La fotografa messinese Sara Cucè tra i 100 talenti europei del Fresh Eyes 2022

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In questa foto la vedete seria e composta, ma in realtà Sara Cucè è un’esplosione di gioia e sorrisi. Dall’ultima volta che abbiamo parlato su queste pagine sono passati circa due anni; Sara stava preparando la sua prima mostra a Messina, dedicata al concetto di casa, di identità e di appartenenza.

«Ho continuato a lavorare sulle stesse tematiche, – racconta Sara – racchiudendone le evoluzioni in un diario visuale a cui lavoro circa dal 2017, che ancora non considero completato. Il lavoro si intitola “Memory of the eyes” e l’idea di base scaturisce dai pensieri legati a quando mi sono trasferita in Regno Unito 10 anni fa ma non vuole essere un progetto esclusivamente su di me.

Sono convinta, infatti, che rifletta le sensazioni, le vicende di vita e i pensieri di moltissime persone (e generazioni) che per i motivi più disparati si sono ritrovate a migrare in altri territori e a crescere altrove e questo allontanarsi da un lato e avvicinarsi a qualcosa di estraneo dall’altro, spesso portano a una scissione (a volte anche conflittuale) di pensieri, di personalità, di memoria, di cultura e di identità».

Sara Cucè, a lei gli occhi

Non voglio vedere“, quindi si trasforma in una serie più complessa: “Memory of the eyes”. Magali Duzant, artista e scrittrice di stanza a New York dice: «Nelle sue surreali fotografie in bianco e nero, Sara Cucè esplora gli spazi intermedi della migrazione alla ricerca di una forma visiva che descriva come ci si sente a non essere né qui né là. Cucè usa abilmente le doppie esposizioni per trasmettere i modi in cui la migrazione può essere un campo minato, bilanciando l’attrazione della nostalgia con la promessa del nuovo».

Adesso gli scatti dicotomici della fotografa messinese verranno presentati in Provenza per “Les Recontres d’Arles“, festival dedicato alla fotografia fondato nel 1970, all’interno di “Casa & Putia” mostra organizzata da Palermofoto, che si terrà dal 4 al 10 luglio. «Insieme a me – dice ancora Sara – ci saranno altri 10 fotografi che presenteranno i loro progetti indipendenti, molto interessanti, ognuno con la propria storia e identità visiva. Questo rappresenta anche il primo progetto internazionale di ACSI Sicilia settore Fotografia, supportato dal Comitato ACSI regionale Sicilia e sotto la direzione artistica di Palermofoto, che ringrazio moltissimo per avermi scelta, soprattutto Dodo Veneziano».

Fresh Eyes 2022

Ma i traguardi per Sara non sono finiti, perché è stata nominata tra i 100 talenti in Europa 2022 da Fresh Eyes promosso da Gup Magazine. «Sono davvero felicissima! Questi sono dei traguardi importanti per me perché nel tempo mi aiutano a continuare a credere in me stessa e non solo dandomi la sicurezza necessaria ma anche delle piattaforme per esporre e lanciare i miei lavori.
Nel senso che anche senza raggiungere questi traguardi continuerei a lavorare sui miei progetti perché è quello che mi piace fare e quindi lo faccio naturalmente, ma sentire che il tuo progetto può avere un impatto, può non solo essere apprezzato ma anche dare voce ad altre persone o in modo indiretto rappresentare i pensieri, le vite, le storie, i conflitti, il mondo interiore di altre persone, questo gli dona una dimensione speciale e un posto importante nella mia vita.

È bello mostrare qualcosa che può arrivare al pubblico nei modi più disparati, magari dandogli uno spunto per nuove prospettive o un’ispirazione o una riflessione su se stessi e gli altri e così via. Quindi mi rende felice e orgogliosa e mi porta a pensare che vorrei dedicare più tempo e spazio alla fotografia, non solo incastrarla tra un lavoro e l’altro ma renderla un’impiego anche part-time, non destinarle solo il mio tempo libero tra la fine di una giornata lavorativa e l’inizio dell’altra.

Per quanto riguarda Fresh Eyes in particolare, –  racconta ancora Sara –  i miei lavori saranno inclusi in una pubblicazione che verrà lanciata a “Les Rencontres d’Arles” e, a settembre, a “Haute Photographie” di Amsterdam, un altro festival artistico internazionale. La pubblicazione è realizzata con il supporto di GUP magazine e sono felice di avere uno spazio nel libro riservato ai miei lavori, spero sia un buon modo per renderli fruibili ad un pubblico diverso e/o più ampio».

