Istituto vieta a due ragazzi disabili di entrare in classe perché ripetenti e maggiorenni


banchi di scuola

Hanno più di diciott’anni e sono regolarmente iscritti all’anno scolastico 2012/13, ma al loro primo giorno di lezione non vengono accettati in aula. È successo a due ragazzi disabili, che frequentano (o almeno, dovrebbero) l’ultimo anno di un istituto superiore in provincia di Messina. Il motivo del rifiuto? Essendo ripetenti e maggiorenni, avrebbero assolto già l’obbligo scolastico, quindi, pur non avendo completato il corso di studi intrapreso, non avrebbero diritto a frequentare l’ultimo anno di scuola.

Un brutto episodio di abuso da parte dell’istituto che, tra l’altro, aveva in precedenza regolarmente accettato l’iscrizione dei due giovani e inoltrato la consueta richiesta per il docente di sostegno. Al di là dell’ovvia premessa per cui il percorso formativo di un ragazzo con disabilità deve essere incoraggiato e agevolato nel sacrosanto rispetto della persona, esiste una normativa (sentenza della Corte Costituzionale n. 226/2001) che prevede che lo studente disabile ultradiciottenne, iscritto e frequentante nei corsi diurni degli Istituti di Istruzione secondaria di secondo grado, abbia il diritto di proseguire il proprio percorso di studi per l’intero ciclo quinquennale con l’aiuto di un insegnante di sostegno.

Immediata la reazione del sindacato S.F.I.D.A. che invita le Istituzioni scolastiche, il Miur e le figure istituzionali che lo rappresentano “a eliminare qualsiasi forma di abuso che lede i diritti delle persone con disabilità e umilia il loro percorso di vita e a garantire loro il diritto allo studio”. S.F.I.D.A. annuncia, inoltre, di voler per vie legali con la speranza che,  per eventuali danni alle famiglie, siano chiamati a rispondere personalmente i responsabili di questo pesante gesto e non la Pubblica Amministrazione in loro rappresentanza. È triste pensare che si possa vietare a un ragazzo con disabilità a entrare in classe al suono della campana senza un ragionevole motivo. Né burocratico, né morale.

 

Alessia Abrami

 

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