Messina, l’Osservatorio Critico per imparare a essere spettatori: il progetto

Pubblicato il alle

3' min di lettura

«Mi opprime molto l’idea che l’arte possa essere somministrata in modo passivo», inizia così la chiacchierata con Auretta Sterrantino, che insieme a Elena Zeta (nel team anche Vincenzo Quadarella e Vincenza Di Vita), ci racconta dell’Osservatorio Critico, progetto che cammina in modo parallelo alle attività teatrali della QA-Quasi Anonima Produzioni di Messina. L’Osservatorio Critico è uno spazio dedicato ai più giovani per scrivere e parlare di teatro, e «imparare a essere spettatori».

«L’arte dovrebbe essere uno scambio, un confronto; uno spazio – ci dice Auretta – in cui uno propone qualcosa e un altro la riceve e ti restituisce il suo punto di vista; l‘Osservatorio Critico diventa quindi quell’agorà in cui cercare di coltivare questo scambio. Abbiamo pensato di rivolgerci ai più giovani, sia agli studenti dell’Università, sia delle scuole superiori. L’idea era quella di offrire l’arte degli altri, e farli appassionare non con l’idea che l’arte è bella solo se la fai, ma anche se la vivi da spettatore».

L’Osservatorio Critico

Il progetto dell’Osservatorio Critico di Messina nasce nel 2016 con l’intenzione di sperimentare. «Dal 2016 ad oggi, la forma dell’Osservatorio Critico è cambiata, – racconta Elena –, così com’è cambiata la nostra esperienza. Non facciamo un corso di teatro, ma un vero e proprio laboratorio di visione». Si sceglie uno spettacolo teatrale, un film o una mostra da vedere insieme, si discute di quello che si è visto sempre in modo collettivo e da qui inizia la teoria. «Partiamo dalla pratica – aggiunge Elena – per poi passare agli elementi teorici, cerchiamo sempre di accompagnare i ragazzi in questo percorso. Cerchiamo sempre di capire cosa vogliono dire e come vogliono dirlo».

Così Giulia, Maria Cristina, Francisca, Andrea, Sara, Giulia C. iniziano a praticare quel mestiere, che sembra dimenticato, della critica culturale. «I ragazzi – continua Auretta Sterrantino – lavorano su due piani: un livello soggettivo e un livello oggettivo, e poi vengono spinti a motivare quello che scrivono. Si spingono a dire cosa funziona e cosa non funziona, però teniamo fuori la parola giudizio».

«Non le chiamiamo critiche – aggiunge Elena –, ma osservazioni. Riportiamo in auge la figura degli spettatori. Se ci concentriamo tutti sullo sfornare attori, non c’è un pubblico. Cerchiamo di fargli capire che ogni modo di fare teatro è legittimo purché abbia dietro un ragionamento. I ragazzi sono portati a capire il ragionamento che c’è dietro uno spettacolo». Insomma l’Osservatorio Critico è per questi ragazzi un luogo di crescita e di confronto, «per loro – ci dice ancora Auretta – è un’isola felice, in cui non si sentono giudicati». A questo link per iscriversi all’Osservatorio Critico.

(158)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto.