stampa della cripta del duomo di messina

C’era una volta Messina: la Cripta del Duomo tra storia e possibilità

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La Cripta del Duomo di Messina, dalle origini al post terremoto

«La cosiddetta Cripta del Duomo – prosegue – è in realtà un edificio paleocristiano databile al VI-VII secolo d.C., perfettamente conservato al di sotto dell’impianto normanno della Cattedrale di Messina. Questo complesso monumentale si conserva nello spazio sottostante il transetto e le tre absidi del nostro Duomo. Uno spazio vasto, articolato, di grande suggestione, ancorché diverso da quello che era il suo aspetto originario. Difatti, nel corso del tempo ha subito rimaneggiamenti e trasformazioni: nel XVII secolo divenne sede della congregazione degli “Schiavi di Maria della Lettera” protettrice perpetua della città di Messina. In quell’occasione l’impianto primigenio caratterizzato dalla semplicità delle strutture, venne arricchito con la decorazione a stucchi ed affreschi barocchi dei soffitti a volta».

congregazione degli schiavi di maria, cripta del duomo di messinaNé il terremoto del 1783, né quello del 1908 danneggiarono la struttura che fu però sottoposta, tra gli anni ’10 e gli anni ’20 del ‘900 a diversi interventi: «Visitando il monumento – chiarisce Riccobono – si notano plinti ed imponenti rifasci di fondazione che furono opportunamente inseriti per dare sicura base alle sovrastanti strutture in cemento armato. Questi lavori terminarono nel 1929 e modificarono quello che era l’impianto primigenio dell’edificio, realizzato essenzialmente con materiale di spoglio, cioè colonne di vario tipo con sovrastanti capitelli dal disegno elementare che ne facilitano la datazione al VI-VII secolo D.C.».

«Ulteriori interventi – aggiunge Riccobono – vennero realizzati negli anni ’60 del ‘900, quando la ditta Sciarrone rifece l’apparato decorativo a stucchi, risparmiando, per fortuna, i medaglioni dove si conservavano gli affreschi di Antonino Bova».

I dipinti realizzati all’interno della Cripta furono opera di diversi artisti: Antonio Tricomi, Antonio Tuccari e, appunto, Antonino Bova, la cui fama è legata a una storia piuttosto travagliata: «Il giovane pittore – racconta Franz Riccobono – si macchiò di un omicidio per motivi passionali, a seguito del quale si nascose in un convento. Fu lì che imparò a dipingere».

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