Giuseppe Ministeri

Teatro: criticità e proposte. Ministeri scrive al ministro dei Beni culturali e Turismo

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Giuseppe MinisteriIl presidente di Daf-Associazione Culturale, Giuseppe Ministeri, ha inviato questa mattina una lettera al Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Massimo Bray, che intende “fotografare” la situazione del teatro italiano, le sue criticità e alcune proposte.

«Scrivo questa breve lettera — si legge nella missiva — nella veste di operatore del teatro in quanto presidente di Daf Associazione Culturale, compagnia che da oltre un decennio opera nel campo delle attività culturali e della prosa in particolare.

Ho letto con molta attenzione — scrive Ministeri — le linee programmatiche presentate alle Commissioni di merito, condividendone in larghissima misura il contenuto e lo spirito. Mi preme tuttavia rassegnarLe alcune brevi riflessioni specie sulle tematiche inerenti il teatro, facendo anche seguito a quanto emerso appena qualche mese orsono, in occasione del confronto promosso dall’Agis il 15 Gennaio scorso a Moncalieri, alla presenza del Suo predecessore Prof. Lorenzo Ornaghi e del Direttore per lo Spettacolo dal Vivo, dott. Salvatore Nastasi.

In quell’occasione — prosegue — emersero alcune importanti riflessioni in buona misura apprezzabili sul settore teatrale in generale, con particolare riferimento alla realtà italiana, sul ruolo del Ministero e sulle problematiche, anche di tipo normativo.  

Per una realtà come quella che dirigo, la quale pur vantando oltre dieci anni di esperienza nel mondo del teatro, è ancora in via di consolidamento ed affermazione, sono risultate assolutamente condivisibili le linee di indirizzo, allora illustrate dal Direttore Nastasi, che prevedrebbero un unico strumento di finanziamento volto a favorire la multidisciplinarietà, la possibilità di proporre una programmazione triennale e una modifica dei criteri di valutazione volta privilegiare l’analisi qualificativa-quantitativa alla pur doverosamente rispettabile storicità. Tali linee, qualora da Ella condivise, sarebbero assolutamente congeniali rispetto ad una realtà come la nostra che cerca di fare della ricerca teatrale e del lavoro laboratoriale un punto di forza, e che da questi e dal proprio nucleo artistico trae una programmazione che sarebbe essenziale potere sviluppare in chiave pluriennale».

«Tuttavia — prosegue il Presidente di Daf-Associazione Culturale — mi preme segnalarLe come per una realtà “giovane” come quella che rappresento è sempre più difficile operare laddove, oltre tutte le difficoltà di tipo amministrativo, gestionale e burocratico, si aggiunge la paradossale circostanza di dovere aspettare anche un anno, e forse più, il pagamento delle spettanze per attività di circuitazione del proprio principale spettacolo da parte di importanti e consolidati Teatri Stabili che, a differenza di chi scrive, hanno il beneficio di poter godere delle anticipazioni. Ciò rappresenta una autentica beffa e un intollerabile meccanismo distorsivo che penalizza in maniera rilevantissima chi prova a inserirsi nel meccanismo, proponendo una prima istanza, o anche non potendo vantare una consistente storicità. Si tratta di problematiche molto assillanti e sentite da tanti operatori».

Sulle linee guida da seguire, Giuseppe Ministeri segnala due importanti aspetti che «a mio avviso — precisa —, meriterebbero l’attenzione del Ministero»: la possibilità di prevedere strumenti di agevolazione fiscale per lo spettacolo dal vivo e la necessità di un’apposita disciplina del lavoro nello spettacolo.

«Lo spettacolo dal vivo — evidenzia — è oggi alimentato, con risorse sempre calanti, in larga misura dal Fus. Sarebbe a mio avviso opportuno individuare strumenti di sostegno allo spettacolo dal vivo analoghi a quanto previsto per il sistema cinematografico con il tax credit, che possano sopperire alla riduzione di finanziamenti pubblici diretti utilizzando meccanismi incentivanti. Sarebbe un modo per  aiutare un settore cruciale per la cultura italiana, purtroppo finora adagiatosi su insostenibili meccanismi assistenziali».

«Quanto invece alla questione giuslavoristica — conclude —, sarebbe a mio avviso quanto mai opportuno giungere a una disciplina speciale del lavoro nello spettacolo, che sottragga il settore dalle storture derivanti dall’applicazione tout court della disciplina generale senza che sia di volta in volta necessario prevedere apposite deroghe. È una questione che riguarda tanto le imprese, quanto i lavoratori, oggi sottoposti a un clima di grave incertezza anche normativa».

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