Nomine De Luca. Dafne Musolino e Carlotta Previti chiedono un confronto pubblico con Articolo Uno

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Continua il botta e risposta tra Articolo Uno e l’Amministrazione comunale. Ora sono il vicesindaco di Messina, Carlotta Previti, e l’assessore Dafne Musolino a replicare alle ultime dichiarazioni dell’on.le Maria Flavia Timbro. L’oggetto della discussione è sempre lo stesso: la presunta inconferibilità di alcune nomine del sindaco Cateno De Luca.

Carlotta Previti propone ad Articolo Uno un confronto pubblico. «Come esponente di questa Amministrazione chiedo – scrive in una nota il Vicesindaco Carlotta Previti – ai rappresentanti di Art. 1 di non porre soltanto interrogazioni o interrogativi, ma di fare affermazioni concrete. Tale modo di agire, lo si ribadisce, alimenta soltanto la cultura del sospetto mentre la nostra città ha bisogno di risposte e di risultati e non di porre questioni. È troppo facile fare domande senza mai dare risposte e dato che ritengo prioritario fornire risposte ai miei concittadini e non avendo tempo da dedicare alle dichiarazioni prive di contenuti di Art. 1 ritengo che sia utile un confronto pubblico con i rappresentanti di Art. 1  in maniera da chiarire cosa mi contesterebbe (sinceramente ancora non l’ho capito) e soprattutto  quali sono le proposte, idee e iniziative per la nostra città. Sarà l’occasione per un confronto leale, aperto, costruttivo e consentirà anche all’on.le Timbro di poter finalmente dire qualcosa di sinistra, anche non di sinistra, qualcosa ma di civiltà. La aspetto per concordare insieme la data e l’orario».

L’assessore Dafne Musolino, invece, scrive: «Il segretario provinciale di Articolo 1 ha diffuso una nota stampa con la quale, in replica alle precisazioni da me diffuse – scrive in una nota l’Assessore Dafne Musolino – a seguito delle dichiarazioni dell’on.le Timbro, ha sostanzialmente preannunciato la volontà di avviare nei confronti dell’Amministrazione De Luca, e in special modo nei miei confronti e della collega e Vicesindaco Carlotta Previti, ogni genere di azione: dalla indagine ANAC alla verifica contabile della Corte dei Conti, dalla denuncia all’Autorità Giudiziaria fino all’inchiesta della Commissione Regionale Antimafia.
In verità, ha destato in me profonda meraviglia leggere quanto ha dichiarato il segretario provinciale di Art. 1 laddove lo stesso ha affermato: ‘Alla riapertura dell’Assemblea Regionale, anche l’On. Claudio Fava, Presidente della Commissione Regionale Antimafia, avvierà i dovuti approfondimenti e gli interventi del caso sulle questioni poste’, non riuscendo a comprendere se l’eventuale iniziativa del Presidente della Commissione sia stata già concordata con Art. 1 o se sia nel potere di Art. 1 orientare l’attività della Commissione. In entrambi i casi, non posso non registrare il tono volutamente intimidatorio della replica fornita dal segretario provinciale di Art. 1, che sembra rievocare gli strumenti della c.d. lupara giudiziaria. Tuttavia, la stima che nutriamo per l’on.le Claudio Fava, al quale riconosciamo la piena autonomia di giudizio, l’indipendenza dell’azione e l’equilibrio nella gestione del ruolo di Presidente fin qui ricoperto, non possono che farci concludere che il Segretario Siracusano abbia usato un’espressione assolutamente infelice e fuori luogo, ma al contempo chiariamo fin da ora che l’Amministrazione De Luca sarà sempre a disposizione della Commissione Regionale Antimafia e di ogni altro organo di controllo e di giustizia perché non consentiamo a nessuno di accostarci alla mafia o a qualsiasi altra organizzazione criminale di qualsiasi specie o natura.
Nel prendere atto della sostanziale marcia indietro di Art. 1, che riconosce come né io né la collega e Vicesindaco Previti siamo mai state legate da rapporti o vincoli di dipendenza con il Sindaco e/o con la FENAPI, osservo al contempo che nella sua replica il segretario provinciale non ha in alcun modo risposto nel merito delle circostanze che ho richiamato nella mia nota. Costituisce infatti un fatto incontrovertibile che la mia nomina a Presidente del Cda della SRR Messina Area metropolitana è conforme al dettato normativo, così come costituisce un fatto oggettivo che l’incarico della dott.ssa Previti presso la Città Metropolitana ha consentito il raggiungimento di traguardi inimmaginabili, così come, infine, costituisce un fatto certo che l’on.le Timbro ha ricevuto ed accettato tre incarichi di assistenza legale da parte della Messina Servizi Bene Comune.  Mi sarei aspettata quindi una replica che affrontasse la questione sollevata (pretesa incompatibilità/incoferibilità delle nomine) sul piano tecnico, che disarmasse con la logica giuridica le mie argomentazioni e consentisse di comprendere le ragioni dell’ostinata disapprovazione dell’amministrazione De Luca da parte dell’on.le Timbro e del suo partito. Tale replica non è arrivata, anzi al suo posto è stata diffusa una dichiarazione con la quale sono stata quasi ‘bacchettata’ di avere violato le prerogative costituzionali del parlamentare lasciandomi intendere che la questione verrà sottoposta all’attenzione di organi terzi, ma i fatti da me esposti NON SONO STATI CONTESTATI PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE RISPONDONO AL VERO».

Ed esattamente come il vicesindaco, anche l’assessore Musolino chiede un confronto pubblico con Articolo Uno. «Assistita da tale confortante certezza – scrive Musolino – non posso che invitare Art. 1, il suo segretario provinciale e l’on.le Timbro ad un confronto pubblico con l’Amministrazione De luca, o anche solo con la sottoscritta ove ritenuto più opportuno, affinché venga dato modo a tutti di comprendere le ragioni di una tale contrapposizione che viene camuffata come una critica politica laddove si tratta sempre di un esasperato e strumentale attacco personale nei confronti dell’Amministrazione De Luca, alla quale evidentemente non si riesce a perdonare di avere fatto cessare quel sistema di accordi sottotraccia, di gestione clientelare, di eterno precariato, di illegalità diffusa che consentivano ed alimentavano le vecchie logiche di potere le cui derivazioni partitiche adesso siedono in Parlamento ammantandosi di una pretesa verginità politica che, per quanti sforzi possano fare – conclude l’Assessore – non gli può essere in alcun modo riconosciuta».

 

 

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