Fascisti e Antifascisti. Lo scontro è ancora attuale

Foto della manifestazione di Macerata dopo la sparatoria di Luca Traini

Foto di Miriam Cuccu, pubblicata su antimafiaduemila.com

Nel 2018 si può ancora parlare di scontro tra “fascisti e antifascisti”? Sull’argomento, del quale ultimamente si è tornati a parlare a causa di alcuni gravi episodi di cronaca avvenuti nel nostro paese, si esprime Antonio Ramires del Partito Democratico che ha redatto una nota sottoscritta da alcuni protagonisti della scena politica di Messina, appartenenti a schieramenti differenti.

Di seguito il testo integrale della nota inviata alla Redazione di Normanno:

«In questi giorni di campagna elettorale sembra evidente che il dibattito si sia pericolosamente spostato verso un tema del passato – lo scontro tra “fascisti” e “antifascisti” –  che sta accendendo e dividendo l’opinione pubblica, facendo emergere spesso anche il lato peggiore e più aggressivo delle persone, con l’effetto di cacciar fuori dal dibattito stesso quei temi che riguardano invece il presente ed il futuro prossimo dell’Italia. Temi e programmi che dovrebbero spiegarci cosa pensano e cosa vorrebbero fare partiti e candidati sulla Sanità, l’Europa, il Lavoro, lo Sviluppo Tecnologico e Industriale, la questione Energetica, l’economia di settori come Turismo, Cultura ed Agricoltura.

Sta accadendo che sulle barricate dello scontro tra “fascisti” e “antifascisti”, il Paese sembra volgere la testa all’indietro in un clima di divisioni che torna a dividere le piazze, assestando un nuovo duro colpo ai sogni ed alle speranze di chi vede nella Politica anche uno strumento per superare il passato e per rivolgere tutte le energie al futuro che ci aspetta.

Ritorna puntuale l’eterna lotta tra antifascisti e fascisti. Una lotta che a nostro modo di pensare vede in entrambi gli schieramenti delle contraddizioni inaccettabili, che praticano una ferita grave allo sviluppo del Paese e che ci fanno tornare indietro di tanti, troppi, anni.

I giovani avvertono, senza poterlo ovviamente rivivere, il clima degli anni ’60 e ’70 con i loro drammi cruenti e irriducibili in un contesto in cui la maggioranza dei cittadini si vedeva costretta a coesistere in uno Stato poco sicuro e diviso, senza identità né certezze. E d’altra pare, un dubbio ancor più assillante, dettato dalla disillusione e dalla sensazione di abbandono, in una società che fatica a trovare equilibrio e volontà di progresso. In questa precaria situazione, emerge in molti l’esigenza di rafforzare quell’idea di stato di diritto e di stato civile che fonda le sue radici su di una storia che non può essere contraddetta ed è quella che viene dall’esperienza della lotta di liberazione contro i fascisti della Repubblica Sociale e le truppe Naziste che occupavano il suolo italiano. Un’esigenza che si richiama sì alla Storia ma vuole anche realizzarsi in una nuova forma di “patto sociale” che sappia finalmente andare al di là delle barricate.

Dispiace constatare come alcuni mezzi di comunicazione ed i social network in particolare mostrino giorno dopo giorno l’ignoranza di molti italiani in materia di storia della Patria, ed una rabbia crescente che impedisce il sano e costruttivo confronto democratico; ci troviamo oggi, da spettatori preoccupati se non impauriti, a constatare aspetti e fenomeni assai negativi, e spesso violenti, della nostra società, frutto anche di una grave disattenzione verso la verità storica.

Ed ecco materializzarsi l’antico scontro, in cui il rancore dà spazio alla provocazione, in cui il pensiero e la sensibilità plurale diventano motivo di divisione e non di confronto. Nel frattempo si porta avanti una silenziosa ma cruciale campagna elettorale che sancirà il futuro prossimo del Paese, con alcuni leader politici ed alcuni partiti felici di poter strumentalizzare – in  assenza di idee e programmi – una questione che non può essere oggetto di appartenenze specifiche ma che dovrebbe invece riguardare il sentire nazionale del popolo italiano.

