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Tutela della Laguna di Capo Peloro: se ne occuperà MessinaServizi Bene Comune

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MessinaServizi Bene Comune si occuperà anche della cura e della tutela della Laguna di Capo Peloro: a stabilirlo è l’ordinanza sindacale firmata lo scorso 30 giugno, a seguito dell’accordo tra la Città Metropolitana, il Comune e l’Azienda di gestione e smaltimento dei rifiuti. Non condivide la decisione Legambiente Messina, che commenta seccamente: «Come se la tutela e la valorizzazione di un’area di riserva sia solo un problema di igiene urbana».

La proposta arriva dalla V Direzione Ambiente e Pianificazione della Città Metropolitana di Messina ed è stata accolta dal Sindaco e dalle altre parti chiamate in causa. MessinaServizi Bene Comune – recentemente sotto i riflettori a seguito della delibera di Giunta che le affiderebbe la gestione di diversi impianti sportivi, tra cui lo Stadio “Franco Scoglio” e delle tante polemiche in merito alla raccolta differenziata e al servizio di spazzamento – si occuperà della tutela della Riserva Naturale Orientata “Laguna di Capo Peloro”.

Cosa dovrà fare? L’accordo, si legge nel testo, prevede che MessinaServizi si occupi di diverse cose:

  • Lo smaltimento in discarica autorizzata delle biomasse algali (queste ultime nei periodi di massima proliferazione) ovvero nei mesi di maggio e giugno, cosi come prelevate da attività istituzionali della Città Metropolitana di Messina e/o da diverse attività di pulizia che si dovessero organizzare;
  • La scerbatura, con cadenza mensile, ovvero il taglio di rovi ed erbe infestanti (compreso lo smaltimento in discarica autorizzata) che, fuoriuscendo dal guard-rail, intralciano il regolare transito pedonale dei fruitori;
  • Lo spazzamento continuo e cadenzato (preferibilmente nella fascia oraria 07:00 -10:00 per almeno due giorni della settimana) attraverso un idoneo mezzo meccanico “Spazzatrice stradale” con operatori, ad esclusiva destinazione dell’Area Protetta, necessario per l’effettuazione della pulitura dell’intera carreggiata stradale (compreso i cigli stradali e relativi marciapiedi) che circondano il perimetro dei laghi “Ganzirri” e “Faro”;
  • la pulitura dell’intero areale dovrà essere effettuata per almeno tre giorni/settimana (vedasi stralcio cartografia dell’IGM, visualizzate con colore giallo le zone oggetto d’intervento);
  • rendere disponibile uno scarrabile per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti che dovrà essere svuotato giornalmente;
  • pulizia dei fondali e delle sponde dei laghi ovvero a rimuovere rifiuti di vario genere, con attività cidiche quadrimestrali al fine di mantenere alto il livello di pulizia dell’area, avvalendosi di ditta specializzata ovvero mediante l’ausilio di operatori subacquei, in possesso dei requisiti di legge, compreso lo smaltimento in discarica autorizzata.

A fronte di tali interventi, si legge nell’accordo, la Città Metropolitana di Messina corrisponderà annualmente la somma massima di 35.000,00 euro quale rimborso a consuntivo delle spese, documentate, di conferimento in discarica e smaltimento dei rifiuti di vario genere. La suddetta somma di euro 35.000,00 verrà corrisposta annualmente con modalità: a rendicontazione periodica bimensile. 

Legambiente Messina: «La riserva naturale “Laguna di Capo Peloro” va rispettata e tutelata, basta lavori senza Valutazione d’incidenza ambientale»

Ma a far storcere il naso a Legambiente non è stato solo l’accordo con MessinaServizi Bene Comune. A preoccupare l’associazione sono in generale i lavori che si stanno svolgendo nella zona della Riserva naturale “Laguna di Capo Peloro”.

«Avevamo accolto con parziale soddisfazione le modifiche apportate al progetto “Balconi sui laghi” – scrive Legambiente – riguardante il Lago di Ganzirri, comunicate dalla Città Metropolitana di Messina al Ministero della transizione ecologica dopo le osservazioni avanzate  dalle associazioni ambientaliste Legambiente Messina, LIPU, MAN,  WWF, con nota del 31 Marzo 2021, anche se non erano ancora sufficienti. Le modifiche apportate a quasi la metà dei previsti affacci sul lago nei punti più sensibili dell’area di riserva, infatti, non avevano eliminato tutte le nostre perplessità e preoccupazioni perché permanevano diversi interventi non compatibili con gli obiettivi di conservazione posti dalle norme comunitarie e regionali vigenti».

«Purtroppo – prosegue l’Associazione – i lavori sono continuati nonostante l’aver ribadito nella  seconda nota delle associazioni ambientaliste del 18 maggio 2021, inviata in riscontro alla nota prot. N.0014495/21 del 15 Aprile della Città Metropolitana di Messina,  che “l’intervento, ancorché solo parzialmente rimodulato, è da sottoporsi a procedura di Valutazione di Incidenza e che lo stesso non rientra tra gli interventi finalizzati alla conservazione, bensì alla fruizione, critica in area così limitata e sottoposta a grave pressione antropica molteplice”».

«Ad aumentare – si legge ancora nella nota di Legambiente – le nostre preoccupazioni sull’integrità della riserva naturale di Capo Peloro sono i lavori in corso anche intorno al Lago Faro lato tirrenico e lato Granatari, dove si sta effettuando  la ristrutturazione dei percorsi pedonali e della recinzione in legno, con modalità però (escavatori, gabbioni, cementificazione, ecc…) che non si ritiene possano rispettare i delicatissimi equilibri ecosistemici plurimi esistenti, tra i motivi istitutivi sia della Riserva che della ZPS e ZSC».

«Il sito – conclude la presidente circolo Legambiente Messina, Cinzia Oliva – è protetto per i suoi incommensurabili valori ambientali che vanno rispettati e tutelati, sia come procedure che come interventi, e l’ente gestore deve farsene immediatamente garante. Prima che i danni siano irreparabili, chiediamo pertanto l’immediata sospensione di eventuali ulteriori lavori iniziati in assenza di Vinca ed il ripristino dei luoghi».

Tra le operazioni che poco convincono Legambiente, infine, il “Concorso di progettazione per la riqualificazione dell’Area Protetta Laguna di Capo Peloro”: «Sembra assomigliare ad una classica operazione di greenwashing. La procedura prevista dalle norme vigenti vede nel piano di sistemazione (zona A) e nel piano di utilizzazione (zona B) lo strumento pianificatorio del sistema delle riserve naturali in Sicilia e non certo “concorsi” pubblici con tempi brevi e rivolti a competenze non strettamente correlate alla tutela dell’ambiente».

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