Le regole del comizio perfetto, il prof. Pira: «Le amministrative a Messina? Un test importante»

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Prosegue il nostro viaggio verso le elezioni amministrative che si svolgeranno a Messina il prossimo 12 giugno 2022; un viaggio dentro il mondo della comunicazione politica ed elettorale. A guidarci, anche stavolta, il professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Messina, Francesco Pira che si occupa proprio di questi linguaggi.

Se nella prima puntata de “Le regole del comizio perfetto” abbiamo iniziato a sollevare i pedoni di questa scacchiera, con uno sguardo generale ai processi comunicativi utilizzati dai politici; occupandoci di consenso ed elettori, adesso è tempo di capire se tra l’Italia e gli altri Paesi europei ci sono delle differenze di “metodo”. Insieme a questo, inizieremo a osservare i cinque candidati a sindaco di Messina alle prossime amministrative; alcuni di loro, infatti, hanno iniziato la campagna pre-elettorale partendo dai quartieri.

Verso le amministrative Messina 2022

Chi vincerà tra Gino Sturniolo per “Messina In Comune”, Federico Basile per “Sicilia Vera”, Franco De Domenico del centrosinistra, Maurizio Croce del centrodestra e Salvatore Totaro di “Futuro, Trasparenza e Libertà” non possiamo ancora saperlo, quello che sappiamo è che per vincere è necessaria una comunicazione efficace. Niente può essere lasciato al caso: dal tono di voce, all’abbigliamento, ma quali sono gli aspetti che spesso non vengono presi in considerazione?

«L’aspetto più importante – dice il prof. Pira (in foto) – della comunicazione politica è sicuramente legata all’analisi del proprio candidato, degli altri presenti nella competizione e del contesto. Un’attenta analisi ci permette poi di fare una buona strategia e di declinare, durante tutta la campagna, gli strumenti giusti per raggiungere i target degli elettori, che sono diversi per segmenti. Comunicare il sistema valoriale da cui si parte è fondamentale per vincere in distintività rispetto agli altri. Negli ultimi anni le campagne elettorali sono state molto legate alla personalizzazione e alla spettacolarizzazione. C’è stato anche un uso perverso dei sondaggi, non per comprendere i temi cari agli elettori e costruire programmi adeguati, ma soprattutto per cogliere cosa non piace loro e ritagliare su questo tutta la campagna. Una sorta di caccia alla migliore antipolitica senza però indicare come combatterla e trovare una strada capace di dare soluzioni. La comunicazione, ribadisco, non è propaganda. La comunicazione politica deve avere valori, contenuti e strategie».

Di certo la politica locale ha altri temi da affrontare, ma dovendo dare una differenza tra Stati Uniti ed Europa, e più nello specifico, Italia, ci sono differenze tra il modo di comunicare dei politici? E in che modo? «Non credo che ci siano dei modelli facilmente replicabili in tutti i paesi, dove peraltro ci sono sistemi elettorali molto diversi. Ma la politica, come abbiamo visto anche nelle recenti elezioni presidenziali francesi, ha dovuto fare i conti con il populismo, il sovranismo, l’odio razziale, la disaffezione del cittadino verso il diritto-dovere del voto.

Questo intacca fortemente i processi democratici. E quindi chi costruisce le strategie elettorali deve fare i conti con la forte deideologizzazione del voto, ma anche con chi per protesta non va a votare. In questo negli Stati Uniti come in Italia il colore della pelle, le religioni, la migrazione, la paura del terrorismo e delle guerre, è evocato per guadagnare o far perdere voti. Negli Stati Uniti è molto presente il fenomeno dei deep fake: video con personaggi politici a cui viene sottratta l’immagine a cui vengono messe in bocca frasi e slogan che non pensano. Così come le fake news stanno inquinando, attraverso vere e proprie campagne social, il voto. In Italia i social network hanno un peso nel rapporto voto-non voto, ma è difficile che riescano a costruire posizioni di privilegio dei candidati. Servono più a demolire che costruire».

Messina al voto

Arriviamo a Messina, la campagna elettorale è entrata nel vivo e alcuni candidati hanno deciso di partire dai quartieri. Perché si fa molto spesso questo tipo di scelta? Esiste una sorta di manuale sulle zone da preferire ad altre nella comunicazione elettorale? «La politica negli ultimi anni ha perso la ragione dell’ascolto. Ha perso il contatto diretto tra candidato ed elettore. Credo tutto sia iniziato con l’esplosione del marketing politico. Ricordo anni fa che Bersani diventato segretario del Pd dichiarò che bisognava smetterla di usare i social, ma bisognava fare il porta a porta. Ma non ha avuto ragione, infatti poi ha lasciato la segreteria.

Credo che in ogni competizione elettorale comunale, in una grande e complessa città come Messina, sia giusto andare nei quartieri e mettersi all’ascolto delle cittadine-elettrici e dei cittadini-elettori. È una scelta intelligente che andrebbe fatta in un periodo che noi chiamiamo di pre-campagna. Ma difficilmente questo accade. Dico andrebbe fatta perché dopo un attento ascolto delle istanze dei cittadini puoi costruire un programma che dia risposte concrete. Ma per far questo occorre conoscere bene la macchina amministrativa. Diversamente si rischia di fare promesse vane. E oggi non è più come ieri: molte manifestazioni vengono fatte in diretta Facebook ed eventuali voli pindarici nei progetti poi possono essere un boomerang per chi li pronuncia. Ma l’ascolto è alla base della comunicazione. In una campagna elettorale per le comunali sentire il centro, come la periferia, le frazioni, rappresenta una scelta sensata».

Al momento i candidati, alle prossime amministrative di Messina 2022, stanno osservando le “mosse” degli altri; solo un piccolo dibattito sul Parco Aldo Moro. Prof., secondo lei, scatterà una miccia o sarà una campagna “moderata”? «È difficile dire se sarà una campagna piena di scintille o una campagna soft. Alcuni schieramenti sono partiti tardi. Ci può essere qualunque tipo di risvolto. Gli approcci comunicativi sono molto diversi e al momento nessuno è uscito allo scoperto fino in fondo. Le scelte comunicative saranno comunque diverse. Le strategie vengono modellate sui candidati sindaci e sugli schieramenti. Capiremo dopo la presentazione delle liste come si muoveranno. E se chi rappresenta i movimenti e i partiti di livello nazionale chiamerà in città i leader nazionali o se invece tutto si muoverà localmente.

C’è da dire che il voto a Messina sarà un test importante, anche sull’impatto comunicativo, per preparare le elezioni regionali e quelle nazionali. Dal punto di vista comunicativo sarà un laboratorio. Capiremo presto anche da come tutti i candidati si muoveranno con i media tradizionali e in rete, che campagna sarà. In ogni caso è interessante studiarla». Alle elezioni amministrative di Messina 2022 mancano solo 6 settimane, e tra assessori designati e liste, nessun candidato ancora ha presentato un programma elettorale.

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