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Elezioni Regionali in Sicilia, l’asse Pd e M5S verso la rottura?

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Traballa il campo largo progressista, all’indomani delle primarie che hanno visto la vittoria dell’eurodeputata Caterina Chinnici, scosso dal terremoto che ha colpito e affondato il governo Draghi. Ma che conseguenze avrà ciò che è accaduto a livello nazionale, sull’alleanza tra Pd e M5S per le elezioni regionali dell’autunno 2022 in Sicilia?

Appare netta la cesura per il segretario del Pd, Enrico Letta, che pochi giorni fa su La Repubblica parlava di un «un percorso comune interrotto» e «un punto di non ritorno»; più moderato il segretario regionale siciliano Anthony Barbagallo, che su La Sicilia ricorda l’impegno preso con le primarie e le battaglie comuni all’ARS e sui territori. Dall’altra parte, Giuseppe Conte nei giorni scorsi ha sottolineato: «Prima di percorrere ancora la strada di un’alleanza progressista in Sicilia il Pd dovrà fare chiarezza sui suoi obiettivi e dire se l’agenda sociale e ambientale del M5S è la loro stessa direzione o se ormai i percorsi e i compagni di strada sono altri, in linea con gli insulti e le dichiarazioni di questi giorni. Per noi quello che succede a Roma succede a Palermo».

Sempre sul fronte pentastellato, ad esprimersi sulla questione, in questi giorni, sono stati anche i “big” siciliani. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri: «Lo dico chiaramente, per quanto mi riguarda se il PD continuerà ad attaccare il MoVimento in questo modo, possiamo anche mettere un punto a questa esperienza sia nazionale che regionale. Berlinguer diceva “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Se qualcuno si è messo in testa che c’è un “insieme” solo dove conviene non ha capito davvero niente, per stare insieme ci vuole rispetto e unità di intenti, altrimenti è solo un’accozzaglia e a noi del MoVimento non interessa». Dello stesso tenore, gli interventi della deputata ARS Valentina Zafarana e del collega Nuccio Di Paola che, entrambi, fanno riferimento agli “attacchi” da parte del partito democratico.

Cosa succede quindi, adesso? Insomma, il quadro, ora come ora, è ben confuso, le prospettive comunque sono due: o l’alleanza siciliana regge e Partito democratico e Movimento 5 Stelle vanno alle elezioni regionali del prossimo autunno compatti (insieme alle altre forze progressiste), nonostante i malumori ormai evidenti; oppure l‘asse si spezza e, a quel punto, sarebbe inevitabile per i pentastellati proporre un candidato alternativo come presidente della Regione. I nomi in campo possono essere tanti, a partire, naturalmente dalla scelta per le primarie, Barbara Floridia, che ha comunque incassato il secondo posto con oltre 10mila voti e un 31%. Rispunterebbero, però, le ipotesi valutate inizialmente, prima che la scelta ricadesse su Floridia, ovvero Giancarlo Cancelleri o Nuccio Di Paola.

In ogni caso, i tempi stringono, e se davvero Musumeci opterà per le dimissioni, portando a elezioni regionali anticipate, la finestra per prendere una decisione netta si farà ancora più stretta. Al momento, sia centrodestra sia centrosinistra hanno delle belle gatte da pelare.

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