Teatro V. E. In scena il “Rigoletto” ambientato nell’epoca dei totalitarismi

rigolettoTocca alla grande musica di Verdi e a una delle sue opere più popolari, “Rigoletto”, il compito di far dimenticare per una settimana — per quanto sia possibile — i problemi economici che stanno ostacolando l’attività dell’Ente Teatro di Messina. “Rigoletto”, primo appuntamento della stagione musicale 2013, sarà in scena al Vittorio Emanuele martedì 19, giovedì 21 e sabato 23 marzo. Nel cast, di primo piano, molti artisti noti al pubblico di Messina, quali il baritono Domenico Balzani (che ricordiamo al Vittorio Emanuele in “Barbiere di Siviglia”, “Don Giovanni” e “Gianni Schicchi”), il soprano Paola Cigna (sentita proprio in “Rigoletto), il tenore Valter Borin (protagonista di “Tosca”), il mezzosoprano Maria José Trullu e il basso Francesco Palmieri.

Questa la distribuzione completa di interpreti e rispettivi personaggi: Domenico Balzani (Rigoletto), Paola Cigna (Gilda), Valter Borin (Duca di Mantova), Maria José Trullu (Maddalena), Francesco Palmieri (Sparafucile), Giuseppe Lo Turco (conte di Ceprano), Alessandro Vargetto (Conte di Monterone), Daniele Muscolino (Marullo), Giuseppina Lorizio (Giovanna), Chiara Lucchesi (Contessa di Ceprano), Giuseppe Distefano (Matteo Borsa), Francesca Canale (Paggio), Demetrio Marino (Usciere). L’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele sarà diretta dal maestro giapponese Hirofumi Yoshida che nella scorsa stagione è stato sul podio in occasione dell’applaudito allestimento de “La Rondine” di Puccini. La regia è di Alessio Pizzech, le scene e i costumi di Guido Fiorato, il disegno luci di Bruno Ciulli, assistente alla regia e coreografo è Federico Vazzola, assistente scene e costumi è Francesca Marsella. Coro lirico “Francesco Cilea” diretto da Bruno Tirotta. Si tratta di un nuovo allestimento prodotto dal Teatro di Messina.

«Rileggere “Rigoletto” — dichiara Lorenzo Genitori, direttore artistico per la musica — è un’impresa ardua, che a ogni rappresentazione si fa ancora più difficile, perché si deve inventare qualcosa di ancora più nuovo. Con quest’allestimento il Teatro di Messina sta presentando una lettura veramente innovativa, trasportata nel tempo, sì, ma anche attenta a poco visitati risvolti psicologici dei personaggi, così da soddisfare i palati più raffinati, ma anche chi si accosta per la prima volta a questo grande titolo».

Il regista Pizzech, infatti, ha ambientato la vicenda negli anni Venti del ventesimo secolo perché — ha spiegato — è l’epoca in cui nascono tutti i totalitarismi: «La regia affonda visivamente in un contesto di potere e abuso di esso, un potere assoluto, totalitario e militare che siamo andati ad immergere in quel clima primo Novecento che segnerà i prodromi dei grandi conflitti del secolo scorso e della grande questione del rapporto tra artista e potere che dominerà la scena culturale di tutto il secolo. Ma quest’ultima è una querelle che già nell’ottocento si pone urgente e che Verdi, forse in modo non così consapevole, ma certo sintetizza in Rigoletto». E aggiunge: «Lo spazio scenico pensato con Guido Fiorato è circolare ma circolare nella sostanza degli eventi è la vicenda scenica che si dipana intorno al Personaggio/Rigoletto. Le conseguenze di tale immagine visiva si possono certo afferrare: dimensione chiusa del cerchio, dimensione della ripetizione e pertanto storia senza sviluppo in avanti e non ultimo l’inganno di pensare che il filo degli aventi e dell’agire all’interno di essa, porti ad un punto di arrivo che si scopre drammaticamente essere punto di partenza».

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