metafora della “Casa delle Donne Api”, un luogo di accoglienza per donne ferite, un rifugio costruito attraverso le relazioni, la cura e la possibilità di tornare a sé; uno spazio dove l’accettazione e il rispetto dei tempi interiori prevalgono sulla smania di giudicare.

“Dove tornano le api” è una storia dedicata alla cura, alla perdita, alla rinascita e all’accettazione di sé. «Il vero potere non urla: crea lo spazio affinché gli altri possano esistere. Chi ha davvero potere non controlla, nutre. Non impone, permette», ha ricordato Roberta Schira durante l’incontro, citando le dinamiche relazionali racchiuse nel suo libro.
Proprio da questa filosofia la lady chef, Carlotta Andreacchio, ha tratto ispirazione per ideare il suo menù d’autore dedicato a “Dove tornano le api”. Una sfida creativa complessa: non la semplice scelta di ingredienti da assemblare, ma la traduzione di storie, stati d’animo ed emozioni in piatti da gustare.
Il menù di Carlotta Andreacchio: dall’origine al mi piaccio così
Il menù ideato da Carlotta Andreacchio nel suo ristorante Onde Lente, nel cuore di Messina, si è sviluppato come un viaggio attraverso le fasi chiave del libro di Roberta Schira. Ogni portata ha rappresentato una tappa del percorso verso l’accettazione di se stessi, passando attraverso la trasformazione, la cura e l’attesa.
L’ Origine – crostino di pane ai grani antichi, burro d’isigny montato e marmellata al sugo di pomodoro. Un entrée pensato per rievocare la dimensione domestica dell’infanzia. Tornare alla cose semplici che sanno di infanzia, casa e radici.
L’Equilibrio – carpaccio di ricciola marinato nel latticello, porro fermentato alla brace e miele. Un piatto che vuole ricordarci che l’equilibrio non è assenza di contrasti, è imparare a farli convivere.
La Trasformazione – roast-beef di tonno, glassa al fondo bruno di pesce, emulsione di capperi e acciughe, cucunci e foglie di capperi croccanti. Il tempo cambia la materia. Attraversando qualcosa, ne usciamo diversi.
La Cura – cappelletto ripieno di pesce frollato in brodo bianco di pesce. Perchè, a volte, prendersi cura vuol dire tornare alle cose semplici.
L’Attesa – Trancio di ricciola frollata 20 giorni e cavolo viola fermentato. Un secondo piatto che nasce dalla consapevolezza che alcune trasformazioni non si possono imporre, ma hanno bisogno di tempo per concretizzarsi.
Mi piaccio così – Gelato alla mandorla e caramello ai crostacei che racchiude il senso dell’accettazione di sé.
L’elogio dell’autenticità
«Carlotta Andreacchio ha scelto la strada più difficile – ha sottolineato Roberta Schira commentando il menù della lady chef. Non ha scelto gli ingredienti, ha scelto le parole, i concetti e li ha trasformati in piatti. Un processo filisofico complesso che ho veramente apprezzato».
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