l'adorazione dei pastori, di caravaggio

La Natività di Caravaggio, simbolo del Natale di Messina: breve viaggio nell’opera

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«La Natività di Caravaggio dovrebbe essere il Brand di Natale di Messina»: lo ha affermato lo storico Franz Riccobono mentre si chiacchierava degli eventi delle feste e delle tradizioni della città dello Stretto. Gli abbiamo chiesto di approfondire il concetto e ne è nata un’interessante riflessione sulle festività ormai alle porte, sull’arte e la tradizione.

Gli eventi, le celebrazioni, i convegni per ricordare Caravaggio nel 450esimo anniversario dalla sua morte non possono che farci riflettere su una questione fondamentale. L’artista lombardo – che, fuggiasco con una condanna per omicidio che gli pendeva sopra la testa, trovò rifugio nella città dello Stretto nel 1609 – dipinse proprio a Messina una delle rappresentazioni più suggestive della Natività. Stiamo parlando, chiaramente de “L’Adorazione dei pastori”, vanto nel Museo Regionale di Messina, al cui interno è custodita tutt’oggi e che rappresenta una delle opere più importanti dell’autore stesso. E allora perché, ci interroga Franz Riccobono, ce ne ricordiamo solo quando c’è una data importante di mezzo? Perché non farlo diventare il simbolo stesso del Natale nella città dello Stretto? Perché non sfruttare di più, nella connotazione migliore che si possa dare a questo termine, le due opere di Caravaggio esposte al MuMe per un rilancio turistico e, soprattutto, culturale della città?

«Messina – evidenzia Riccobono – nel corso dei secoli, ma soprattutto dal XVI, dimostra in ambito artistico una predilezione per il tema della Natività. È un tema che era stato trattato anche in precedenza, certo, ma che dal ‘500 e fino all’800 diventa un elemento fondamentale della devozione popolare cittadina. Lo possiamo riscontrare già osservando la collezione del MUMe, dove su tutti troneggia l’“Adorazione dei pastori” di Caravaggio».

Perché il riferimento a quest’opera? La domanda è quasi retorica: «Perché – sottolinea – può considerarsi tra le raffigurazioni più pregnanti del Merisi stesso, che qui realizza e concentra, alla fine della propria esistenza, quella che è stata l’esperienza di una vita travagliata, dando vita a una concezione della Natività innovativa, moderna, caratterizzata da un taglio di luce straordinario che rende unico questo capolavoro».

Basta osservare con occhio attento l’opera per rendersi conto di quanto questo sia vero. «La Madonna – ci mostra Riccobono – non è in un atteggiamento, per così dire, consono al ruolo, usuale, ma è accovacciata a terra, nella stalla, accasciata sulla paglia. Una postura che fa trasparire l’estrema umiltà della Madre di Dio che tiene il figlio in braccio. Il bambino si stringe alla madre. È una rappresentazione struggente». Una scena coinvolgente, dipinta con intensità e realismo, in maniera assolutamente nuova, in cui il divino si fa umano. I pastori, che circondano Maria insieme a Giuseppe, portano sul volto i segni del viaggio, il bue e l’asinello si stagliano sullo sfondo buio. In un angolo, una cesta con del pane e gli strumenti strumenti del falegname. «Una rappresentazione potente – sottolinea Riccobono – riconosciuta come una delle maggiori opere del Caravaggio. Messina dovrebbe assumere come proprio brand natalizio quest’opera straordinaria che il mondo intero ci invidia».

E in effetti, ci ricorda lo storico messinese, in queste ultime settimane e negli ultimi giorni, gli eventi dedicati a Caravaggio sono stati tanti, dalla due giorni organizzata da Comune, Museo e Soprintendenza ai Beni Culturali al convegno di maggio, per non parlare degli ingressi speciali al MuMe e di tante altre iniziative. Quest’anno, il 450esimo anniversario dalla morte di Michelangelo Merisi dovrebbe essere non un unicum, sottolinea Riccobono, ma uno spunto per proseguire su questa scia (e fare anche di più) nei prossimi anni.

Ritornando però al tema della Natività in generale, come già ricordato, Messina ne ha fatto per lungo tempo una questione fondamentale. Ne sono testimonianza le numerose opere, su tela e scultoree, custodite al MuMe: «Per citarne alcune – ricorda Riccobono –, c’è la formella marmorea attribuita a Rinaldo Bonanno, che rappresenta in maniera originale il tema della Natività. Inoltre, quasi a precorrere la moda dell’uso domestico del tema della natività, vi è un piccolo ma prezioso presepe d’avorio, una natività in terracotta di piccolo formato e una in cera attribuita a Giovanni Rossello, plastificatore messinese del ‘700».

Insomma, di opere incentrate sulla Natività, Messina ne ha in gran quantità, anche di un certo valore. E, sebbene oggi l’albero di Natale sia diventato forse l’elemento più usato per simboleggiare la festività del 25 dicembre, il presepe rimane una tradizione importante, che è mutata, certo, ma che resiste, soprattutto nei piccoli centri e nei villaggi.

 

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