Radio Antidoto: l’intervista a Federico Bonelli

Federico Bonelli trasmette su radio antidotoAnche su Radio Antidoto la prima settimana di questa semi-libertà è trascorsa. Sì, parliamo di semi-libertà perché nonostante siano state allentate le restrizioni della fase 1, non ci sentiamo ancora del tutto liberi di poter ritrovare la nostra normalità.
A piccoli passi, Radio Antidoto è diventata un’abitudine – no, nel senso brutto e tedioso del termine – ma un luogo in cui ritrovarsi e affidarsi talvolta alle onde, talvolta alla musica e molto spesso alle parole.
Questa domenica decidiamo di non raccontarvi la settimana di Radio Antidoto – consigliamo di ascoltare il mix realizzato da Francesco Rigoni – ma di farvi conoscere Federico Bonelli, il fondatore – insieme a Mosé Previti – di Radio Antidoto.

Da Amsterdam a Messina – un viaggio iniziatico

Federico Bonelli, nato a Roma, vive ad Amsterdam dal 2002. «Il motivo per cui sono andato via dall’Italia l’ho scritto nel mio manifesto “Ma quale fuga dei cervelli. Questa è la rivoluzione del non esserci” con una gran rabbia anni fa. In sintesi dopo Genova 2001 avevo voglia d’altro e sono andato via. Non è stato facile, ma non tornerei più nella Capitale».
Federico Bonelli – o meglio Fredd o Sensei (come viene chiamato su Radio Antidoto) – è un matto, legato in modo viscerale alla Sicilia e a Messina. «La storia vera è che mio nonno materno, sicilianissimo, è nato a Messina e piccolissimo rimase sfollato dopo il terremoto. Poi visse a Roma, dove sono nato io. Mio nonno per varie ragioni non rimise più piede sull’Isola. Penso si tratti di storie di ordinaria mitologia isolana.
A sei anni scesi la prima volta in macchina da Roma per venire al mare in Sicilia a Scala di Patti, vicino Tindari. Dopo circa 11 ore di auto si arrivava a Villa San Giovanni e al blu del mare con il traghetto. Per me è e rimane un viaggio iniziatico potentissimo. Ancora mi commuovo quando penso al traghetto. Però Messina ho cominciato a conoscerla, davvero, solo nel 2016 grazie a Mose’ Previti e Giuseppe Morgana. E così ho scoperto la vostra subcultura, gli spazi vuoti stupefacenti, la storia bellissima e la ferita della modernità; le buddacissime temarreidi e i fiumi chiusi, il Pilone e Ganzirri. Si vede che ce l’ho nel sangue la Sicilia».

Da Trasformatorio a Radio Antidoto

Yara trasmette su Radio Antidoto

Yara trasmette da Il Cairo

Così, dal 2016 Fredd comincia a frequentare più spesso la città dello Stretto tanto da trovarsi a Messina poco prima della chiusura totale del Paese, causa coronavirus. «Ero a Messina a fine febbraio per organizzare Trasformatorio 2020, e mi ritrovo nel marasma dell’allarme, riesco a rientrare ad Amsterdam per un soffio e mi metto in auto clausura.

Il 10 marzo, dopo una settimana che ero chiuso a casa, ci sentiamo con Mose’ e lui mi propone di fare qualcosa, andiamo live, dice. E io ho pensato, bella idea. Tecnicamente avevamo già la radio, un server storico, ospitato ad Amsterdam, che usiamo per un sacco di progetti dai primi anni 2000 con Radio Cybernet e tantissime altre iniziative. Una storia ricca di progetti di radio-forme, anche a Trasformatorio 2018 avevamo provato a usare la radio streaming come sottofondo. Avevamo anche realizzato una app per sentirla e messo un trasmettitore FM a Giampilieri cosa da cui pensavo di ripartire quest’anno con il lab che doveva portarci di nuovo a Giampilieri con un’altra trentina di artisti da tutto il mondo». Quest’anno, però, la nuova edizione di Trasformatorio non si è potuta organizzare ma nonostante questo è nata Radio Antidoto.

