Polo oncologico mai nato: in fumo 38 milioni di euro

papardoUn polo oncologico mai nato, che mai nascerà, che ogni anno obbliga oltre 10mila siciliani ammalati di cancro a viaggi della speranza talvolta disperati e che i contribuenti hanno pagato ben 38 milioni di euro. E’ uno dei tanti scandali della sanità locale. Una di quelle nefandezze ordite da chi amministra da decenni questa terra che, in Paesi civili, comporterebbe la cancellazione definitiva dal pianeta. Ma qui, a essere cancellate, sono le strutture. Cosa che viene accettata supinamente dal popolo ignorante, affamato e sottomesso. Ad alzare la testa, tuttavia, è Giuseppe Pracanica, di CittadinanzAttiva, che condanna severamente anche l’ultima decisione dell’Assessorato regionale alla Salute. Ovvero, quella di annullare pure il Dipartimento di onco-ematologia che avrebbe dovuto realizzarsi all’Ospedale Papardo di Messina.

“La Direzione Sanitaria dell’azienda ospedaliera Papardo – dice – con nota inviata all’Assessorato regionale alla Salute, non solo ha confermato la mancata realizzazione del centro oncologico di eccellenza ma ha avuto modo anche di documentare come tale mancata realizzazione abbia contribuito, in maniera significativa, a far sì che, ogni anno, oltre 10.000 siciliani ammalati di cancro, per farsi curare e non sempre al meglio, siano stati costretti a recarsi fuori regione, con grave pregiudizio e danno anche per le famiglie sotto tutti i profili, ivi compreso quello economico”.

Al danno si sarebbe aggiunta la beffa, poiché “la spesa annua, per migrazione passiva, a carico del bilancio della sanità regionale siciliana” ammonterebbe a “circa 150-160 milioni di euro”. Come riferisce sempre Pracanica, il Direttore Generale del Papardo avrebbe comunicato al ministro della Salute che “sono stati spesi 38 milioni di euro e né il primo obiettivo, polo oncologico, né il secondo, accorpamento dei servizi e delle unità operative, sono stati perseguiti da tutti i soggetti, istituzionali e non, deputati a farlo”.

In seguito all’accurata indagine portata avanti da CittadinanzAttiva su tutta la documentazione disponibile sarebbe emerso che “la responsabilità della mancata realizzazione di tale struttura è da addebitare esclusivamente all’Assessorato regionale alla Salute che con il Da 0748/lC quantificando il numero dei posti letto dell’Ao Papardo-Piemonte, con decisione illegittima, assurda ed ingiustificabile sotto tutti i profili, e senza il preventivo assenso dei ministeri interessati, Salute ed Economia, non prevedeva più nessun dato numerico relativo ai posti letto né alcuna tipologia di disciplina medica riconducibile alla istituzione del centro oncologico di eccellenza né veniva citata in alcun modo l’esistenza del finanziamento del Ministero della Salute né che si stessero svolgendo i lavori relativi alla realizzazione della struttura”.

Tutto questo sarebbe avvenuto nonostante l’accordo quadro di programma, sottoscritto il 23 dicembre 2003 tra il ministero della salute, quello dell’Economia e delle Finanze e la Regione Siciliana, stabilisse la realizzazione, presso l’ospedale Papardo di Messina, di un centro oncologico di eccellenza, individuando i soggetti attuatori e prevedendo i relativi finanziamenti. “Realizzazione confermata dalla legge regionale 5/2009”, che all’articolo 23, comma 2 stabilisce che “Il Centro di Eccellenza Oncologico di cui alla Fondazione Saverio D’Aquino di Messina in ogni caso deve essere attivato nella città di Messina”.

In seguito all’accordo, sempre in base alla ricostruzione offerta da CittadinanzAttiva, ”veniva indetta la procedura di appalto-concorso per l’affidamento della ‘progettazione esecutiva e realizzazione chiavi in mano del centro d’eccellenza oncologico che dava, come esito, l’aggiudicazione provvisoria in capo ad una Ati (associazione temporanea di imprese). Da parte sua la ditta appaltante si impegnava ad eseguire i lavori entro venti mesi. Il cronoprogramma, per la realizzazione del centro prevedeva per il luglio 2005 la creazione della chirurgia toracica oncologica, per il settembre 2005 la chirurgia ortopedica oncologica e per il settembre 2005 un reparto di oncologia per la degenza ordinaria. Per i primi cinque anni la Regione si accollava gli eventuali disavanzi”.

”Il governo regionale – prosegue Pracanica – dopo aver impedito la realizzazione del centro oncologico a Messina, con delibera della giunta regionale 238 del 2 luglio 2013, su proposta dell’assessore regionale della Salute, apprezzava positivamente la bozza di accordo con cui la Regione, a fronte degli impegni assunti da Humanitas e dei rilevanti interessi pubblici sottostanti alla realizzazione della struttura, si impegnava a convertire 70 posti letto da libero professionali a convenzionati (accreditati e da contrattualizzare), assegnando una ulteriore quota di budget parametrata alla produzione media regionale per posto letto entro il limite di 10 milioni per anno. L’europarlamentare Michela Giuffrida ha sollevato il problema a livello comunitario. Oggi veniamo a sapere che anche il tentativo, portato avanti dall’azienda ospedaliera, di realizzare almeno un dipartimento di onco-ematogia è stato bocciato dall’assessorato regionale alla Salute, decisione che CittadinanzAttiva assolutamente non accetta. Nella convinzione che anche in Sicilia debba vigere lo Stato di diritto, CittadinanzAttiva si batterà, in tutte le sedi ed utilizzando gli strumenti che la legge mette a disposizione, contro tali cervellotiche decisioni che danneggiano, oltre misura, i cittadini siciliani”.

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