Quattro Frecce: io non voglio il parcheggio gratis, io voglio il parcheggio brutto

Alla fine, qualcosa di positivo da tutta questa storia di coprifuochi e locali chiusi c’era stata e continua a esserci. Il Comune di Messina, infatti, ha annunciato l’esenzione del pagamento dei parcheggi. Wow ci siamo detti noi di Quattro Frecce. Adesso non ci saranno più parcheggi barbini e altrettanti parcheggiatori messinesi al seguito.

Perché, se è vero che le tariffe sono aumentate (una nuova scusa per i parcheggi selvaggi in giro per Messina) è anche vero che ad alcuni messinesi parcheggiare male sembra quasi far bene alla salute. «Dalle analisi condotte da un collega inglese – spiegano gli esperti – ai messinesi è stato ordinato, come fosse una prescrizione medica, di parcheggiare male almeno ogni due giorni».

Ecco quindi – nonostante i parcheggi siano gratuiti – che i discendenti del famigerato Missinisi Scaltrorum si sentono liberi di continuare a parcheggiare male, molto male.

Il coprifuoco dei parcheggi selvaggi

Sarebbe interessante osservare il comportamento dei messinesi se ci fosse un coprifuoco anche sui parcheggi. Non un divieto di sosta o divieto di parcheggio in una zona pedonale, ma un vero e proprio coprifuoco sui posteggi brutti. Se costretti (davvero) a smettere di parcheggiare male, come sarebbe Messina? Come si sentirebbero i parcheggiatori malvagi?

«Lo scenario da lei ipotizzato – tagliano corto gli esperti – è abbastanza impossibile che si verifichi. Secondo i nostri studi, il Missinisi Mi ni Fregu, non è in alcun modo turbato da agenti esterni. Lui sente di dover parcheggiare male perché è nella sua natura, di scapestrato mediterraneo».

Tra i discendenti dello scaltro, infatti, il Missinisi Mi ni Fregu è il più selvaggio, incapace di essere ligio alle regole e incapace di sacrificare il suo parcheggio brutto per un po’ di strada libera.

A che punto vogliamo arrivare? Quattro Frecce per il sociale

Su una scala da 1 a 10 – considerando che stiamo già vivendo un bel livello 9 di invivibilità – fino a che punto siamo disposti a vivere così? Fino a che punto vogliamo arrivare? Vogliamo vedere le macchine parcheggiate direttamente dentro le scuole? Le palestre? I bar? Ah no, sono tutti chiusi.

 

 

 

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