Caos D’Alia, strategie e programmi futuri, ma tutto dipende dal Si

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Il terremoto in casa Udc è appena iniziato, lo scontro tra Cesa e D’Alia, culminato con le dimissioni di quest’ultimo, è destinato a lasciare ferite profonde che si potranno rimarginare solo dopo il 4 dicembre.

L’esito del referendum costituzionale a questo punto diventa fondamentale, con lo stesso D’Alia che continua imperterrito la campagna in favore del Si, la cui vittoria renderebbe più agevole (e appetitosa) la svolta verso il centrosinistra data dall’ex Ministro.

Oggi lo stesso D’Alia sarà di scena a Milazzo, dove terrà l’ennesimo incontro in vista dell’appuntamento referendario, ma sarà anche il modo per tastare dal vivo gli umori dei suoi fedelissimi in provincia, dopo una rottura con il vecchio partito che non si è concretizzata dall’oggi al domani, ma che ha radici ben più datate.

L’Udc attualmente assomiglia ad una casa in fiamme, ma che molto presto rappresenterà il passato per chi opterà di rimanere vicino allo stesso D’Alia. La prossima settimana ci dovrebbe essere l’incontro con i rappresentanti dell’Ars, lì saranno stabiliti i primi movimenti su scala regionale, con il Presidente Ardizzone che ha preso una decisione ormai chiara, con la frase “Un partito che in Sicilia stringe rapporti con cocainomani e mafiosi deferisce una persona per bene come D’Alia”, che non ha bisogno d’interpretazioni.

Un effetto a cascata che presto riguarderà il consiglio comunale, con il capogruppo Mario Rizzo e i consiglieri Maria Perrone, Franco Mondello, Andrea Consolo e Libero Gioveni, che potrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo) aderire al gruppo misto, ribadendo la propria fedeltà al leader politico di riferimento. Con la creazione dei Centristi per il Si, D’Alia ha creato un contenitore che va riempito di uomini e programmi, procedimento che lo vedrà impegnato fino al confronto con le urne.

Una situazione in continuo fermento, ma che poco a poco sta avendo dei contorni sempre più chiari, perché l’ipotesi meno accreditata rimane quella di un D’Alia che prende armi e bagagli per traslocare all’interno del Partito Democratico. Quello stesso Partito Democratico che invece sarebbe naturale interlocutore dei Centristi per il Si, pronti a diventare una realtà politica stabile nel panorama politico nazionale e regionale.

Realtà che allo stato attuale ha le sembianze di un contenitore vuoto, ma pronto ad essere riempito di uomini e programmi, senza dimenticare che per lo stesso D’Alia c’è un particolare non da poco: un referendum da vincere.

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