“Vittorio Emanuele: il teatro dell’assurdo”. Lettera di un’abbonata delusa. Per lei non hanno “aggiunto un posto a tavola”

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teatro v.eLettera di un’abbonata del teatro Vittorio Emanuele. Parole di chi perde il suo posto storico al teatro Vittorio Emanuele e protesta perché, a suo dire, “anche così si muove Messina”. Donatella Sindoni ha scritto alla redazione. E’ un’abbonata quinquennale e ci ha raccontato questo:

“Sono 5 anni che rinnovo l’abbonamento al teatro e avevo deciso anche quest’anno di farlo, per dimostrare il mio attaccamento a questa città. Lo faccio perchè mi piace l’arte, non per il Cda, perché non voglio che muoia in questa città anche quest’ultimo baluardo che ci permette di non farci catalogare come una città in pieno degrado. Lo faccio per le maestranze, soprattutto per l’orchestra, che è fra le migliori d’Italia. Sarei pure da premiare, perchè rifaccio un abbonamento a un teatro dove l’anno scorso e l’anno prima sono saltati numerosi spettacoli in programma. Ebbene, nonostante questo, vado a rinnovare il mio abbonamento alla stagione di prosa e lì accade l’assurdo: al botteghino una signora m’informa che il rinnovo è già scaduto, ossia lo dovevamo rinnovare entro il 27 dicembre. Chiedo se avevano mandato una comunicazione, e la signora, imbarazzatissima, risponde che non avevano mandato nulla ma che c’era scritto sul quotidiano cittadino. Io rispondo che per l’abbonamento al teatro credevo fosse interesse informarci con una lettera che stava partendo la campagna abbonamenti del 2013, ma la verità è che non ci sono i soldi per le comunicazioni scritte agli abbonati. Il punto è che mi sono dovuta accontentare di un altro posto, perché il mio posto “storico” era già stato preso. Insomma rifaccio l’abbonamento in un teatro che non paga i dipendenti, che non ha i soldi per i francobolli, ed è gestito da persone che useranno ancora fax e raccomandate, non sapendo che basterebbe una misera e non costosa mail per raggiungere tutti. Poco importa perchè gli “amici”, la gente che conta, è stata comunque avvertita telefonicamente da chi, all’interno, capisce che a Messina funziona così. Io, comunque, sono dalla parte dei lavoratori e questo mi basta”.

 

Donatella Sindoni

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