Cercando di riassumere il pensiero della maggioranza silenziosa, per i quali la Storia non è un’opera d’arte da reinterpretare a seconda del caso e sulla base di pericolosi e infondati revisionismi, vogliamo rivolgere un appello affinché le forze politiche progressiste e moderate, quelle che vedono nell’Europa il futuro dell’unione dei popoli e che si battono contro chi preferisce tornare indietro, si facciano promotrici di un percorso di sintesi volto all’Unità Nazionale basato in questo caso su di una lettura obiettiva della nostra storia di Italiani che vivono la Repubblica e la Libertà grazie al sacrificio ed al sangue dei nostri padri;  una Storia che va ricordata, onorata e non riesumata.

L’Antifascismo non è una posizione che si assume a giorni alterni; non è un’idea con cui si può essere d’accordo o meno; è il Valore fondante della nostra Repubblica Democratica e chi non l’accetta tradisce la Costituzione; l’Antifascismo non appartiene ad uno schieramento o ad una sensibilità politica né può trovare riferimento in schemi ideologici; esso appartiene alla storia italiana, non a quella di un partito, e rappresenta una fase cruciale che di fatto ha dato vita alla Repubblica ed alla nostra bellissima Costituzione.

Non ci faremo trascinare in questa inutile follia, che vede nuovi pericolosissimi fascismi contrapporsi ai soliti gruppi di provocatori che con prepotenza e violenza, da ambo le parti, tolgono la voce alle persone veramente democratiche, a chi vede nella protesta un motivo di proposta, a chi crede in uno sviluppo concreto e sa bene che per arrivarci bisogna spendere tempo ed energie nel lavoro e nell’impegno onesto e costante a favore della Cosa Pubblica.

Per questo motivo questo appello è firmato da giovani impegnati, da sinistra a destra, che auspicano un superamento dello scontro, non della Storia; che non credono nel concetto di razza ma in quello di popoli; che non hanno motivo di essere antifascisti con le bandiere e che preferiscono esserlo ogni giorno onorando la nostra carta costituzionale attraverso l’impegno profuso a tutti i livelli al servizio dei cittadini.

Crediamo che la Politica debba saper guardare oltre ed occuparsi del futuro come del presente interessandosi prima di tutto della vita dei cittadini per garantirne il benessere e le libertà che i sistemi come il Fascismo non riconoscevano e per questo sono e saranno sempre contrari ai principi fondamentali della Repubblica Italiana. Altresì troviamo anacronistico l’insorgere di certi estremismi di sinistra che basano la loro azione sull’odio e sulla violenza come dimostrato dai recenti fatti di Piacenza accompagnati da commenti che avremmo tutti preferito non leggere.

Ci facciamo portavoce di un sentimento che unisce la maggioranza che auspica il progresso, che riconosce il grande valore della lotta di liberazione quale elemento cardine della storia repubblicana, che non ammette la violenza e che vede nella Democrazia un focolare di diritti che va alimentato giornalmente».

 

Firmato.

Antonio Ramires

Nino Interdonato (Consigliere Comunale – Sicilia Futura)

Maria Fernanda Gervasi ( Consigliere IV Circ – Forza Italia)

Paolo Barbera (Consigliere V Circ.- Forza Italia)

Alessio Mancuso (Consigliere IV Circ.- Forza Italia)

Antonio Giannetto (Consigliere IV Circ – Forza Italia)

Andrea Aliotta (Consigliere III Circ.- LEU)

Guglielmo Sidoti (Resp. Organizzazione GD Sicilia)

Paolo Crocè (PD Messina)

I componenti dell’ Associazione Polis

Giuseppe Novena (Resp. Stand Up Europe – Messina)

 

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