Lettera del consigliere Sturniolo al vicesindaco Signorino: “Caro Guido…hai fatto male i tuoi conti, vivete in uno spazio separato”

Luigi SturnioloIl consigliere comunale del gruppo misto, ex Cambiamo Messina dal Basso, Luigi Sturniolo ha scritto una lettera aperta al vicesindaco e assessore al Bilancio Guido Signorino dopo la nota di quest’ultimo sulla bocciatura della delibera con il debito da 11,9 mln di euro che il Comune ha nei confronti dell’Ato3. 

Sturniolo va oltre e fa il quadro della situazione politica attorno al sindaco Accorint:

 

“Caro Guido,

Renato non sarebbe diventato sindaco se la politica non fosse già fallita, se i partiti non fossero stati evidentemente incapaci di autoriformarsi. Tranquillo, non è fenomeno che riguarda solo Messina. Non sarebbe accaduto neanche che tanta parte dei ballottaggi  fossero finiti con la vittoria dell’outsider. Non sarebbe accaduto che il M5S in pochi anni avesse visto moltiplicare così esponenzialmente il proprio consenso. Non sarebbe accaduto che in una sola stagione Renzi potesse passare da giovane rottamatore a salvatore della patria, ultima spiaggia per tutti. Davvero, rimango stupito da tanta ingenuità. La stessa che tradisce lo smottamento del progetto iniziale di Cambiamo Messina dal Basso. Ma come, ti rivolgi ai partiti, ti rivolgi al PD? Renato continua a dire che ha 40 consiglieri e non 4 (adesso 2, a dire il vero) e tu richiami i partiti all’ordine? Gli dici di tornare a svolgere il loro compito?

La tua, Guido, è una reazione disperata, come di chi è sorpreso dal fatto che gli altri non lo capiscano. In questo c’è quel po’ di arroganza che vi aveva condotto a trasformare il cambiamento dal basso con l’intelligenza al potere. Hai fatto male i tuoi conti e la cosa non mi sorprende. Sei/siete politicamente fragili e avete poco rapporto con la società. Vivete in uno spazio separato e pensate che tutti dovrebbero dirvi di sì per i titoli accademici che portate. Davvero non avevi capito che i partiti non esistono più e che le larghe intese con i notabili esterni non sarebbero bastate? Si chiama crisi della rappresentanza politica e accade che i nominati non abbiano più il peso che avevano prima su chi i voti li prende davvero (forse ancora per poco, visto il poco da distribuire che c’è).

Ciò che non ti passa per la testa neanche per un attimo è che qualcuno possa non essere d’accordo con te, che qualcuno possa avere messo in discussione che quelli avessero tutti i crismi del debito fuori bilancio, che il bisogno di scandagliare, e il bisogno del tempo necessario per farlo, potesse per qualcuno essere vero. Non ti viene davvero mai il dubbio che qualcuno possa avere un’idea propria diversa dalla tua. Deve esserci per forza un doppio fine, un’altra ragione, di sicuro inconfessabile. Per tutti. Il bene è tutto depositato nelle mani dei 10 cavalieri cui il destino ha assegnato il compito di salvare la città. Senza più la piazza. Quella città e quella piazza cui facevi rimando quando provavamo a dirti che gli spazi della politica non possono essere sostituiti dal comizio e dal modello centripeto del progettificio, che, ti informo, funziona quando ci sono i soldi, non nella penuria che ci è stata data in dote.

Eppure, Guido, c’è una parte della città che pensa che sui debiti sia necessario fermarsi a valutarli, a denunciarli, anche. E a non pagarli, se possibile. Ecco, il primo impegno, per una amministrazione, non è far fronte ai debiti, ma difendere i cittadini. E informarli. In questo siete tremendamente deficitari. Date la sensazione di ritenere questo ininfluente, quasi bastasse il vostro imprimatur a rendere vero e giusto il riconoscimento di un debito. Mi sono anche stancato di continuare a dirti che avevamo promesso il palazzo di vetro e l’operazione verità. Eppure, in questo, siete duri come le pietre. Inscalfibili, continuate a presentare i provvedimenti all’ultimo momento. E’ questo vostro atteggiamento che mi ha spinto a pronunciare la parola “sanatoria” per definire il vostro Piano di riequilibrio. D’altronde, mi avevi anticipato tu, quando, nell’agosto 2013, definisti il riconoscimento proprio di questi debiti fuori bilancio “una pietra tombale sul passato”.

Cambiamo Messina dal Basso aveva scommesso sul fatto che la società messinese avesse nel proprio seno le intelligenze e le disponibilità per cambiare le cose. Perché questo potesse avere luogo sarebbe stato necessario cedere sovranità, fare spazio, essere attrattivi, offrire alle persone la possibilità di partecipare alle decisioni. Invece, avete chiuso tutte le porte. Avete iniziato con i vostri, convinti di parlare a nome della città, e piano piano avete rotto con tanti altri. Fino alle contestazioni che oggi accompagnano i vostri movimenti e che aumenteranno vieppiù all’avanzare del piano di riequilibrio (se la Corte dei Conti ve lo farà passare, cosa che io dubito).

Lo squinternamento del Consiglio comunale era lo spazio politico che ci veniva offerto per aspirare a non essere un’anomalia, per fondare una nuova politica in questa città, per sperimentare quella nuova democrazia che tanti cercano di scorgere in noi guardandoci da lontano. Avete rinunciato e avete scelto il risanamento come unico orizzonte destinandovi ad essere il piattello su cui tutti spareranno nei prossimi anni. Avevamo le autostrade davanti e, invece, oggi ti ritrovi a chiedere “un nuovo sistema di relazioni politiche e istituzionali”.

Mi piacerebbe pensare che tu possa riferirti ad un mutamento di rotta, a riconsiderare il modello tecnocratico che avete scelto. Mi piacerebbe pensare che “nuovo sistema di relazioni politiche e istituzionali” significhi allargamento della democrazia partecipata, costituzione di nuova istituzionalità, riconoscimento di quanto si muove nella società. E, perché no, riconoscimento anche dell’assemblea elettiva, di quell’organo che le leggi elettorali sempre più relegano a ruolo secondario, stretto com’è tra i vincoli di bilancio e la ristrettezza del raggio d’azione. La democrazia non si rinnoverà attraverso la riduzione degli spazi, quanto piuttosto nella loro moltiplicazione e nel loro potenziamento”.

 

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