Piano di riequilibrio in trent’anni, Pcl: “Scelta sbagliata, paghi solo chi ha speculato”

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Per non mandare in fumo il piano di riequilibrio serve dilazionarlo in trent’anni. E’ questo in sintesi il credo dell’amministrazione comunale con in testa il sindaco Accorinti che due giorni fa si è rivolto ai deputati nazionali, chiamati a sponsorizzare direttamente a Roma la richiesta partita da Messina e discussa nei tavoli dell’Anci.

Sulla questione  interviene il Partito Comunista dei Lavoratori che si oppone al piano finanziario partorito da Palazzo Zanca. “L’approvazione prima del bilancio previsionale e dopo del piano di riequilibrio finanziario da parte della stragrande maggioranza del consiglio comunale, compresi tutti i consiglieri di Cambiamo Messina dal Basso, ha dimostrato l’inesistenza di una reale opposizione alla giunta Accorinti. Spalmare il piano di riequilibrio finanziario in trenta anni anziché in dieci, non risolve il problema. Il risultato finale è lo stesso: tagli ai servizi, alle spese sociali utili e agli investimenti. Maggiori tributi per i cittadini più poveri, ovvero continua una politica di lacrime e sangue, contro la quale il Pcl ribadisce la sua netta opposizione all’amministrazione Accorinti, che ha tradito (come avevamo già previsto) le aspettative di cambiamento che tanti lavoratori, precari, giovani, donne, disoccupati avevano coltivato verso questa giunta”.

“Pertanto – prosegue la nota firmata da Giacomo Di Leo –  sosteniamo come Pcl una forte opposizione ad una politica finanziaria comunale, ispirata ai principi dell’austerità e del patto di stabilità, che penalizza le fasce sociali più povere. Solo colpendo la rendita immobiliare, solo facendo pagare la crisi economica a chi ha speculato o ha truffato e continua a godere di privilegi economici in questa città, si può trovare una soluzione giusta, che soddisfi la maggioranza dei cittadini e della popolazione povera messinese. In caso contrario si continuerà a fare proclami e manifestazioni roboanti, che nascondono però la mancanza di vera volontà politica, per fare pagare la crisi economica e il dissesto delle casse comunali a chi l’ha provocata”.

 

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