Comune di Messina. I 123 incarichi dichiarati illegittimi dal Tribunale del Lavoro

Foto frontale del Palazzo di Giustizia, Tribunale di MessinaMessina. È di ieri la sentenza del Tribunale del Lavoro che, accogliendo un ricorso presentato dalla Uil-Fpl, ha sancito l’illegittimità delle delibere del Comune di Messina riguardanti le Posizioni organizzative (P.O.) e Alte professionalità (A.P.) del personale, che dovranno essere ritirate con effetto immediato.

Questo a poche ore dalla decisione del sindaco De Luca di revocare il provvedimento voluto dalla giunta Accorinti lo scorso febbraio che prevedeva, appunto, l’assegnazione di un centinaio di incarichi ai dipendenti di Palazzo Zanca. Già allora la delibera aveva fatto discutere, portando la Uil-Fpl a presentare un ricorso con cui se ne chiedeva l’annullamento. Ciò che veniva contestato, tra le altre cose, erano i costi, ritenuti eccessivi, e la mancata consultazione con i sindacati stessi.

«Nel dispositivo della sentenza – chiarisce Uil-Fpl – si legge testualmente che il Comune di Messina non ha tenuto corrette relazioni sindacali, nella fattispecie con la Uil-Fpl. A ciò si aggiunga che lo stesso Comune, benché vi sia l’obbligo per legge, non ha tenuto conto della preventiva informazione e consultazione delle Organizzazioni sindacali, in materia di valutazione delle Posizioni organizzative. Il sindacato è stato, quindi, completamente escluso dalle trattative per la definizione dei criteri per le relative selezioni».

Auspicando le dimissioni del Segretario Generale Antonio Le Donne, responsabile del provvedimento a oggi annullato, Pippo Calapai, Fabrizio Nicosia ed Emilio Di Stefano, rispettivamente segretario generale, responsabile provinciale e rappresentante aziendale di Uil-Fpl, hanno così commentato il pronunciamento del giudice del lavoro Laura Romeo: «Alla luce di questa importante sentenza, che rende giustizia ai lavoratori esclusi e fortifica la nostra azione sindacale all’interno di Palazzo Zanca, ci auguriamo che la nuova Amministrazione prenda atto del grande pasticcio compiuto dalla Giunta Accorinti e invii le carte alla Corte dei Conti».

Se, quindi, in un primo momento, la decisione dell’Amministrazione De Luca aveva generato un certo scompiglio tra le mura di Palazzo Zanca, sembrerebbe che questa sentenza ponga fine alla questione. A un primo messaggio del Sindaco, che su Facebook aveva invitato i dipendenti a “lavorare anziché bivaccare nei corridoi” e discutere della sua scelta in merito agli incarichi in questione, non è tardata la risposta della Cisl: «Non è istituzionalmente galante affermare che alcuni colleghi bivaccano per i corridoi di Palazzo Zanca o davanti una macchinetta del caffè – ha dichiarato il sindacato. Sarebbe opportuno prima conoscersi e riscontrare l’operato di ciascuno e poi, eventualmente, arrivare a queste estreme considerazioni. Ci auguriamo che il Sindaco non cada in facili luoghi comuni che vogliono i dipendenti del Comune di Messina nullafacenti».

Cosa accadrà adesso?

delibera De Luca Posizioni operative e alte professionalitàLetta la sentenza, in ogni caso, il Primo Cittadino ha provveduto tempestivamente a dichiarare che dalla sua Amministrazione non ci sarà nessuna opposizione. Anzi, la Giunta ha già pubblicato sul sito dell’Albo Pretorio la Presa d’atto del decreto del Giudice del Lavoro.

«La prossima settimana – ha annunciato De Luca tramite la sua pagina Facebook – nell’ambito delle procedure di modifica del regolamento di funzionamento degli uffici e dei servizi municipali, che prevede una consistente riduzione del numero dei dirigenti, si procederà all’individuazione del numero delle P.O. e delle A.P. che non saranno oltre 50, in luogo degli ex 130».

 

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1 Commento

  • Salva ha detto:

    Premetto che le P. O. e le. A. P. sono state normate da più di dieci anni e tutte le amministrazioni pubbliche le hanno adottate, tranne il comune di Messina in cui si è discusso per anni coi sindacati senza pervenire mai a una soluzione. In questo gioco tra le parti ci hanno rimesso solo i dipendenti meritevoli e qualificati. Si noti che ad esempio, un ingegnere con venti anni di servizio guadagna al comune meno di 1500 euro al mese (sic!). Con l’assegnazione delle p. O. e P. A. si raggiungono 2000 euro, che sono meno della metà di uno stipendio di dirigente. Inoltre, al contrario di ogni amministrazione sia pubblica che privata, il funzionario comunale è impossibilitato a fare carriera e non mancano i casi di quelli che sono entrati al comune come direttori di sezione e tali e quali sono stati pensionati dopo più di trenta anni. L’ultimo concorso per dirigente al comune, con cui sono entrati gli attuali, si é svolto nel 1997, col criterio dei soli titoli e senza applicazione della riserva per gli INTERNI. Di tutto quanto sopra denunciato, grandissima colpa è dei sindacati, che hanno preferito la difesa delle categorie dai grandi numeri (di tessere).

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