Ex Silos Granai e I-Hub, Ferrante contro De Luca: «Chiediamo quanto promesso alla città»

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Riflettori puntati sull’ex Silos Granai, struttura dell’ex centro di Messina, oggi in stato di abbandono, tra immondizia e degrado. A sollevare la questione sul futuro dell’area è il candidato alla IV Circoscrizione Domenico Gabriele Ferrante (M5S), co-fondatore del progetto #MaiPiùScempi, incentrato proprio sui luoghi dimenticati dalle istituzioni. In particolare, il pentastellato punta il dito contro l’ex amministrazione De Luca: «Avevano parlato del più grande progetto di rigenerazione urbana. Avevano promesso che entro un anno sarebbero partiti i lavori. 365 giorni dopo niente».

Di cosa sta parlando? Del progetto dell‘I-Hub dello Stretto, un centro tecnologico polifunzionale da costruire proprio nella zona dell’ex Silos Granai (nei pressi della Stazione Marittima), annunciato nel luglio 2021 dalla Giunta De Luca. Poco prima, a maggio 2021, Ferrante e il co-fondatore di #MaiPiùScempi, Marco Bellantone, avevano denunciato le condizioni dell’area, “biglietto da visita” di Messina per chi attracca al Porto.

«La Previti – scrive Domenico Gabriele Ferrante in una nota – il 4 giugno 2021 aveva spiegato ai giornali che era in corso di elaborazione il progetto per un grande hub tecnologico. A un anno esatto tutto è fermo e sommerso dall’immondizia. I lavori avrebbero permesso, nei piani dell’ex amministrazione, la creazione di un hub che avrebbe favorito il rapporto tra Pubbliche Amministrazioni, imprese, ricerca scientifica e formazione dei giovani e avrebbero dovuto riguardare anche il mercato alle spalle dell’ex Silos e i Magazzini generali. I fondi utilizzati sarebbero stati quelli europei per l’innovazione, con un investimento di circa 15 milioni di euro. Da allora però tutto tace e l’area è ancora sommersa dai rifiuti».

Prima del progetto dell’I-hub dello Stretto presentato dall’ex vicesindaco Carlotta Previti, ci sono stati altri progetti riguardanti l’area dell’ex Silos Granai: «Nei vari piani di dismissione i Silos Granai – scrive Ferrante – negli anni hanno assistito ad un’altalena di valutazioni: dai 13,4 milioni ai 12 dopo la prima asta deserta, nel piano dismissioni del 2009 della giunta di Giuseppe Buzzanca, poi “messi a realizzo” a 8 milioni 560 mila euro dall’allora commissario straordinario del comune di Messina Luigi Croce e poi rivalutati a 10 milioni e 700mila euro dall’amministrazione di Renato Accorinti, che invece di venderli voleva riqualificarli, si partì con la realizzazione di murales nell’ambito del progetto “Distrart”, null’altro. Sorte ancora più beffarda per i Magazzini generali, venduti per il 10% circa del loro reale valore a un imprenditore che avrebbe voluto farci un palazzo a sette piani da oltre 12mila metri cubi di volume (mentre i Silos Granai, 3700 metri quadrati di superficie, una volta abbattuti, avrebbero fatto spazio ad un progetto di palazzo a nove piani da oltre 45mila metri cubi), per poi accorgersi che sull’immobile gravava un’ipoteca. In una porzione dei Magazzini Generali è ospitato il rifugio per senzatetto “La Casa di Vincenzo”».

Fatte queste premesse, Ferrante punta il dito contro l’Amministrazione De Luca e chiede conto e ragione del progetto: «Lo scorso marzo è stato aggiudicato un appalto per far partire un processo di bonifica e messa in sicurezza per la riconversione, ma da lì, dopo tre mesi, tutto è fermo. Chiediamo che l’area venga riqualificata. Una zona in centro città e un affaccio sul mare non può essere lasciata abbandonata a sé stessa, sommersa dall’immondizia e presa di mira per incendi, come quello dell’agosto 2019, del luglio 2020 e aprile 2022. Non è giusto per i turisti e per i cittadini, senza tenere in considerazione il danno ambientale che si sta andando a creare».

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