Coronavirus. La lettera dell’Arcivescovo di Messina ai detenuti e agli operatori del carcere

monsignor giovanni accolla, arcivescovo di messinaL’Arcivescovo di Messina, Monsignor Giovanni Accolla, invia una lettera ai detenuti e agli operatori del carcere per esprimere la propria vicinanza a chi, in questi giorni di sacrifici e timori legati al coronavirus, si trova “smarrito e preoccupato”.

«Siamo tutti sulla stessa barca». È questo il messaggio lanciato dal Monsignor Accolla ai detenuti e a tutte le persone che lavorano e operano all’interno del carcere e che si trovano a fronteggiare, così come chi sta fuori, l’attuale emergenza sanitaria. Con una lettera l’Arcivescovo di Messina invita alla preghiera e trasmette la propria solidarietà.

La lettera dell’Arcivescovo di Messina ai detenuti e agli operatori del carcere

Dopo il messaggio video ai messinesi, e dopo la protesta scattata fuori dal carcere di Gazzi. l’Arcivescovo di Messina, Monsignor Giovanni Accolla, si rivolge in particolare sui detenuti e sugli operatori del carcere che si trovano oggi a fronteggiare l’emergenza sanitaria legata al coronavirus.

«Carissimi detenuti, carissimi tutti che operate all’interno del carcere,
in questo tempo caratterizzato dall’epidemia del Coronavirus, desidero esprimervi la mia particolare vicinanza.

Siamo tutti sulla stessa barca, dentro o fuori dal carcere: cambia il luogo, ma siamo tutti toccati dallo smarrimento e dalle preoccupazioni. Tutti, però, siamo chiamati a fare la nostra parte con senso di responsabilità. Solo così possiamo vincere la crisi sanitaria in corso.

Pertanto, vi esorto fraternamente ad agevolare il superamento della crisi in atto con la preghiera e la collaborazione. Le regole che stanno cambiando lo stile di vita ci invitano, dentro e fuori dal carcere, a prevenire danni maggiori. Sono regole di prevenzione per il bene di tutti: per voi, per i vostri familiari e per tutto il personale che lavora in mezzo a voi.

Avete, senza alcun dubbio, un ruolo importantissimo nel cammino di prevenzione e di tutela. Le vostre celle possono essere cattedre dalle quali si insegnano percorsi di responsabilità civile, altari o chiese per la testimonianza della carità e la preghiera.

Niente “guerre tra poveri”! Reclusi o agenti, medici o ammalati, sacerdoti o fedeli, impiegati o operai, nobili o poveri: tutti sulla stessa barca!

A tal proposito, mi piace richiamare questo piccolo brano del Vangelo di San Matteo:

                 Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?» (Mt 8,23-27).

Gli apostoli sono smarriti, come noi, e invocano l’intervento di Gesù. Gesù interviene e la tempesta viene sedata. Insieme invochiamo con fede l’intervento di Gesù per sedare la tempesta del Coronavirus, affidiamoci a Lui e seguiamo quello che Lui ci insegna.

Desidero ringraziarvi per il paziente ascolto e la vostra fattiva collaborazione.

Per intercessione della Madonna della Lettera, nostra Patrona, e dei nostri Santi protettori, con paterno affetto, invoco su tutti la Benedizione del Signore».

Messina, 11 marzo 2020

Giovanni Accolla,
Arcivescovo

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