Peppe D’Urso, il messinese che gira il mondo e lo porta in Sicilia

Peppe D’Urso è un messinese giramondo che ha lasciato medicina perché il richiamo del mare era più forte di ogni altra cosa. La sua vita si è sempre divisa tra la fotografia e lo sport. Tre anni fa ha creato “Etna Production”, agenzia di produzione che punta sulla bellezza dell’Isola. «I miei clienti sono soprattutto stranieri perché amano la Sicilia».

Peppe D’Urso e l’esercito del surf

Peppe D’Urso è un viaggiatore, sportivo, fotografo e appassionato di avventure. «Sicuramente, “viaggiatore” è il termine che preferisco perché il viaggio è una componente fondamentale della mia vita. Ho studiato medicina per un bel paio di anni, però mi vedevo intrappolato in una situazione che non era la mia».
Peppe, decide quindi di trasferirsi dall’altra parte del mondo per andare a Maui, il sogno ad occhi aperti di chiunque abbia a che fare con delle onde. «Ho iniziato a fare surf e windsurf a 8 anni, quindi Maui era il mio sogno. Ho venduto tutta l’attrezzatura che avevo per raccogliere un po’ di soldi e sono andato 3 mesi alle Hawaii. Lì ho iniziato a collaborare con alcuni giornali sportivi, in modo particolare Surfers Magazine. È stata un’esperienza bellissima. Non è il posto perfetto ma se ami il surf è il posto giusto. Sai che ti svegli la mattina e trovi sempre l’onda». Peppe mette insieme le due passioni che coltiva sin da piccolo: il surf e la fotografia. «Ero affascinato dalla surf photo. Entravi in acqua, facevi 36 scatti, nuotavi, uscivi, cambiavi rullino, nuotavi e continuavi a scattare. Quindi dovevi sapere esattamente quello che stavi facendo».

Peppe D’Urso e la fotografia

Il giovane Peppe, che all’epoca dei fatti aveva poco più di 20 anni, non si accontenta e decide di andare a perfezionare la sua formazione a Milano. «Sono stato sei mesi a Milano per studiare fotografia, lì vengo notato da un giornale di viaggi e nel 2006 vado per la prima volta in Sud Africa».
In Sud Africa lavora a diversi reportage in pellicola pubblicati su Viaggiando: vini sudafricani, leoni bianchi (che rimarrà lo scatto più importante della sua carriera), Città del Capo.
«Sono andato nel Deserto, in Francia e in altre parti d’Europa sempre per questa rivista ma era l’avvento del digitale. Il fotoamatore senza nessun tipo di formazione si comprava la macchina e mandava le foto ai giornali. Il giornale iniziava a rivolgersi a questi personaggi per non pagare le foto e non ai professionisti che invece devi pagare. Qui è calato il lavoro della fotografia editoriale e ho iniziato a lavorare per la fotografia pubblicitaria ma anche quel tipo di mercato era ormai saturo».

La seconda volta in Sud Africa

Nel 2013, Peppe posa la macchina fotografica e torna in Sud Africa per prendere il brevetto da istruttore di kitesurf. «Anche questa è stata un’esperienza bellissima. Dopo il brevetto, sono diventato school manager a Cape Town alla Liquid Force, ero riuscito a mettere insieme un gruppo molto affiatato. A Cape Town puoi fare tutti gli sport che vuoi, mangi e bevi benissimo spendendo poco. Puoi interagire con persone che hanno le tue stesse esigenze, i tuoi stessi bisogni».

La nascita di Etna Production

Manca ancora qualcosa però nella vita piena di viaggi, scoperte e avventure di Peppe D’Urso. «Sentivo di dover fare qualcosa di mio, così ho deciso di creare Etna Production insieme a Luigi Loffredo, un ragazzo milanese innamoratissimo della Sicilia, conosciuto durante un lavoro e Claudia Emanuel conosciuta proprio in Sud Africa. Adesso il nostro team è composto da 5-6 persone. Curiamo la logistica per i cataloghi, i documentari o servizi pubblicitari. Insomma qualsiasi cosa che abbia a che fare con la film industry, della fotografia e dei filmati nello specifico. I clienti di Etna Production sono per la maggior parte stranieri: tedeschi, inglesi, svedesi, danesi, indiani. La Sicilia piace sempre a tutti e, infatti, molti ritornano. Tra le location scelte c’è ovviamente l’Etna per l’atmosfera fuori dal normale, essere su un vulcano attivo non è una cosa che capita in altre parti del mondo e le Saline dello stagnone a Marsala con uno dei tramonti siciliani più belli. La Sicilia è un ottimo posto per lavorare con questo tipo di attività. Puntiamo a portare le produzioni qui ma è capitato di essere chiamati in Puglia, a Roma, a Vicenza o in altre parti d’Italia. La cosa che mi piace di questo lavoro sono le sfide».
Come quella per Netflix. «Ci siamo occupati di una puntata di Chef’s Table, una serie di documentari in onda su Netflix. In ogni puntata si racconta la vita e la carriera di uno chef di fama mondiale. La puntata era quella con il Maestro Pasticcere Corrado Assenza girata a Noto. È stata sicuramente una delle sfide più belle. Proprio quella puntata fu nominata agli Emmy Award».

Peppe D’Urso e Messina

Peppe che oggi ha 43 anni, ha viaggiato e visto quasi tutto. Da Barbados a Los Angeles. Dall’Australia all’Europa ma casa rimane sempre Messina. «In questi anni di spostamenti sentivo la mancanza degli amici e della famiglia ovviamente ma non dei messinesi. Messina sottostà a delle dinamiche che non hanno una logica. Qui anche le isole pedonali creano polemica, mancano le professionalità, gli stimoli. Messina ha delle potenzialità, che forse per mancanza di appartenenza, non sfrutta. Anche all’estero c’è una grande curiosità nei confronti della Sicilia anche se rimangono ancora dei pregiudizi come quello della mafia. Certo se il turista a Taormina trova le magliette con la faccia del Padrino di certo non ci aiutiamo».

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