Accorpamento Autorità Portuale. Germanà: «Messina deve fare riferimento alla Sicilia»

nino-germanaA guardare bene dal nuovo “Piano Strategico Nazionale dei Porti e della Logistica”, così come anticipato dalla stampa di settore, ci si aspettava di più», questa l’opinione del deputato regionale, Nino Germanà.

«Si pensava – spiega Germanà – di aver soppiantato la filosofia, che aveva precedentemente ispirato il piano Lupi, sulla scelta delle priorità per la nuova organizzazione dei porti che non vivono – sottolinea il deputato – di soli containers ma anche di traffici altrettanto significativi come i ro/ro, crocierismo, passeggeri».
Il deputato sperava in un’attenzione maggiore in questo senso da parte del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio.
«Tralasciando i caratteri generali, per i quali confido nella riconosciuta professionalità e serietà del Ministro Delrio – prosegue Germanà -, mi soffermo sul caso specifico di casa nostra perché la Sicilia, e Messina più di preciso, fanno storia a sé».
«Ho letto con stupore, sulla stampa locale – racconta Germanà -, commenti di autorevoli rappresentanti della intellighenzia messinese ed in particolare del sindaco Accorinti, principale ispiratore, insieme alla sua Giunta, della scelta del Distretto».

Germanà invita alla lettura del documento: «Deduco che forse qualcuno non abbia prestato la dovuta attenzione nell’analizzarne le oltre 200 pagine poiché, se lo avesse fatto, dubito ci sarebbe stato spazio per conclusioni appagate e tanto giubilo».

Il deputato spiega quindi le ragioni della sua insoddisfazione: «Le ragioni sono semplici: in primis circa la nuova denominazione scelta “Autorità di Sistema Portuale della Calabria e dello Stretto”, mi pare manca dell’aggiunta dei nomi di Messina e Milazzo. La mission di unire le due sponde è pregevole – continua Germanà – ma non se questo va a beneficio di una sola delle due realtà, come appare allorquando si dimentica addirittura di dare il nome completo, universalmente riconosciuto, a quello che per tutti è lo Stretto di Messina. La questione, che per qualcuno potrà apparire di poco conto e di semplice forma, in realtà è, a mio avviso, sostanziale».

Continua il deputato: «In secundis, non è vero, come da qualcuno fortemente sostenuto, che stando così le cose si entrerà nel Sistema, finalmente, con pari dignità. Al contrario, come si legge nel capitolo relativo la governance, il “povero” porto di Messina, nonostante la sua storia ultracentenaria – continua -, cederebbe al più giovane porto d’Italia, quello di Gioia Tauro (benché con tanta riconosciuta importanza a livello europeo come “transhipment”), la “leadership” della gestione del sistema».

E aggiunge: «Altro che “modo paritetico e pari dignità”, come sostenuto dagli entusiasti della proposta: a Messina toccherebbe partecipare al “Comitato di Gestione” con un Direttore Portuale (non è dato sapere, ad ora, a chi spetterebbe nominarlo) ma senza diritto di voto, cui lasciare la parte gestionale decisa dal Presidente del Sistema e dal Comitato di Gestione».

«Tutto considerato e senza entrare troppo nelle specificità, francamente, non trovo ci sia da essere entusiasti, da messinesi depauperati persino dell’autorità decisionale sul nostro territorio di pertinenza. Circa la questione dell’assenza di concorrenza nel caso di un’eventuale accorpamento con Gioia Tauro sostenuta da Accorinti e la sua Giunta, osservando i dati e quali sono i porti che fanno capo all’attuale A.P. di Gioia (di cui non fa parte Reggio Calabria, come qualcuno vorrebbe invece far intendere: è tutto da vedere e da decidere), non mi pare che ci siano dubbi nell’ affermare che sia l’esatto contrario».

«Senza pensare – incalza il deputato -, poiché ci si è dimenticati di considerare Milazzo (già attualmente nell’Autorità Portuale di Messina come Sistema Portuale Messina e Milazzo), che aveva già acquisito e mostrato una pari dignità con il capoluogo. Insomma, Messina e Milazzo, porti entrambi, che, a prescindere da qualsiasi considerazione, fanno parte sempre di un’unica Regione, peraltro autonoma».

La soluzione, secondo Germanà, è una sola, «rimanere nella pertinenza della Regione di appartenenza (come hanno fatto gli altri porti siciliani, gestendo entro i confini la questione ), benché quest’ultima soluzione – chiarisce – abbia necessità di trovare ulteriori definizioni».
Ma, seccondo il deputato, «ci sono molti altri punti oscuri presenti nel paventato Piano Strategico Nazionale».

E i punti oscuri, per Germanà, sono evidenti: «Il piano precedente a quest’ultimo, quantomeno, seguiva una logica benché imposta dall’Unione Europea (i famosi corridoi e reti Ten-T, che seguono percorsi di studio e di valutazioni durati anni), adesso, invece, in soli due mesi, i tecnici chiamati dal Ministro a proporre il nuovo Piano Nazionale hanno stravolto completamente la precedente impostazione, gettando alle ortiche le intese faticosamente raggiunte con tutti gli altri attori del settore, frutto, comunque – conclude il deputato regionale -, di un ragionamento e di valutazioni ponderate, fatte dagli stessi».

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