Un’indagine ministeriale per capire le cause dello scempio delle stazioni di Messina e Villa S. Giovanni. A chiederla i deputati Garofalo e Germanà

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stazione messinaUn intervento durissimo contro le Ferrovie dello Stato quello che i deputati Garofalo e Germanà hanno depositato oggi in Commissione trasporti della Camera dei deputati. Un’interrogazione urgente per chiedere al Ministro quali iniziative intenda assumere nei confronti di Trenitalia contro l’evidente stato di abbandono delle stazioni di Villa San Giovanni e Messina. I deputati chiedono al Ministro di avviare un’indagine ministeriale per accertarne le cause, di valutare la possibilità di rivedere i contratti stipulati con le ferrovie “relativi ai servizi di assistenza e di supporto ai viaggiatori, in considerazione delle gravi inefficienze che si evidenziano all’interno delle stazioni e nei servizi di transito verso l’imbarco per Messina” e, ancora, di valutare se “le evidenti condizioni di precarietà del servizio di collegamento e di transito per un fondamentale incrocio della viabilità, quale è quello tra Villa San Giovanni e Messina, costituiscano una violazione del principio di continuità territoriale che – sottolineano −, oltre ad essere costituzionalmente garantito, rappresenta uno dei presupposti da rispettare, al fine di mantenere la concessione del servizio di trasporto ferroviario e marittimo”. Nel documento denunciano che: le biglietterie automatiche spesso non sono operative; gli sportelli di assistenza del personale ferroviario sono chiusi nei giorni festivi; nella stazione di Villa San Giovanni i gruppi di scale mobili che dovrebbero agevolare l’imbarco dei passeggeri in direzione delle navi traghetto sono fuori uso così come l’ascensore della stazione di Messina. Non solo. “I treni arrivano alla stazione di Villa San Giovanni troppo frequentemente in forte ritardo e manca un raccordo tra l’arrivo del treno e la partenza della nave per Messina”. I parlamentari concludono: “Il gap infrastrutturale di competitività legato ai collegamenti di trasporto sia ferroviario che marittimo accresce il divario non soltanto con il resto d’Italia, ma in un processo di globalizzazione, anche nei riguardi degli altri Paesi mediterranei emergenti”.

 

 

 

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