L’assessore Scilabra riceve delegazione Aram. Oggi l’incontro tra i dipendenti. Caliò: “Siamo disperati”

Dipendenti AramSono disperati, hanno un passato fatto di 18 mensilità arretrate non versate e un presente molto nebuloso. Il loro futuro lo hanno affidato ieri all’assessore regionale Nelli Scilabra. Questa mattina, un gruppo di dipendenti dell’Aram, uno degli enti messinesi coinvolti nell’inchiesta sulla Formazione Professionale che ha portato anche agli arresti domiciliari il responsabile Elio Sauta, si sono incontrati per fare il punto della situazione. A guidare il gruppo l’ex consigliere comunale Tanino Caliò, anche lui impiegato Aram, e che ieri insieme a un collega e accompagnato dal deputato regionale Marcello Greco, presidente della commissione Ars sulla Formazione Professionale, è stato ricevuto dall’assessore Scilabra. I dipendenti Aram sono in tutto 55, non hanno più soldi, e non sanno come andare avanti. In questo momento, con la revoca dell’accreditamento all’Aram (anche lo stabile è stato sequestrato) sono come “disoccupati”. “Ringrazio l’assessore Scilabra e l’onorevole Greco per quest’incontro – ha dichiarato Caliò che si è fatto portavoce dei colleghi – l’assessore si è impegnato, nel giro di una decina di giorni, a provvedere a un possibile nostro “assorbimento” presso enti che ancora sono accreditati presso la Regione, di sicuro l’Aram ha perso il rapporto di fiducia con il governo Crocetta”. Nonostante le parole della Scilabra lo spazio è tutto riservato agli sfoghi dei dipendenti Aram: “Abbiamo pignoramenti, debiti da onorare – continua Caliò che riprende le parole degli altri lavoratori – la situazione è ai limiti della sopportabilità umana, avevamo anche preparato una lettera di protesta che avremmo consegnato a Sauta proprio il giorno in cui è stato arrestato”. Caliò è intervenuto anche sull’inchiesta: “Fermo restando che non c’è ancora una sentenza passata in giudicato e che dunque a tutti dev’essere concessa la presunzione d’innocenza è ovvio che se l’impianto accusatorio resisterà nei tre gradi di giudizio verrebbe meno tutto l’affetto e la vicinanza che abbiamo mostrato in questi anni ai responsabili dell’azienda, sarebbe un tradimento morale ed economico, chiediamo alla magistratura di farsi carico anche della nostra condizione economica, siamo alla fame”.  I presenti hanno confermato le parole di Caliò. L’ex consigliere comunale segnala inoltre che loro pur non vincendo un concorso pubblico per entrare nell’organico dell’ente di Formazione professionale hanno pari dignità a non dover mendicare lo stipendio. “Anticipo già quello che mi potrebbe essere chiesto – conclude Caliò – ovvero che noi abbiamo solo presentato un curriculum e siamo stati chiamati a lavoro, noi pretendiamo uguale trattamento come tutti gli altri lavoratori anche se in questo momento della Formazione professionale pochi potrebbero interessarsi vista la situazione, per noi non ci saranno vacanze ma ci sono bollette e mutui da pagare, non abbiamo i soldi neppure per la benzina da mettere alle auto, non ce la facciamo più”. @Acaffo

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