Italia..meno 50. Ricordi

bambini anni 60…E c’era il cortile, grande, immenso, in genere con un’area centrale di raccolta: 4 panchine semicurve, che formavano un cerchio, ci accoglievano. Accoglievano noi. Noi, sudati per una corsa in bicicletta, sgolati dalle urla di “palla prigioniera”, con caviglie dolenti per un salto fatto male al “campanaro”. Noi che litigavamo per la biglia più bella.
Noi, che a casa non lasciavamo un pc e che in tasca, già a 8 anni, non avevamo un cellulare. Erano gli anni di 007 e non di Matrix; erano quelli di Mandrake e Superman e non di Zagor.
Erano gli anni 60.
Erano gli anni delle feste tra compagnetti di classe fatte in casa e non in pizzeria. E in quelle feste, dopo aver giocato a moscacieca, Monopoli, ed esserci sgranchiti con qualche stentato ballo ( veloce) al suono di un giradischi, la pausa merenda: salame di cioccolato, panini al burro piccoli e tondi con salame, o prosciutto, o Nutella. E la merenda, a casa, era pane con zucchero e olio, mentre il latte era nelle bottiglie di vetro, tappate con un dischetto di carta argentata.
Erano gli anni che a scuola andavi con la cartella che odorava di cuoio, e per andarci indossavi il grembiule. Nero. E a scuola trovavi “la” maestra, non un team intero.
Erano gli anni che se attraversavi la strada al 99% arrivavi sul marciapiedi opposto. Sano. Gli anni che se uno sconosciuto gentile ti dava la mano per attraversarla, quella strada, al 99% era soltanto uno sconosciuto gentile e non un pedofilo.
Erano gli anni che se vedevi due ragazzini parlottare in un angolo non si passavano la bustina di erba ma le figurine della Panini. Gli anni che se la tua famiglia litigava con i vicini, quelli, al massimo della vendetta, aumentavano il volume della tv. Non ti uccidevano papà e mamma.

Erano gli anni che a badarci era la nonna e non la filippina a ore. E la nonna, quand’era troppo vecchia, la tenevamo in casa, non al “Sorriso degli anziani”.
Erano gli anni che se facevamo casino in cortile non arrivavano i carabinieri, ma l’acqua di un secchio addosso.
Gli anni che se ti bocciavano a scuola andavi in castigo per un mese, non dallo psicologo, e, se tua madre ti sgridava, un’ora dopo non ti trovava impiccato.
Erano gli anni che aspettavamo la Fiera Campionaria di Messina per vedere un film a mezzogiorno. Gli anni che la Tv faceva anche scuola. E non di sesso. Gli anni che conoscevi Alberto Lupo, e non Lupo Alberto.
Erano gli anni che se ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, non c’era la denuncia. La colpa era nostra. E basta.

Non so perchè, ma erano gli anni più belli della mia vita!

 

Patrizia Vita

(117)

Categorie

Editoriale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *