Ritardi per gli esiti dei tamponi e il ritiro dei rifiuti di chi è positivo al Covid: la denuncia

Giandomenico La Fauci, consigliere comunale di Ora MessinaIn epoca Covid-19, anche le banali abitudini possono diventare un problema complesso. Soprattutto se si è positivi al coronavirus; dall’acquisto della spesa al portare fuori la spazzatura. Queste le questioni sollevate dal consigliere comunale di Ora Messina Giandomenico La Fauci: «Ancora una volta – scrive in una nota ufficiale – dopo aver ricevuto decine di segnalazioni, decido di farmi portavoce dei problemi della cittadinanza».

Le questioni complicate riguarderebbero – secondo La Fauci – la quotidianità dei malati Covid-19, «dal semplice ritiro dei rifiuti, alla spesa, fino ai delicati passaggi comunicativi per gli esiti dei tamponi. Ricevo, e provo a fare la mia parte – continua il consigliere – decine di telefonate giornaliere di cittadini che faticano a risolvere le faccende più banali».

Chi butta la spazzatura se sono positivo al coronavirus?

Uno dei problemi sollevati da Giandomenico La Fauci riguarda i rifiuti. Chi si trova da solo a casa ed è positivo al Covid-19, per esempio, come fa a gestire la spazzatura domestica?  «Sul tema rifiuti –scrive il consigliere – ho chiesto direttamente all’Asp e alla Messina Servizi Bene Comune quale sia l’iter per il ritiro dei rifiuti delle famiglie poste in isolamento.

Ho appurato che il ritiro spetta all’Asp che – da quanto ho appreso – ha appaltato alla Medieco Servizi srl il servizio. La società, però, riesce a coprire solo 700 utenze per Messina e parte della sua provincia. Purtroppo, i casi sono in aumento, soprattutto quelli di isolamento dovuto a contatti con positivi. Per questo, allora, i numeri coperti non bastano più e tanti cittadini non riescono a smaltire i propri rifiuti. Mi sono messo in contatto sia con l’Asp che con la Messina Servizi, per capire chi dovrebbe implementare il servizio e secondo quali passaggi.

Da entrambe le parti, però, ho ricevuto risposte non soddisfacenti e che non chiariscono. Chiedo, allora, che le due parti – magari sotto il controllo diretto dell’assessorato alla Sanità – comunichino tra loro e trovino le risorse per aiutare i cittadini».

Anche la spesa può diventare un problema durante la pandemia?

Altra questione da risolvere, secondo La Fauci, è la spesa. «Vero che in città esistono supermercati che effettuano la consegna a domicilio, vero anche che non tutti i cittadini hanno la possibilità, i mezzi o le capacità di usufruirne. Per questo, allora, in tanti chiedono di poter essere aiutati direttamente dall’istituzione.

Non tutti, infatti, hanno parenti o amici che possono effettuare per loro la spesa. Non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno, soprattutto per cose semplici come queste. Al sindaco, all’amministrazione tutta, allora, mi sento in dovere di chiedere questo tipo di attenzione invece delle classiche piazzate social per attirare i media. Fatti concreti, grazie».

Una questione cruciale: gli esiti dei tamponi

In ultimo, ma non per importanza, ci sarebbe la questione legata agli esiti dei tamponi. «Sono consapevole – scrive Giandomenico La Fauci – dell’immenso carico di lavoro a cui è costretto la sanità. Il mio appoggio e solidarietà non manca, infatti nessuno si può permettere di contestare o criticare l’operato. Ancora una volta, però, mi faccio portavoce delle segnalazioni dei cittadini.

Tanti, infatti, dopo aver effettuato il tampone – quello per capire se la positività si sia trasformata in negatività – attendono per tanti giorni l’esito dello stesso. Chiaramente, questa attesa complica il rientro a lavoro – non tutti possono virare sullo smart working -, rischiando conseguenze indesiderate anche dal punto di vista economico. Sono tanti, infatti, i lavoratori non dipendenti o che guadagnano a cottimo o a giornata.

Ripeto che non possiamo muovere critiche nei confronti dell’Asp e del sistema sanitario congestionato, dobbiamo però anche metterci nei panni di questi cittadini – comunque in attesa di sapere se guariti o meno – che fremono non solo per la propria salute ma, troppo spesso, nella paura di non riuscire a sopravvivere dal punto di vista economico dopo aver superato la malattia».

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