“Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci”. A Taormina, un buon inizio con l’opera

CAVALLERIA 1Due opere, un comune denominatore: passioni recise e vite di donne spezzate. Un’onta, il tradimento, che può essere lavata via solo con il sangue. A inaugurare la stagione lirica nel suggestivo scenario del Teatro Antico di Taormina, ieri sera, sono state Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, per la regia e scene di Enrico Castiglione e i costumi di Sonia Cammarata.

Buona la partecipazione di pubblico, una platea che nella città del Centauro non poteva che essere internazionale. Tra gli spettatori, anche numerose presenze di cittadini cinesi; quest’anno, infatti, una novità d’eccezione: per la prima volta in Italia, un’orchestra cinese, la Hangzhou Philarmonic Orchestra, diretta dal maestro Yang Yang, ha eseguito l’opera italiana. Il maestro Castiglione, che sta per assumere la direzione artistica della lirica nel teatro di Hangzhou, ha voluto fortemente questa partecipazione.

Sotto il cielo estivo della Perla dello Jonio, un bravissimo Castiglione ha messo in scena due opere caratterizzate da un pregnante “verismo”, giocando magistralmente con la scenografia e la tensione lirico-drammatica dei personaggi. E se il circo colorato che introduce Pagliacci crea un perfetto contrasto tra leggerezza della cornice e grevità della vicenda, Castiglione — in un azzardo ben riuscito — ha toccato in profondità le corde dell’animo umano allestendo la croce a gradini che taglia la scena in Cavalleria Rusticana.

Due scelte indovinate, il circo e la croce, simboli che rimandano allo spazio comune della vita “vera” e al suo trambusto di  passioni, confusioni, capriole, rovinose cadute, percorsi in salita, attimi fuggenti di gioia. Dietro la superficie allegra di una fiera di paese, nell’opera di Leoncavallo, si nasconde il tarlo della gelosia e della vendetta, dell’umana debolezza, che porta alla rinuncia dell’ “oggetto” amato pur di salvaguardar il proprio onore e orgoglio. La morte di Nedda per mano di Canio, nell’intreccio dinamico che Castiglione ha saputo confezionare ad arte, la rendono quanto mai attuale. Infatti, se il numero di omicidi in Italia ha subito una contrazione, una recente analisi statistica conferma invece l’aumento dei femminicidi. Un fenomeno allarmante, che oggi come ieri, non cessa di suscitar sgomento.

Quella che vediamo “in piazza” è una rappresentazione nella rappresentazione: su un doppio palco gli attori recitano una parte in cui finzione e vita si intrecciano a tal punto che la prima si plasma a immagine della seconda. E non è sufficiente che in Pagliacci il Prologo, personificato da Tonio, avvisi lo spettatore che si tratta solo di maschere e che «le lacrime che noi versiam son false», per cancellare quel quid che ci rimanda alla “vita vera”.

Suggestiva — dicevamo — anche quella croce che Castiglione ha allestito sul palco per rappresentare l’opera di Mascagni. Di forte presa, su un pubblico attento, la scena in cui un’umanità varia la percorre in processione e su di essa si ferma a intonare un canto nel giorno di Pasqua, mentre Santuzza e Lucia, madre di Turiddu, inginocchiate ai piedi, lungo uno dei bracci, partecipano alla loro personale Via Crucis. Il magnetismo delle voci che si avvicendano in scambi serrati e intrecci di timbri e versi cantati, completa il successo di un allestimento sicuramente ben riuscito. A impreziosire il tutto, gli splendidi abiti ideati da Sonia Cammarata che hanno voluto essere un tributo alla ceramiche di Caltagirone. I costumi, oltre a trasmettere un tocco aggiunto di sicilianità allo spettacolo, hanno contribuito a rendere l’estetica della scena ancor più raffinata e affascinante.

Molto apprezzate le interpretazioni del tenore Piero Giuliacci che si è cimentato egregiamente — accogliendo una vera e propria sfida — nei ruoli dei due diversi protagonisti di Cavalleria e Pagliacci — Turiddu e Canio —, accolti dal pubblico con grande favore. Particolarmente toccante e di grande impatto, il soprano Silvana Froli, nel ruolo di Santuzza, che con impeto vibrante ha trasformato la sua voce nel grido di dolore di una donna tradita: gelosa, medita vendetta e finisce in qualche modo sconfitta.

Enrico Castiglione — che ormai da sette anni firma con grande riscontro le stagioni liriche di Taormina — in una recente intervista ha dichiarato che quel «recitar cantando» tipico dell’opera fa di essa «lo spettacolo dal vivo più completo e universale», punto di incontro di spettatori esigenti, dai gusti tanto diversi. Buona riuscita di una prima serata che verrà replicata il 4 agosto. E, intanto, cresce l’attesa per l’appuntamento con Tosca.

 

Giusy Gerace

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