La radio è magica: parola di Massimo Cirri. L’intervista in attesa del suo arrivo a Messina

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Per chi studia, ascolta, segue la radio, Massimo Cirri è un punto di riferimento e sapere che arriverà in città diventa occasione ghiotta per scambiare due chiacchiere. La voce storica di “Caterpillar“, in onda su Rai Radio 2, infatti, sarà a Messina, per “La magia della radio”. Sul palco della Chiesa di Santa Maria Alemanna anche Mirko Artuso e la Hanky Panky Band.

Lo spettacolo prende spunto dal libro di Cirri “Sette tesi sulla magia della radio” (Bompiani), pubblicato nel 2017. Come mai dopo tantissimi anni che fa questo mestiere, ha deciso solo 5 anni fa di scrivere un libro sulla radio? «Avevo il desiderio di sedimentare quello che avevo imparato in venticinque anni di radio. Un po’ di linee guida che ho sempre cercato di seguire. La radio nonostante abbia cambiato aspetto e forma, continua a essere ancora presente nelle nostre vite, e quindi mi era venuta voglia di provare a mettere in ordine sul suo fascino».

La magia della radio di Massimo Cirri

Nasce prima della tv, e si prende cura della famiglia: è la radio che entra nelle case degli italiani. Segue guerre mondiali, eventi speciali, cambiamenti socio-culturali. È simultanea, calda, grazie allo strumento di comunicazione per eccellenza: la voce. Massimo, lei parla di magia, ma secondo lei qual è il difetto della radio? «Di sicuro una tendenza di questi ultimi anni: mi sembra che le parole un po’ più lunghe se ne siano andate verso i podcast; in tante radio sono rimaste le parole brevi, corte, superficiali, della radio di flusso. Rimane secondo me ancora invariato il valore di fondo della radio: quello che tiene le persone in un circuito di comunicazione; è un grande smaltitore di solitudine. La radio rimane ancora un pezzo del Servizio Sanitario Nazionale».

Quindi è per questo che ha scelto la radio come uno dei suoi tre lavori? (Cirri fa lo psicologo e l’autore teatrale). «Mi è capitato, non l’avevo scelto. Una volta per caso, per accompagnare una collega del Servizio di Salute Mentale, a trovare un suo amico, Paolo Farnetti, che trasmetteva su Radio Popolare Newtork (una delle più importanti reti di radio di comunità in Italia, ndr.) che mi chiede di prestare la voce per leggere delle poesie demenziali, io lo facevo molto volentieri. Poi, sempre per caso, era diventato un lavoro quando ci ha chiamato la Rai».

Quello che racconta la radio

“Caterpillar” è uno dei programmi storici della radiofonia italiana; si parla di attualità e politica, con un taglio sempre ironico. Le è capitato di rimanere senza parole durante una diretta? «Era la seconda guerra dei Balcani, quando riuscimmo a intervistare il sindaco di una grande città serba, Niš, di cui nessuno di noi però aveva mai sentito parlare. Il sindaco ci racconta che la sua città aveva fatto grandi scioperi contro il regime serbo, contro Milošević e che loro avevano in mente una democrazia come gli Stati Uniti, come l’Italia e come la Gran Bretagna e ci chiedeva perché adesso venivano bombardati da questi Paesi, e già questo ci avevano lasciati stupiti. Poi ci racconta di un missile caduto su cui c’era scritto: da usare preferibilmente entro il 1992, e ci chiede perché usavamo missili scaduti. E lì siamo rimasti davvero senza parole».

Massimo Cirri a Messina

Massimo Cirri arriverà a Messina domenica 27 novembre, alle 18, per la rassegna EPIC, promossa da Mana Chuma Teatro. Sapeva già che il libro sarebbe diventato un testo teatrale? «No, assolutamente no. È stata un’idea di Mirko Artuso, che è un caro amico e un grande uomo di teatro, con il quale abbiamo fatto delle cose insieme, come comprare un cimitero usato al Mugello, perché lui dice che si può fare un teatro, per dire quanto siamo deliranti».

Il futuro della radio e i progetti di Cirri

In questi ultimi dieci anni la radio è cambiata tantissimo, facendo proprio (più di altri mezzi di comunicazione di massa) il concetto di crossmedialità (parola che indica l’utilizzo di diversi contenuti mediali: video, foto, audio, per esempio, in un unico mezzo). Secondo lei, in che modo ulteriore cambierà la radio? «È difficile da capire, ma sappiamo che la radio ha una grande capacità di resistere ai mutamenti, grazie alla dinamica umana che prevede la voce. Ci sarà sempre qualcuno in coda in macchina che ascolterà la radio». E i suoi progetti per il futuro? «Fare il conteggio per la pensione. Fra dieci giorni incontro Elisabetta Fasulo al patronato della CGIL». Tanto, ci viene da pensare, si rimane speaker radiofonici a vita.

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