Revoca isola pedonale. Negozianti pronti a chiedere i danni

CAM00437Se ne è parlato tanto, nel bene e nel male. L’isola pedonale è stata argomento di discussione che ha diviso in diversi tronconi l’opinione pubblica cittadina. Ma più si avvicina la data di scadenza di questo esperimento ─ il 15 luglio termineranno i 6 mesi di prova ─, e si prospetta la possibilità che possa divenire permanente, più si inaspriscono gli animi, soprattutto di quei commercianti che lamentano forti ricadute economiche.

Sono 50, infatti, i negozianti che hanno firmato un atto stragiudiziale di diffida nei confronti del Sindaco, della Giunta Comunale, del Segretario Generale, del Dirigente al Dipartimento Mobilità Urbana, dell’Assessore all’Energia, Mobilità, Viabilità, Trasporti, per richiedere la revoca in autotutela, entro cinque giorni, dell’ordinanza con la quale, il 9 gennaio scorso, la Giunta ha istituito “l’area pedonale Cairoli”. Gli avvocati Carlo Autru Ryolo e Maurizio Cacace hanno notificato l’atto e lo hanno presentato, questa mattina, nella segreteria elettorale di Salvo Pogliese (Forza Italia).

«Nonostante le legittime proteste della quasi totalità dei commercianti e nonostante un atto di “indirizzo” del Consiglio Comunale — si legge nel testo — l’Amministrazione ha ritenuto di mantenere inalterate le disposizioni della delibera e, ciò che più preoccupa, avrebbe intenzione di attuare in via definitiva l’area pedonale». Tale decisione, però, viene considerata «illogica, priva di motivazione, contraria agli interessi economici dei commercianti» e «in violazione e falsa applicazione della legge».

Nell’istituire l’area pedonale, la Giunta — si evince dall’atto notificato dai due avvocati — avrebbe agito esercitando un potere che non gli competeva, poiché «assegnato a un altro organo espressamente nominato». Tutto questo perché nel 2006, a Messina, con un provvedimento del Consiglio dei Ministri, era stato dichiarato lo stato d’emergenza ambientale, che aveva portato nel 2007 alla nomina di un commissario delegato — il Prefetto, poi sostituito con un’ordinanza del 2008 dal Sindaco. Al commissario delegato spettava anche il compito di provvedere alla realizzazione di eventuali aree pedonali e Ztl.

Inoltre, con un’ordinanza del 2013 la Protezione civile aveva individuato nel segretario generale Santi Alligo, sostituito poi da Giovanni Le Donne, «l’unico responsabile delle iniziative finalizzate al subentro dell’Amministrazione comunale nelle attività in via ordinaria, già espletate dal Commissario». Solo il commissario, infatti, in quanto organo straordinario dell’Amministrazione, avrebbe potuto assumere decisioni in merito alla predisposizione di un piano di interventi volti al superamento della condizione di criticità, che avrebbe poi dovuto essere approvato dal dipartimento di Protezione civile. Sotto questo profilo — evidenzia il documento — «si configurano i vizi di sviamento di potere, incompetenza, eccesso di potere e violazione del principio di ragionevolezza non trovando spazio nel nostro ordinamento la possibilità di concorrenza di poteri».

Inoltre, il Codice della strada, all’articolo 36 — si ricorda nel documento —, prevede la redazione di un Piano urbano del traffico, atto a migliorare la mobilità, che dovrebbe essere aggiornato ogni due anni. Nell’eventualità dell’istituzione di Ztl e isole pedonali, per di più, i Comuni devono tenere conto degli effetti sul traffico, sicurezza, salute, ordine pubblico, patrimonio ambientale e culturale del territorio. In realtà, però, l’ultimo aggiornamento del Ptu del Comune di Messina risale al 1998. Motivo per il quale il decreto del 2006 del Consiglio dei Ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza. Dunque, il provvedimento che ha portato all’istituzione dell’area pedonale in questione risulterebbe illegittimo sotto diversi punti di vista — sostengono i legali —, proprio perché presenta un «vizio che lo rende difforme» a quanto previsto dalla legge.

Intanto, alcuni commercianti, che si dichiarano danneggiati dal provvedimento dello scorso gennaio, indipendentemente dalla sua revoca o meno, sono pronti a chiedere il risarcimento dei danni irreversibili ai singoli soggetti, destinatari della diffida. 

 

Giusy Gerace

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