No Poste privatizzate, Messina presente alla manifestazione regionale voluta dai sindacati

posteC’era anche tanta Messina nella manifestazione dei lavoratori postali, che si è tenuta a Palermo per dire no alla privatizzazione delle Poste Italiane.

Ben cinque pullman organizzati e tante macchine partite alla volta del capoluogo regionale, per una manifestazione organizzata da Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl: «La protesta ha fondamento nello scontento e nel disagio profondo che i lavoratori postali vivono ogni giorno – spiega la segretaria provinciale del SLP Cisl Messina, Gisella Schillaci – una riorganizzazione del recapito che fa acqua da tutte le parti e che vede l’azienda lasciare allo sbando un servizio essenziale. A rischio è la tenuta occupazionale del settore, nella sola provincia di Messina i lavoratori senza una certezza con la privatizzazione sono circa trecento. Inoltre, c’è una popolazione di giovani lavoratori a cui i genitori, a costo di immensi sacrifici, hanno ceduto il posto, sono lasciati a sopravvivere una vita a metà perché hanno un contratto part time e a Messina sono circa 210, la percentuale più alta di tutta la Sicilia. Eppure rappresentano la metà della forza lavoro allo sportello dove la carenza di personale è drammatica. I lavoratori negli uffici postali e negli staff sono allo stremo delle forze proprio perché la carenza di personale non consente un normale svolgimento delle attività, ma li sottopone a un continuo martellamento e pressione commerciale dovuta alla finanziarizzazione sempre più spinta di Poste che si ripercuote anche sulle famiglie».

Anche in questo settore, con la privatizzazione, restano in bilico circa 1200 lavoratori in un territorio come Messina già economicamente depresso. Oltre al rischio di perdere circa 100 uffici piccoli che rappresentano, ancora, un presidio sociale in tutto il territorio”.

Per la Schillaci quella messa in atto è una vera e propria mortificazione del lavoro dei postali: «Vediamo solo chiusure e tagli, così come avvenuto nel passato per le altre grandi aziende, da Ferrovie a Telecom. A questo – continua la Schillaci – c’è da aggiungere che quest’anno si era provato a rinnovare il contratto, scaduto dal 2012, ma di fronte all’offerta aziendale della possibilità di poter licenziare per motivi disciplinari o per scarso rendimento ogni possibile trattativa è stata compromessa».

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