La forma della Radio

Radio Antidoto è a forma di onda, perché appena inizi ad ascoltarla o a trasmettere, ti travolge. «Sono soddisfatto di questi due mesi di Radio Antidoto, soprattutto perché posso ascoltare di nuovo la radio, quando la fate voi, e sorprendermi a godere di musica che non conoscevo e di panorami splendidi di idee e sensibilità altrui che sono contento abbiamo adottato l’idea della radio e ci godano a farla con me.
A parte gli incontri, la cosa che mi piace di più di Radio Antidoto è la possibilità di portare persone e storie a fare radio. L’ascolto, la capacità di ascoltare persone anche per un’ora e mezza senza dire nulla. Una abilità che avevamo perso. E poi mi piace la sperimentazione costante, che fanno un po’ tutti. Il fatto che siamo aperti e auto organizzati. Insomma alla fine è un trasformatorio sui generis ma un trasformatorio a tutti gli effetti.
Su Radio Antidoto siamo pronti a imparare qualunque cosa. Si parte dall’arrivare. La prima cosa che abbiamo fatto tutti è trasmettere, anche con mezzi di fortuna, parlare agli altri per un’oretta. Poi da lì tutti sono migliorati, e adesso abbiamo una programmazione bellissima. Da subito Radio Antidoto è stata la mia radio perfetta. Se hai qualcosa da dire ti prendi uno slot e fai un’oretta di radio. Che ci vuole?»

Una Radio per trasformarsi

Vittorio trasmette da Messina

A leggerla così sembra davvero facile, ma dietro Trasformatorio così come Radio Antidoto esiste una metodologia d’azione. «Innanzitutto tutti sono partecipanti, chi vuole partecipare solo ascoltando va bene, ma in potenza tutti sono tenuti a essere parte. Costruiamo lo spettacolo, le storie, la narrazione dell’evento assieme, trasformando gli uni i materiali degli altri. Come si fa? Si parte dal risultato. Intanto trasmetti, poi ricominci il processo e lo raffini, poi quando sei a un punto che ti soddisfa rimetti tutto in gioco chiedendo aiuto al caos. E così via reiterando.» Una modalità d’azione che ha trovato il suo antidoto in radio.

«L’antidoto non è l’individuo. È il personaggio comune, fluido, che indossi e con cui fai un po’ di strada per poi andare da un’altra parte. Non è tempo di individui ma di amicizia, non di oppressione ma di dialogo, e non perché esistano individui che parlano dialogando ma perché tante persone possono portare avanti un meta dialogo mentre passano. Il vero antidoto si trova lasciando perdere i circuiti di oppressione e liberazione e cancellando la paura dell’oppressione».

La rivoluzione di Radio Antidoto

Veronica e Chiara da Bruxelles

Se vi capita di beccare Fredd in onda, alle 23 su Radio Antidoto, capiterà di ascoltarlo mentre parla di rivoluzione. In radio se ne parla spesso. «A me piace il termine rivoluzione. Viene dall’astronomia e parla di movimenti apparenti e movimenti supposti reali. Rispecchia l’essenza della politica rivoluzionaria, che è sempre dissimulazione e raggiro (detournement) perché il movimento è un concetto relativo (anche in fisica). Come tutte le parole che hanno una connotazione essenziale “rivoluzione” è una parola che mi piace stuzzicare, al limite usare. È pieno di borghesi piccoli piccoli che hanno paura della loro ombra, anche in arte.

Io vorrei tornassimo tutti a fare arte veramente pericolosa fregandocene dei due spicci che la società fa finta di darci (e in realtà lasciandoli tutti nell’istituzione che gestisce “il mattone” dell’arte). Se l’arte è onesta e libera, in un periodo come il nostro deve esplorare tutte le alternative possibili e impossibili al suicidio. Una autosoppressione dovuta all’ignavia ma anche alla tendenza alla morte dell’occidente per sussunzione dei valori  capitalisti. Esplorando il reale con le categorie della sensibilità e dell’arte, non si può che essere sovversivi. È richiesto dalle masse. L’artista dovrebbe ottenere uno status perché è pericoloso. Lo è per ogni status quo.  Questa “essenza” dell’artista è pericolosa ma non dannosa. Genera benessere, armonia sociale, rigenerazione. Quando dico “voglio un artista pericoloso” lascio implicita la risposta  “per chi”.»

E il futuro di Radio Antidoto? «Radio Antidoto è di chi la fa. Sperimentiamo, troviamolo assieme, inventiamolo noi il futuro. Io voglio sentirla in FM, facilitare il più possibile l’intervento di sempre nuovi programmi nel palinsesto, far sì che continui ad auto-organizzarsi ed espandersi e farsi copiare, affinché l’antidoto faccia effetto

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