Novo e i suoi Palluni Ruccati: «Il dialetto messinese è la lingua delle viscere»

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Si chiama Alessandro Capurro, è di Messina e dal 2017 suona con il nome di Novo. A giugno è uscito “Palluni Ruccati”, il suo primo singolo in dialetto messinese – che ad oggi conta quasi 16 mila visualizzazioni su YouTube – e lo scorso 9 agosto ha aperto al Retronouveau il concerto del palermitano Alessio Bondì (che se non avete mai ascoltato ve lo consigliamo).

Novo, che di anni ne ha 33, mastica molto bene questa nostra lingua siciliana che da molti sembra essere stata dimenticata e noi lo abbiamo incontrato per farci raccontare da dove nasce questa passione per Messina e non solo. «Novo è una sorta di augurio che ho fatto a me stesso. Mi auguro di avere la capacità di rinnovarmi, di fare quando serve tutto ex novo. È un buon auspicio verso me stesso».

Novo – la musica a Messina cambia

Dopo alcune esperienze in gruppo, Alessandro decide di percorrere la strada del solista. «La scrittura e la musica sono i miei spazi liberi, in cui non voglio trovare compromessi. Il progetto Novo – racconta Alessandro – nasce con l’EP “Per non impressionarci più”, uscito nel 2017».

Ma da cosa nasce l’esigenza di scrivere? «Credo sia una sorta di compressione emotiva. Scrivere canzoni è il modo per sublimare le mie paure, le mia ansie. Mi dà modo di contingentare quello che mi fa paura e quello che mi diverte, se è il caso. Contingentare e capire, perché quando metto una cosa in una canzone è la, non sono più fantasmi e lupi. Focalizzo la realtà. È come gettare un peso.

Fare musica nasce dall’esigenza di dire. Se uno ha bisogno di dire e non dice, se questo flusso non fluisce ti avveleni. E io ho rischiato di morire avvelenato per non dire. E ora sto iniziando a dire. Per esprimermi – continua Novo – dovrei fare un disco ma per fare un disco devo trovare i soldi o trovare qualcuno che abbia fiducia in me, ma anche se lo trovi un po’ di soldi glieli devi dare. Palluni Ruccati è autofinanziata. Per diversi motivi non ho potuto lavorare più come rider e per registrarla ho dovuto vendere una chitarra acustica, però ne è valsa la pensa perché è uscito un bel brano».

I Palluni Ruccati di Novo

Alessandro vorrebbe fare il girovago musicista. «Farei base a Messina – ci racconta – ma non mi allontanerei troppo da questa città, anche se ogni tanto sento il bisogno di vederla da lontano, per capirla meglio». Ma Novo che musica ascolta? «Negli ultimi anni ho scoperto la canzone siciliana. Palluni Ruccati è influenzata dal lavoro di Kaballà (pseudonimo di Pippo Rinaldi) che ho avuto modo di conoscere all’Antillo Folk Fest e mi sono fatto ispirare dal suo modo di raccontare. Dentro Palluni Ruccati però – continua Novo – c’è anche De André e Alessio Bondì, che ha nobilitato il dialetto. L’intenzione di addolcire e rendere la parola ritenuta zalla mi piace molto».

Novo in Palluni Ruccati mette dentro degli elementi che richiamano immediatamente ai tratti tipici della nostra città. «Messina per me è l’amore incompiuto per eccellenza. C’è una sorta di irraggiungibilità che fa sì che diventi schiavo di questa terra. Secondo me parlo di Messina perché ho un rapporto irrisolto con lei. Come un innamorato che insegue la sua amata, che non riesce a prendere. La sogno in un modo e tutto quello che ho idealizzato non trova assolutamente compimento. Mi piacerebbe che Messina si riappropriasse di se stessa. È una città che non ha coscienza di quello che è, di quello che è stata e di quello che potrebbe fare. Si vive addosso, spegnendo la vitalità dei cittadini». Insomma, dovremmo riprenderci questo palluni ruccatu, per dirla alla Novo.

La Messina di Novo

Il video – girato tra maggio e giugno da Carlotta Ingemi – racconta Messina da nord a sud. «Abbiamo battuto tutta Messina. Fai conto – dice ancora Novo – che abbiamo percorso da Capo Scaletta al Ringo. C’è anche una ripresa a Mortelle. E tante cose che si vedono nel video sono proprio in mezzo alla città. Carlotta ha dato forma alle mie idee. I signori che giocano a carte al Vascone sono mio zio, mio padre e altri amici».

Di Alessandro la cosa che apprezziamo – da non esperti di dialetto messinese – è la sua capacità di utilizzarlo. «Il dialetto per me è la lingua delle viscere, della carne, l’italiano è la lingua della ragione. In città si parla pochissimo ma sta trovando strada nelle forme artistiche». E adesso cosa succederà nel prossimo futuro di Novo? «Un nuovo singolo che uscirà nei prossimi mesi».

Credits di Palluni Ruccati

Con la partecipazione di Mario Incudine, “La voce del pescatore”.

Arrangiamenti: Dario Lisitano

Chitarra: Novo

Chitarra: Fabrizio Marcellino

Percussioni: Santino Merrino

Mix e Mastering: JWOLF RECORDING STUDIO

Il video è stato diretto da Alessando Capurro e Carlotta Ingemi

Scenografia e montaggio: Carlotta Ingemi

Direzione della fotografia: Carlotta Ingemi e Giuseppe Spuria

Riprese: Alessandro Capurro, Carlotta Ingemi, Giuseppe Spuria, Marco Gismondo (drone)

 

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