LabDem – Signorino: continua “botta e risposta” sul tesoretto del Comune

Riunione LabDem (da sin. Luigi Beninati, Peppe fera, Ciccio Barbalace)Continua il botta e risposta tra il vicesindaco di Messina, Guido Signorino e LabDem. Alle affermazioni sulla reale situazione economica del Comune fatte da LAbDem, che aveva denunciato un “avanzo” di 17 mln sul bilancio comunale, aveva risposto il vicesindaco Signorino.

Non si fa attendere la contro-risposta di LabDem, affidata ad un comunicato stampa a firma di Luigi Beninati, responsabile economia e finanze, Peppe Fera, responsabile provinciale, e Francesco Barbalace, responsabile regionale.

«Dal tavolino del medesimo bar – scrivono Beininati. Fera e Barbalace -, LabDem Messina si è riunito per rispondere ai rilievi mossi dal vicesindaco di Messina Guido Signorino sulla reale situazione economica del Comune. Nessuno vuole disconoscere – precisano – che l’attuale situazione finanziaria sia frutto di cattive  gestioni del passato. Tuttavia, poiché anche 2 anni fa si sapeva quali fossero le condizioni, è inutile disquisire su questo o quel provvedimento».

«E’ sul modo di affrontare il problema – scrivono – e sulle prospettive che si possono determinare attraverso rappresentazioni mendaci della realtà, che esprimiamo il nostro dissenso. La nota del vicesindaco, che afferma che il Consuntivo 2014 è più vicino ai Bilanci Beninati-Saja che a quelli Buzzanca-Miloro è per noi un riconoscimento che riteniamo un’apertura al confronto, al quale siamo pronti a contribuire – dichiarano – se si vorrà dare seguito senza arroccamenti di posizione».

Beninati, Fera e Barbalace commentano le affermazioni del vicesindaco: «Non sorprende la franchezza con la quale Signorino ammette che il tesoretto di 37 milioni del quale si è scritto di fatto non esiste sotto l’aspetto della effettiva liquidità di cassa. E’ lo stesso amministratore che ci rivela che tale risultato è frutto di una rivisitazione dei residui (debiti cancellati? e i crediti?) e quindi non si tratta di entrate effettive o di revisione della spesa».

«In realtà – precisano -, a un impegno di spesa per circa 20 milioni di euro, non coincide una reale fase di erogazione a saldo di debiti (e quindi tutto è virtuale). Pagamento dei debiti che lo stesso vicesindaco promette che saranno onorati (come? il Consiglio comunale li ha accertati? con quali transazioni?) non con le somme accantonate ma “all’approvazione del piano pluriennale di rientro dal debito, in virtù della anticipazione (altro debito) che il DL 174 del 2012 prevede per i Comuni in predissesto”».

«Se le informazioni delle quali siamo in possesso saranno confermate – continuano -, anche nel 2014 (come già in passato) saremo di fronte a un utile di esercizio fittizio e a una rappresentazione della complessa e articolata realtà del Comune ancora una volta mendace e in dissonanza con la reale situazione finanziaria del Comune».

I tre rappresentanti di LabDem continuano a manifestare dubbi: «Nel rilevare che Signorino non nega le cifre da noi anticipate e che afferma che l’avanzo finirà nel fondo crediti di dubbia esigibilità nel 2015, non si capisce perché non si sia fatta pulizia cancellando i crediti inesigibili già nel Consuntivo 2014 anziché presentare un avanzo».

«Fa sorridere – aggiungono – un avanzo di 17 milioni in presenza di rilevanti anticipazioni di cassa. Nell’immaginario collettivo l’attuale gestione si avvicina sempre di più a quelle che in passato affermavano che tutto andava bene, quando invece ci sono centinaia di milioni di debiti accumulati (i cui pagamenti continuano a essere dilazionati) mentre nessuna congrua previsione per interessi e spese sui debiti contratti pare essere presente nel Piano di Riequilibrio. Piano che peraltro – precisano – evidenzia cifre che derivano da una situazione finanziaria incompleta perché ipotetica, considerato che ad oggi continuano a mancare i Bilanci delle partecipate. Intanto a Messina si continua a non potere spendere, a fare drastiche economie e ad assumere personale che dovrebbe sì trovare occupazione, ma in attività produttive e non più come in passato in servizi di dubbia utilità».

Sono duri i commenti di LAbDem sulla questione dell’economia comunale: «L’unico progetto che intravediamo dal nostro tavolino del bar è la filosofia del tirare a campare. Se per caso dovesse essere bocciato il Piano di Riequilibrio, non ci sorprenderemmo se si attestasse che comunque la Messina può farcela da sola, visto che si è già riusciti a determinare un così cospicuo avanzo di gestione nel 2014».

Beninati, Fera e Barbalace suggeriscono: «Riteniamo che un confronto più duro e serrato con i ministeri competenti, che già attraverso leggi speciali hanno permesso ad altri enti di pagare centinaia di milioni di debito, sia necessario anche in favore di Messina. E’ necessario costringere la cabina di regia romana a non perdere altro tempo e ad assumere provvedimenti che aiutino la città a uscire dal lento e costante declino nel quale si trova già da troppi anni. Tenendo ben presente – concludono – che senza un bilancio completo della situazione finanziaria messinese, a oggi inesistente, tale ipotesi continua a essere irrealizzabile».

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