Cambio di Passo. De Luca cambia idea: 17 SI non bastano più, adesso vuole maggioranza vera

A poco più di 24 ore dal voto in Aula del Cambio di Passo, il sindaco Cateno De Luca annuncia le sue nuove condizioni per scongiurare le dimissioni. Non bastano più i 17 voti favorevoli richiesti nei giorni scorsi, adesso o c’è la maggioranza vera o si va comunque a casa.

«A me e, soprattutto, alla città non servono i 17 voti favorevoli, raffazzonati sull’altare del tirare a campare.
Se ritenete che il lavoro che Giunta e Consiglio Comunale hanno svolto in questi diciotto mesi meriti di essere portato avanti perché è utile alla città ed alle future generazioni, allora esprimete il vostro convinto assenso al “Cambio di Passo” ed al centinaio di delibere attuative che saranno presentate alla vostra valutazione nel corso del 2020.

In assenza di queste condizioni, risparmiate a me ed alla città altre sceneggiate del “vorrei ma non posso” e sottoponiamoci all’inappellabile giudizio dei messinesi, senza se e senza ma».

Sono queste le parole che Cateno De Luca ha scritto ai Consiglieri Comunali, nel suo ultimo appello prima del voto del Cambio di Passo. Un appello in cui non mancano le “tirate d’orecchie” per l’assenza di sostegno pubblico anche da parte di chi, in privato, si è espresso in maniera favorevole alle proposte del primo cittadino.  «Tanti sono stati i colleghi Consiglieri Comunali che hanno compreso l’essenza del “Cambio di Passo”, ma pochi quelli che ne hanno pubblicamente sostenuto la validità e la necessità di portarlo avanti».

Il Consiglieri Comunali hanno avuto fino al 9 gennaio per leggere ed esaminare con attenzione il testo integrale del Cambio di Passo e presentare al sindaco di Messina modifiche o integrazioni ma De Luca annuncia che nessuna proposta è arrivata sul suo tavolo. «Purtroppo, non ho registrato alcuna compiuta controproposta sulle cose da fare per la città, di competenza del consiglio comunale, ad integrazione o modifica della bozza di piattaforma che avete avuto modo di leggere e rileggere fino al 9 gennaio scorso, a conferma che, buona parte di voi, non vuole neppure tentare di gettare il cuore oltre l’ostacolo politico ed accettare una ulteriore sfida programmatica, come è stata quella del “Salva Messina”».

Un atteggiamento che al sindaco non è andato giù e, per questo tuona: «I recenti comportamenti e le prese di posizione di alcuni Consiglieri Comunali, hanno dato, a chi ci osserva fuori dal Palazzo, la parvenza che il concetto di “bene comune” ormai non è più di moda e pertanto, essere nelle istituzioni ed essere istituzioni significherebbe principalmente massimizzare il proprio “profitto personale”, come ad esempio: campare con quella misera indennità mensile; arrotondare le entrate familiari con più gettoni di presenza possibili; approfittare dei permessi retribuiti per lavorare meno possibile; crearsi l’immagine del bastian contrario per tentare di essere eletto in qualche parlamento con il sostegno della congrega politica della quale si è ad esclusivo servizio; essere servili a certe lobby di varia natura che danno da mangiare nell’ambito dell’attività libero – professionale».

Cosa succederà, quindi, domani? L’unica cosa certa è che le nuove dichiarazioni del sindaco fanno comprendere che il clima in Aula domani non sarà certo sereno.

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