I prossimi progetti di Sara Cucè

Da Messina a Londra, Sara Cucè non smette di lavorare. Adesso sta concludendo un Master in studi curatoriali e co-curerà una mostra, in programma ad agosto, alla Whitechapel Gallery.

«Abbiamo selezionato lavori dalla stupenda collezione norvegese di Christen Sveeas, che includono fotografi incredibili come Sophie Calle, Wolfgang Tillmans, Zanehe Muholi e molti altri, giusto per nominare un paio dei miei preferiti. Riguardo i miei progetti fotografici, continuo a lavorare su “Memory of the eyes”, perché vorrei dargli una dimensione più “finale” e “fisica” se così posso definirla ed è un progetto molto ampio che un giorno spero di pubblicare sotto forma di libro con una casa editrice, ma questo è un sogno nel cassetto a lungo termine.

È un piacere continuare a lavorare sull’editing di questo progetto, includendo le critiche e i pareri di editori, critici, curatori e amici che incontro nel tempo. Sto viaggiando e scattando molto, di recente ho accumulato davvero un grosso archivio di pellicole che ancora non sono riuscita a digitalizzare quindi sicuramente nuove fotografie in arrivo, nuove idee per collaborazioni e progetti futuri, ma al momento ancora non so esattamente come si materializzeranno».

La fotografia di Sara Cucè

Sensibile, scrupolosa, assolutamente devota all’arte della fotografia; Sara è sempre il momento giusto per scattare? «Non sempre, almeno non credo. Io non porto la macchina fotografica sempre con me, ma alcune volte capita che ci siano delle cose che ti attirano, tipo momenti che arrivano come fulmini e magari si collegano ad una cosa che stai pensando o sono solo stranamente affascinanti e proprio in quell’esatto momento, devi necessariamente scattare. È come avere uno scatto di adrenalina forse. Spesso non scatto per mesi, e poi capita qualcosa che mi porta a scattare tantissimo in poco tempo.

A volte è significativo scattare, documentare, o fermare un attimo, registrare quel momento, quella luce, in quel giorno in quello specifico luogo. A volte non riesci a scattare nel tempo in cui avresti dovuto e quella stessa scena un secondo dopo non va più bene, quasi decidi che non debba più essere scattata (che poi scattando su pellicola credo che necessariamente si debba individuare e capire/percepire i momenti, fare una cernita a priori, ascoltare le proprie sensazioni) Altre volte è meglio vivere il momento forse».

Scatti intimi e malinconici, nonostante Sara abbia un animo solare e gioioso. «Penso che la fotografia mi doni lo spazio e il tempo di riflettere e di connettermi con me stessa distaccandomi dalla vita, da tutto quello che c’è intorno ed io ho molto bisogno di questo a volte. Nel momento in cui mi dedico alla fotografia posso fermarmi e respirare, prendermi il tempo necessario per riflettere e capire le sfumature di pensiero o delle riflessioni che a volte nella vita di tutti i giorni perdi senza neanche rendertene conto.

Penso anche che nel momento in cui ci guardiamo dentro, necessariamente ci ritroviamo a svolgere e riavvolgere i nodi, processare dei dubbi, delle incertezze, delle paure, e lo dobbiamo fare per capirci, per mettere le cose in prospettiva e raggiungere una nuova comprensione. E questo può risultare in un processo cupo, triste, doloroso, nostalgico, comunque necessario. Quindi come ogni cosa che mi rappresenti è all’estremo opposto, bianco o nero, positivo/negativo, nonostante mi piaccia vedere e valutare tutte le sfumature del caso, il mio percorso fotografico mi dona il tempo di guardarmi dentro e di tornare fuori leggera, speranzosa, positiva, serena. E mi piace mantenere questa positività, quando posso, nell’incontro con gli altri perché fa stare bene me e dona qualcosa anche agli altri penso».

Il tempo è finito, prima di andare però ci facciamo consigliare una mostra da non perdere in giro, magari per le ferie estive: al Centre Pompidou a Parigi c’è “Germany / 1920s / New Objectivity / August Sander“, fino al 5 settembre.

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