Concorsi P.A. e ateneo di provenienza: abrogato l’emendamento. Soddisfatti Garofalo (Ap) e D’Uva (M5S)

laureatiDella scorsa settimana la notizia che aveva creato scompiglio in tanti a Messina: il voto di laurea non avrebbe avuto lo stesso peso a tutte le latitudini, il voto conquistato in un’università non sarebbe stato “lo stesso” di quello conquistato in un’altra, almeno, per ciò che riguardava i concorsi pubblici.

Ed in quella che era una sorta di “classifica” degli atenei italiani, secondo l’Anvur, Messina risultava ultima.

Dall’Ansa, nelle ultime ore, la notizia: “La commissione Cultura della Camera nel suo parere al ddl P.A, pone come condizione la soppressione dell’emendamento sul valore degli atenei, quale parametro per valutare l’accesso ai concorsi pubblici, ma invita anche a superare il voto minimo di laurea come vincolo per partecipare alle selezioni”.

Immediate le reazioni politiche.

“Ottimo il parere della commissione cultura che invita ad eliminare l’emendamento sul valore degli atenei come parametro per valutare l’accesso ai concorsi pubblici e che va oltre invitando a superare il voto minimo di laurea come vincolo per partecipare alle selezioni”, questa la dichiarazione del deputato di Area Popolare, Vincenzo Garofalo.
“Il parere dato dalla commissione – aggiunge Garofalo – è lapalissiano nel dire quello che avevo dichiarato immediatamente ovvero che fare passare questo emendamento avrebbe significato differenziare per via legale gli atenei”.

Esprime soddisfazione anche il portavoce di M5S, Francesco D’Uva: “Questa è una vittoria che giunge al termine di una battaglia trasversale, senza colori politici, combattuta al fianco di studenti ed universitari”.

“Ancora una volta – aggiunge D’Uva -il Governo aveva tentato di creare Università di Serie A e Università di Serie B, avallando il disegno di una società a caste, dove le più agiate avrebbero continuato ad istruirsi e formarsi, mentre le più povere avrebbero continuato a soccombere”.

 

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