“C’era una volta il Principe del Foro”. Oggi l’avvocato è il professionista più colpito dalla crisi. A Messina, su 2600 togati, 1560 non possono pagarsi la pensione

avvocatiUna professione allo stremo, quella di avvocato, che conta in tutta Italia ben 230 mila iscritti (una città di medio-grande proporzione), e che, secondo uno studio dell’avvocatura italiana, essendo la più colpita dal governo tecnico, ha il 60% di avvocati che non riescono a pagarsi la pensione. E se a livello nazionale la categoria piange, immaginiamo cosa accade a Messina, dove il detto più comune che la riguarda è: “C’è un avvocato ad ogni angolo di strada”.
Francesco Celona, presidente dell’Ordine degli avvocati cittadino, traccia un profilo che poco si attiene all’idea del professionista del Foro. Anche il togato messinese, infatti, mantenendo il trand nazionale, si attesta sulla stessa, alta, percentuale. Il 60% non gode del reddito necessario a far parte della cassa previdenziale: 10mila euro l’anno per accedervi. In sintesi, sei avvocati su dieci, a Messina, non guadagnano 1000 euro al mese per garantirsi la pensione. Numeri da brivido, per una professione da casta, quella che vantava, sino a qualche anno fa, i maggiori introiti. Il presidente Celona ce lo spiega in poche parole il tracollo dell’avvocatura messinese: ” E’ venuta a mancare, specie per il settore Civile – il più colpito, dice Celona – la maggior fonte di guadagno, l’apparato pubblico.Oggi molti enti sono stati soppressi, e con essi le imprese loro collegate, che davano lavoro a molti civilisti. Anche il settore amministrativo paga l’insorgere di parecchi balzelli per fare ricorso al Tar, che impediscono una fluida, e contenuta nei costi, attività. Basti pensare – continua l’avvocato Celona – che una iscrizione al ruolo costa all’amministrativista 4mila euro. Circa 1000 euro, invece, li sborsa il civilista per lo stesso provvedimento”. E’ il penale, per Celona, il settore meno colpito dalla crisi che investe gli avvocati. “Il cliente del penalista – dice- è quello che rischia la sanzione più rilevante, quale la perdita della libertà, pertanto è bendisposto nei confronti di chi lo sottrae al rischio”. Ma ammette, Celona, che la crisi tocca anche chi rischia il carcere, quindi è il cane che si morde la coda: se il cliente non ha soldi non ne ha neanche il difensore. Infine, una valutazione numerica, che prescinde dalle vessazioni di un governo non amico e dalla famigerata crisi: sono 2600 gli avvocati del distretto di Messina, che va da Spadafora a Taormina. Duemilaseicento togati sono troppi anche nella città che registra cause e processi ventennali.

 

Patrizia Vita

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