Ponte sullo Stretto di Messina, Falcone: «Basta teatrino, se Roma non lo vuole lo dica»

marco falcone e giuseppe provenzano, dibattito sul ponte sullo stretto di messina e recovery fundNon sono andate già all’assessore regionale siciliano a Infrastrutture e Mobilità Marco Falcone le parole del Ministro Giuseppe Provenzano secondo il quale «i tempi del Ponte sullo Stretto di Messina sono incompatibili con quelli del Recovery Fund». L’unica “incompatibilità”, risponde l’esponente del Governo Musumeci, è quella tra la visione di Roma e l’obiettivo dello sviluppo della Sicilia».

Continua così, da mesi ormai – per non dire decenni e limitarci solo al dibattito recente –, lo scontro sui collegamenti tra Sicilia e Calabria. Ultimo tassello dell’infinita diatriba è la dichiarazione del Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano che, alla trasmissione “Agorà” su Rai3, ha sottolineato come non sarebbe possibile finanziare la costruzione della struttura con le risorse del Recovery Fund per una questione di tempi.

Immediata la replica dell’assessore regionale a Infrastrutture e Mobilità, Marco Falcone, che ha così commentato: «Apprendiamo dell’ultimo diniego del Governo Conte, stavolta giunto per bocca del ministro Provenzano, al progetto del Ponte sullo Stretto e all’eventuale utilizzo del Recovery fund per realizzare l’opera. Con amarezza dobbiamo rispondere che, purtroppo, l’unica “incompatibilità” che vediamo è quella fra la visione di Roma, sostenuta paradossalmente da ministri ed esponenti siciliani che ci governano, e l’orizzonte, l’obiettivo, dello sviluppo della Sicilia».

«Assistiamo da mesi a un balletto mediatico – prosegue l’esponente del Governo Musumeci – condito di retromarce, annunci roboanti e fantasie come il tunnel dello Stretto, quando invece la doverosa responsabilità di governo imporrebbe soltanto chiarezza nei confronti dei siciliani: il Governo Conte non vuole il Ponte, non vuole recepire le aspettative di crescita dell’intero Mezzogiorno».

«Basterebbe ammetterlo – conclude – per chiudere questo teatrino e rinviare tutto al 2023. Quando, cioè, il centrodestra finalmente al governo del Paese potrà dedicarsi, senza il freno delle tare ideologiche, alla svolta epocale del Ponte».

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