ruggero razza, assessore alla salute della regione siciliana

“Falsi dati covid”, chiusa l’indagine in Sicilia. Razza: «Nessuna “zona rossa” rinviata»

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Chiusa l’indagine avviata nel marzo 2021 sui presunti “falsi dati covid” che sarebbero stati comunicati dalla Regione Siciliana al Ministero della Salute nel corso dell’emergenza pandemica in Sicilia. Tra gli indagati, l’assessore alla Salute, Ruggero Razza, che ha commentato: «L’avviso di conclusione delle indagini è un atto a garanzia della difesa».

Coinvolti nell’indagine anche l’ex dirigente generale del Dipartimento regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) Maria Letizia Di Liberti, il direttore del servizio quattro del Dasoe, Mario Palermo, Salvatore Cusimano, dipendente dell’assessorato regionale all’Industria e nipote di Di Liberti, Emilio Madonia, dipendente di una società privata che si occupava della gestione del flusso dei dati sul Covid, Roberto Gambino, dipendente dell’Asp di Palermo e distaccato al Dasoe.

L’accusa principale è quella di aver inserito “dati falsi” nella piattaforma di monitoraggio dell’epidemia coronavirus, mentre per Di Liberti c’è anche la contestazione di avere indotto in errore il Ministero alla Salute attraverso la comunicazione di dati falsi sull’emergenza pandemica. Sono cadute invece le contestazioni relative ai dati falsi sui decessi in quanto prive di rilievo penale. Gli indagati potranno presentare memorie difensive e chiedere di essere interrogati.

Ruggero Razza: «Nessuna “zona rossa” è stata rinviata e occultata»

A commentare la chiusura delle indagini, l’assessore alla Salute, Ruggero Razza: «L’avviso di conclusione delle indagini è un atto a garanzia della difesa. Da una prima lettura delle contestazioni sembrerebbe che le indagini abbiano consentito di accertare che non c’è mai stata una valutazione erronea sulla fascia di collocazione della nostra Regione da parte del Ministero, come originariamente ipotizzato, che nessuna “zona rossa” è stata rinviata e occultata».

«Oggi vengono in evidenza – aggiunge Razza – alcune discrasie sul “form giornaliero” che, come mi è sempre stato spiegato, venivano recuperate settimanalmente e che, pertanto, non hanno determinato alcuna incidenza sul quadro epidemiologico. Su queste lavoreremo con i consulenti tecnici anche perché permane una divergente valutazione con l’Ufficio del Pubblico Ministero sul computo dei dati, che non potevano a nostro avviso essere considerati a cadenza giornaliera, come previsto e come nei fatti operato da tutte le altre Regioni. Speriamo – conclude – di poterlo adesso ulteriormente chiarire nel corso della fase di difesa che si apre con l’avviso notificato, mantenendo la stessa ottica di rispetto dell’attività degli inquirenti e di confronto tra tesi giuridiche divergenti che abbiamo seguito sino ad ora».

FONTE: Ansa

 

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